Consulta, due no al Porcellum

Pubblicato il 5 Dicembre 2013 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Corriere della Sera: “La scure della Consulta sul Porcellum”, “I giudici costituzionali cancellano premio di maggioranza e liste bloccate”.

A centro pagina: “Il Tar ha riaperto il caso di Stamina. Sospeso il blocco della terapia”.

La Stampa: “Consulta, due no al Porcellum”, “’Sono incostituzionali il premio di maggioranza e liste bloccate”.

A centro pagina, con foto: “Al Brennero la rivolta del made in Italy”, “Bloccati i tir con prodotti agricoli senza etichetta. ‘Di bassa qualità e li fanno passare come italiani’”.

La Repubblica: “Via il Porcellum, era una legge truffa”, “La Consulta cancella il premio di maggioranza. Renzi: ma così si torna indietro”.

A centro pagina, le parole del ministro dell’Economia, in viaggio negli Usa: “Saccomanni: Wall Street aiuterà le nostre banche”.

Avvenire: “Porcellum bocciato. Riforma obbligata”, “No al ‘premio’ e all’assenza delle preferenze”.

La foto in prima è per la manifestazione al Brennero: “Coltivatori in trincea per il Made in Italy”.

Il Fatto: “E’ tutto incostituzionale”, “Porcellum, Parlamento, Colle, governo”.

A centro pagina: “Coldiretti blocca il Brennero con la ministra sulle barricate”, “Confindustria furibonda: la titolare dell’Agricoltura sta con chi ferma i tir”.

Il Giornale: “Decade il Parlamento. Sentenza choc: la legge elettorale è incostituzionale, deputati e senatori illegittimi. Napolitano e governo sono abusivo. Sinistra e Alfano nel panico: saltano tutti i piani. Forza Italia congela i senatori a vita: non meritano quel posto”.

L’Unità: “Il Porcellum è fuorilegge. La Consulta: incostituzionali premio di maggioranza e liste bloccate. Il rischio di un voto con il proporzionale: l’intesa con la riforma è ancora lontana. Berlusconi: è un’altra sentenza contro di me”.

Il Sole 24 Ore. Più tagli al cuneo, primo passo. Saccomanni: presto per decidere. Letta a Van Rompuy: conti a posto. Via libera alla risoluzione che vincola dal 2014 i risparmi della spending alla riduzione di Irap e Irpef (ma solo gli aggiuntivi)”. Di spalla: “Bocciato il Porcellum. Parola alle Camere. Torna il proporzionale per una preferenza ma solo dopo la pubblicazione della sentenza”. “La Consulta accoglie i ricorsi su premio senza soglia e lista bloccata”.

Legge elettorale

La decisione della Corte Costituzionale viene commentata da tutti i quotidiani. Sul Corriere della Sera Michele Ainis scrive che “una sentenza costituzionale non è la via maestra” perché “non è mestiere della Consulta scrivere le leggi elettorali. Ma fra il nulla e la sentenza, meglio la sentenza”. In attesa del deposito della sentenza stessa, corredato dalle motivazioni, Ainis ritiene sia possibile trarre alcune conclusioni: la prima è che non torna in vigore il Mattarellum, perché la Consulta non ha cassato l’intera legge elettorale e quindi manca il presupposto per riesumare la normativa pre-esistente. La seconda è che si elimina il premio sia alla Camera che al Senato: “Ne scaturisce dunque un proporzionale puro”, “con meno del 2 per cento ogni partito otterrà il suo posto in Paradiso”. “Non è esattamente l’ideale per governare questa Italia sgovernata, però i partiti hanno tutto il tempo per correggere”. “Dovranno anzi farlo, perché la Consulta ha eliminato anche le liste bloccate, nella parte in cui impediscono al popolo votante di esprimere una preferenza sul popolo votato”.

