Quell’acidità che ci complica la vita

Pubblicato il 28 Settembre 2015 in , da redazione grey-panthers

Come controllare il reflusso esofageo?

In Italia soffrono di disturbi gastrointestinali quasi 15 milioni di persone (1 su quattro) con una prevalenza di donne (due volte più degli uomini) interessate da forme croniche. Negli ospedali italiani, circa un ricovero su 12 è dovuto a una malattia digestiva e il 2% di tutti i ricoveri in urgenza avviene per sanguinamento acuto dell’apparato digerente.

Molte persone soffrono di reflusso senza saperlo, altre tendono a banalizzare i sintomi, altre ancora decidono di affrontarlo con mezzi propri, assumendo farmaci antiacido.

Vediamo più nello specifico in cosa consiste il reflusso gastroesofageo.
Talvolta viene chiamato semplicemente reflusso gastrico ed è un disturbo molto diffuso, caratterizzato da sintomi quali il bruciore di stomaco, l’acidità e il rigurgito dovuto alla risalita di contenuto acido dallo stomaco verso l’esofago con insorgenza di infiammazione. In realtà, si tratta di disturbi comuni che si presentano in forma più o meno lieve e con frequenza variabile e che, nei casi più gravi, comportano bruciore in gola e dietro lo sterno, a volte un senso di ostruzione in gola e nei casi più seri difficoltà a deglutire, tosse ricorrente e attacchi d’asma.
Per individuare l’origine dei sintomi e la patologia che si nasconde dietro a questi, è necessario rivolgersi a uno specialista che attraverso analisi ed esami diagnostici possa effettuare una corretta diagnosi.

La causa più comune della malattia è l’alterata funzionalità dello sfintere gastrico che, quando non funziona correttamente, lascia che il chimo gastrico (liquido acido) risalga verso l’alto irritando l’esofago.
Ma le cause possono essere molteplici:

  • l’obesità, in quanto la massiccia presenza di grasso addominale aumenta la pressione gastrica favorendone il reflusso;
  • la gravidanza, a causa della pressione esercitata dal feto che comprime lo stomaco facilitando la risalita di acido nell’esofago;
  • il fumo, un fattore di rischio molto importante dato che altera la composizione salivare, la funzionalità dello sfintere gastroesofageo ed aumenta la secrezione acida dello stomaco;
  • l’alcool, in quanto ha delle caratteristiche “irritanti” che favoriscono la produzione acida;
  • l’ansia e lo stress, se pur difficilmente responsabili della malattia da reflusso, possono sicuramente acuirne la sintomatologia.

E’ bene quindi sapere che alcuni accorgimenti nell’alimentazione e nelle abitudini di vita sono soprattutto efficaci nelle forme lievi di reflusso gastro-esofageo.
Nei casi più gravi della malattia, oltre che le regole alimentari, bisognerà ricorrere ad un’adeguata terapia anti-secretiva. L’uso di farmaci, i cosiddetti inibitori della pompa protonica (lansoprazolo, omeprazolo) bloccano il meccanismo di secrezione di acido cloridico nello stomaco e possono consentire un’efficace controllo dei sintomi e la cura delle lesioni.
In ogni caso, al sorgere di alcuni sintomi, è importante rivolgersi al medico che possa, attraverso esami clinici e diagnostici, fare una diagnosi e prescrivere una terapia farmacologica mirata con indicazioni sul comportamento alimentare da seguire.