Su La Repubblica, Piero Ignazi firma una analisi dal titolo “Uno schiaffo agli stregoni”, e saluta il fatto che vada al macero il sistema elettorale con cui siamo stati condotti alle urne per ben tre elezioni, dal 2006 ad oggi: “Un sistema che era stato studiato per evitare che il vincitore annunciato alle elezioni del 2006, il centrosinistra guidato da Romano Prodi, potesse insediarsi a Palazzo Chigi forte di una maggioranza omogenea tra Camera e Senato. Inventando un premio di maggioranza che distorce in maniera clamorosa il principio di rappresentanza, differenziando la sua applicazione tra Camera e Senato e adottando le liste bloccate, gli apprendisti stregoni del centrodestra hanno portato al voto gli italiani in condizioni di ‘minorità democratica’”. Il compito di elaborare spetterà al Parlamento, ma la sentenza delegittima gli esponenti del centrodestra di allora, da Bossi a Casini, da Berlusconi allo stesso Alfano: “Il Pd diventa il master del gioco”, gli elettori hanno diritto di poter decidere tra alternative chiare e ben visibili e devono vedere in faccia il loro eletto. Al Pd non rimane che tornare alla sua azione originaria, sacrificata sull’altare della responsabilità e della concertazione: il doppio turno. Quello adottato in Francia ha consentito nel tempo la riduzione della frammentazione, la formazione di coalizioni alternative e la governabilità.

Su Il Giornale Alessandro Sallusti scrive che, a seguito della “beffa” della Corte Costituzionale e della sua “sentenza choc”, “tecnicamente, e soprattutto politicamente, quello attuale è un Parlamento illegale. E se vogliamo estendere il principio, sono da considerare nulli anche i suoi atti, a partire dall’elezione del Capo dello Stato. Napolitano, insomma, è un abusivo, abusivi sono i senatori a vita da lui nominati, abusiva è la defenestrazione di Berlusconi da senatore. Ma soprattutto è abusiva l’egemonia numerica del Pd, figlia del premio di maggioranza (148 deputati) dichiarato ieri incostituzionale. Di conseguenza, è illegittimo il governo Letta”.

Secondo Sallusti buonsenso vorrebbe che si dimettessero tutti, da Napolitano in giù, e si tornasse subito a votare con la stessa legge senza le parti emendate, ovvero premio di maggioranza e liste bloccate.

Sullo stesso quotidiano una intervista al leghista Calderoli, “padre” del Porcellum poi ribattezzato porcata. “Ora sono illegittime anche le Regioni”, dice, e ammonisce: “Non si illudano: pure il Mattarellum è fuori legge”.

Secondo il quotidiano, peraltro, la Consulta ha rovinato i piani di Renzi: la sentenza anti-Porcellum blocca la scalata del sindaco favorendo Letta. I lettiani, secondo questa analisi di Laura Cesaretti, non nascondono ottimismo perchè, come sottolinea più d’uno, senza legge elettorale non si può andare a votare e quindi la finestra per il voto anticipato in primavera si chiude e Letta resta tranquillo a Palazzo Chigi.

Renzi viene intervistato da Il Mattino e dice. “Dal punto di vista giuridico e tecnico la trovo sorprendente”. “La Corte dice che il Parlamento puo’ approvare una nuova legge elettorale? Beh, grazie di cuore per la cortese concessione. Meno male che ce l’hanno detto i giudici. O hanno il senso dell’umorismo, o non so cosa pensare”.

La Repubblica intervista l’avvocato Aldo Bozzi, nipote dell’omonimo leader liberale, che è riuscito ad ottenere questa vittoria alla Consulta: “Seppellire la porcata mi è costato 10 mila euro”. Anche Il Fatto lo intervista: “Ero sicuro di avere ragione, la Costituzione parla chiaro”. Sullo stesso quotidiano una intervista a Roberto Calderoli: “Io da anni propongo di correggere il Porcellum e nessuno ha mai voluto seguirmi”. E’ evidente, per Calderoli, che non vogliono cambiare la legge, “ci teniamo Letta a vita”, perché non essendoci una legge elettorale l’esecutivo è destinato a durare per sempre.

Su La Stampa: “Il governo è ora più stabile. Letta pronto a fare un passo”, “mercoledì proporrà riforma del Senato, del numero dei parlamentari e legge elettorale”; nel corso del suo discorso sulla fiducia alla Camera. E più avanti, un retroscena: “L’irritazione di Renzi, ‘politica commissariata’”, “il sindaco: la riforma andava fatta, ma ora c’è una spada di Damocle”.

Su La Repubblica: “Renzi: così ci riportano indietro, discutibile la scelta della Consulta”. “Forza Italia e M5S: tutti delegittimati, al voto”. Poi sulla reazione di Berlusconi, si riferiscono queste sue parole: “Con il Mattarellum è possibile correre da soli”. Se invece, dice il quotidiano, si dovesse votare con qualcosa di simile al Porcellum il Cav sarebbe pronto a primarie di coalizione, siglando una intesa con Alfano.

Nella pagina di fianco, intervista al ministro delle riforme Quagliariello, esponente del Nuovo Centrodestra: “E ora subito la nuova legge o larghe intese per sempre”. Spiega Quagliariello: “Ci rendiamo conto che la sentenza ci lascia nelle mani del proporzionale puro? Ai falchi di tutti i partiti faccio notare che, se si tornasse domani a votare, ora ci sarebbe la certezza matematica di un altro governo di larghe intese”.

I nostri conti

La Repubblica intervista il ministro dell’Economia Saccomanni, in questi giorni negli Stati Uniti. “Saccomanni mette in vetrina l’Italia. ‘Wall Street pronta a investire e ad alleggerire le nostre banche’”. “Il Ministro: il debito sale per le misure vistate dalla Ue”.

Il quotidiano spiega che Saccomanni ha spiegato ai suoi interlocutori le prossime privatizzazioni italiane. Sulla vendita degli immobili di Stato e sulle banche italiane qual è il ruolo di Wall Street che lei ha in mente? “Possono aiutarci a sbloccare le cose in Italia”. Cosa le hanno detto i suoi interlocutori sulle banche italiane? “Ho percepito una disponibilità ad investire dagli Usa, a gestire anche crediti in sofferenza”, “attirare fondi privati ci consentirebbe di alleggerire i bilanci delle nostre banche da queste sofferenze”. Dice ancora Saccomanni: “sono grato agli amici di Citgroup (la banca che fu presieduta da Robert Rubin, ex consigliere al tesoro di Clinton, ndr) per aver organizzato incontri con uomini molto rappresentativi. Ieri ho anche incontrato gli uomini di Soros, dopo aver incontrato lui in Italia”. Agli americani cosa ha spiegato sulle recenti polemiche relative al nostro debito pubblico? “Che l’aumento nel rapporto debito-pil deriva dalla accelerazione dei pagamenti dovuti dalla PA alle imprese, fatta con il consenso di Bruxelles; e dal nostro contributo per aiuti ad altri Paesi dell’eurozona.

Anche sul Corriere, attenzione per la visita di Saccomanni negli Usa. Sulle polemiche dei giorni scorsi con l’Ue dice: “L’idea che nelle oscure stanze di Bruxelles si stia tramando per chiedere all’Italia altro, oltre alle indicazioni date dall’Eurogruppo il 22 novembre, è sbagliata. Non c’è nessuna richiesta di manovre aggiuntive: è la tipica cosa italo-italiana nata da interviste date a Bruxelles nelle quali il commissario Olli Rehn, mi assicura, si è limitato a ripetere le cose già dete settimane fa”. Saccomanni riferisce poi che da parte americana ha sentito “soprattutto timori per i rischi di deflazione, negli Usa come da noi. Ho risposto che è presto per dire se c’è un simile rischio nella Ue: mi pare che disponiamo degli strumenti per evitare che una simile tendenza prenda corpo, in particolare con politiche monetarie e anche fiscali che stanno diventando sempre meno restrittive. L’aggiustamento è in corso, non credo si materializzerà una situazione come quella vissuta in Giappone”.

Su Il Foglio un commento nella pagina degli editoriali è dedicata al ministro Saccomanni: “La gaffe del ministro tecnico. A Saccomanni non si chiede di saper fare politica, ergo non la faccia”. Ci si riferisce alla frase del ministro sulla uscita di scena di Berlusconi.

L’Avvenire e L’Unità intervistano il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli: l’Avvenire ne riassume il pensiero così: “Sprechi e tasse vanno tagliati insieme”, “a febbraio le prime proposte”, “è possibile che emergano esuberi nella PA”. “Portare il cuneo fiscale alla media europea”. Da L’Unità, che sottolinea che oggi Cottarelli sarà a Bruxelles: “Ora spiego alla Ue i tagli alla spesa. Misure in aprile”, “le risorse recuperate serviranno a ridurre le tasse sul lavoro”.

Internazionale

La Stampa racconta che Obama ha deciso di intervenire nella disputa sugli stipendi che attraversa la Nazione. Lo ha fatto, ospite del Center for american progress di impronta clintoniana, con queste parole: “L’American dream è in pericolo e per salvarlo bisogna combattere le diseguaglianze esistenti incominciando dall’aumento del salario minimo”. Il quotidiano ricorda che il tema è rovente perché nel Thanksgiving day migliaia di dipendenti della maggior catena di supermercati. Wal-Mart, hanno scioperato chiedendo di portare la remunerazione dagli attuali 7,25 dollari ad almeno 14. Oggi un’altra ondata di scioperi è in programma tra i dipendenti delle catene dei più popolari fast food, da McDonalds a Wendy’s. Ha detto ancora Obama: “Non è una questione ideologica, si tratta solo di applicare il principio di Adam Smith, il padre della economia di mercato, sulla necessità di far condividere ai lavoratori i prodotti del loro lavoro”.

Su La Repubblica Alberto Stabile scrive che il Libano ha compiuto ieri un altro passo verso il baratro: nel cuore della notte, in uno dei quartieri a sud di Beirut, abitato da sciiti e cristiani, è stato ucciso uno dei comandanti militari di Hezbollah. Si tratta di Hassan Hulo Al Laqiss, un dirigente considerato molto vicino al leader di Hezbollah Nasrallah. E si sottolinea come la violenza in Siria abbia contagiato il Libano, da mesi oggetto di attacchi e violenze per via del sostegno di Hezbollah al regime di Assad.

Il Corriere della Sera ha un ‘colloquio’ con la regina Noor di Giordania, vedova di Re Hussein, nata a Washington e convertitasi all’Islam prima delle nozze: fa appello all’Europa perché accolga i profughi siriani. I Paesi confinanti con la Siria, ricorda il quotidiano, sostengono gran parte del peso della crisi umanitaria: il Libano ospita 1 milione di rifugiati, la Turchia 700mila, la Giordania 600mila. E un recente sondaggio mostra che il 60-70 % dei giordani è contrario alla presenza di profughi: “siamo un Paese umanitario e compassionevole-dice la regina- ma siamo stati spinti all’estremo. E proprio per questo chiedo all’Europa non solo di aumentare gli aiuti umanitari ma anche gli aiuti per lo sviluppo, per sostenere i Paesi che hanno accolto i profughi per così lungo tempo e che continuano a vederli arrivare”. Il colloquio si è tenuto a margine della conferenza londinese “Trust women”: in Medio Oriente, dice, “le donne hanno visto progressi nell’istruzione e nei servizi sociali, ma non a sufficienza in campo economico e politico. Ovviamente le situazioni di conflitto le portano a far passi indietro”. Ma la colpa “non è dell’Islam: l’Islam ha liberato le donne dalla misoginia pre-islamica”.

Su La Repubblica un intervento del Ministro degli esteri iraniano Zarif: “Le sfide dell’Iran”. Scrive Zarif che la maggior parte della comunità internazionale ha visto nei passi avanti de l negoziato sul nucleare uno sviluppo positivo. “Ma alcuni amici nostri vicini temono che questa apertura vada a loro scapito”. E Zarif sottolinea: “sebbene l’attenzione del mondo si sia focalizzata in questi giorni sui rapporti dell’Iran con l’Occidente”, “in realtà l’obiettivo prioritario della nostra politica estera è la nostra regione. In politica estera poche cose sono costanti, e la geografia è una di queste. Il bacino d’acqua che a sud ci separa dai nostri vicini non è semplicemente una via d’acqua, è la nostra comune salvezza”. “I nostri destini sono così strettamente legati che è illusorio credere che gli interessi di uno possano essere seguiti senza tener conto degli interessi degli altri”.

La Repubblica si occupa del viaggio in Cina del vicepresidente Usa Joe Biden: “Isole contese, Biden cede alla Cina”, “Nel vertice con XiJinping evitato lo scontro sulla zona di difesa aerea. Giappone deluso”.

Su Il Sole 24 Ore: “Gli Usa non riescono ad allentare la tensione tra Tokyo e Pechino”. Dove si legge che il governo cinese potrebbe creare nuove zone di difesa aerea dopo quella che comprende le isole contese Senkaku.

Due pagine del Corriere della Sera sono dedicate al “poker nel Pacifico” e ai connessi “rischi di scontro”. Con un’intervista all’analista Robert Kaplan: “Mediazione difficile. C’è un sentiero stretto per evitare il conflitto”, “Washington non può farsi trascinare in un conflitto, ma è obbligata a difendere Tokyo a cui è legata da un’alleanza molto forte”. Kaplan spiega che i cinesi hanno creato un’area di difesa e di identificazione, “ma non sono in grado di farla rispettare. Non sanno come controllare i velivoli che l’attraversano. Non hanno una vera piattaforma tecnologica di identificazione, in questo i giapponesi son molto più avanti. Per ora prevale lo show”.

Da Il Sole 24 Ore: “La Francia alla ‘riscoperta’ dell’Africa”. Nei prossimi due giorni si svolgerà all’Eliseo un vertice sulla pace e la sicurezza in Africa, con la presenza di una quarantina di capi di Stato e di governo. E alla vigilia del vertice, al ministero dell’Economia è stato presentato un rapporto sulle relazioni economiche con l’obiettivo di raddoppiare gli scambi.

E poi

Alle pagine R2 de La Repubblica ci si occupa dei grandi partiti “Segretario. Dalla battaglia per le primarie che impegna e divide il Pd alla scissione del Pdl e la difficile successione di Berlusconi. Ecco perché i partiti italiani faticano a trovare i leader del futuro”. Ne parlano Giancarlo Bosetti (“Quei numeri sospesi tra cambiamento e tradizione”, “anche se non ci sono più le vecchie e gloriose corazzate politiche del dopoguerra, la scelta del rinnovamento provoca impenetrabili resistenze da parte di chi è in carica”), Filippo Ceccarelli (“Quando il capo era quasi sacro”, “le figure carismatiche della Prima Repubblica”) e il regista di “Viva la libertà” Roberto Andò (“Solo un folle ci può salvare”).

Da segnalare anche su L’Unità un forum con uno dei candidati alle primarie Pd, Gianni Cuperlo: “Nei gazebo in gioco il destino della sinistra”, “non mi convince un partito schiacciato tra un capo carismatico e il niente”, “la patrimoniale non è un modo per punire la ricchezza ma per chiamare tutti alla responsabilità”.

Segnaliamo su L’Unità una inchiesta: “Aborto, indietro tutta. Troppi obiettori, 194 inapplicata”. “800 sterline è il prezzo che molte italiane pagano per abortire in cliniche inglesi”. Con schede illustrative delle cifre regione per regione, di medici ginecologi obiettori e non obiettori.