Il Food, la consapevolezza e lo spreco

Pubblicato il 11 Luglio 2015 in

Ogni anno nei Paesi industrializzati vengono gettati 222 milioni di tonnellate di cibo. (fonte: Barilla CFN); nella sola Europa tale quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero 18 kg procapite. L’Italia rappresenta circa il 10% con 8.8 milioni di tonnellate di cibo sprecato all’anno, ciò vuol dire 27 kg di cibo procapite che corrisponde a una perdita economica di 454 euro all’anno per famiglia.

Gli sprechi alimentari avvengono lungo tutta la filiera del cibo, dalla prima trasformazione industriale (39%), alla distribuzione (5%) per finire alla vendita finale e al consumo domestico (42% dello spreco totale in Europa); la crisi economica che attanaglia l’Europa e si ripercuote anche nel nostro Paese, sta contribuendo, in ogni caso, ad una parziale riduzione del fenomeno dello spreco alimentare, ed oggi il consumatore italiano pone maggiore attenzione a ciò che butta nella spazzatura.

Gli ultimi studi evidenziano che il 57% delle famiglie italiane ha ridotto gli sprechi grazie ad una spesa più oculata (47% degli intervistati), ad una riduzione degli acquisti (31%), al riutilizzo degli avanzi (24%) e ad una maggiore attenzione alla data di scadenza (18%).

Partiamo dal considerare quindi sugli sprechi domestici; a tal riguardo è interessante cercare di individuare in che modo si spreca il cibo in famiglia e perché.

Analizziamo due interessanti ricerche in merito che, pur basandosi su dati leggermente divergenti da quelli da noi sopra riportati, sono molto interessanti per approfondire l’analisi. (In ogni caso le divergenze possono facilmente essere spiegate con alcune differenti merceologie prese in considerazione).

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La figura 3 chiarisce che solo il 54% del campione controlla quotidianamente il frigorifero/freezer, pratica essenziale per la riduzione degli scarti alimentari.

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4Le figure 5 e 6 mostrano (a volume e a valore) che i prodotti più freschi, come verdura e frutta, incidono fortemente sullo spreco alimentare seguiti da uova, pasta, carne, pane, formaggio e salumi; all’ultimo posto troviamo i prodotti surgelati, che per comodità sono considerati insieme ai ricettati freschi

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Ancora più dettagliata – seppur non recentissima – è l’indagine dell’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori (ADOC) realizzata nel 2008, i cui dati risultano, in ogni caso, sostanzialmente confermati anche in successive ricerche.

La ricerca ADOC vede i “freschi” (39%) quali primi “protagonisti”dello spreco alimentare, seguiti da pane (19%), frutta e verdura (17%) fino all’ultima merceologia che, ancora una volta, è quella dei surgelati (2%). L’indagine cerca poi di individuare le cause di tale spreco: il primo motivo è da ricercarsi nell’”eccesso di acquisto generico” (39%), ed è evidente che acquistare troppi prodotti freschi a breve scadenza genera un forte spreco casalingo. E’ piuttosto difficile, infatti, programmare la dieta familiare giornaliera con prodotti che scadono e deperiscono in 2/3 giorni. Il secondo posto tra gli sprechi ci sono ”i prodotti scaduti o andati a male” (24%), che sottolineano la scarsa abitudine del consumatore a controllare il frigo/freezer.Ci sono poi le “offerte speciali” (21%), che fanno gola al consumatore per evidenti motivi economici, ma che spesso non vengono consumati nei tempi previsti; seguono, infine, le novità non gradite e i prodotti non necessari.

Da molteplici indagini si evince dunque che l’uso dei surgelati può contribuire al contenimento degli sprechi e, di conseguenza, a un marcato risparmio familiare; un ateneo britannico, la Sheffield Hallam University, ha di recente condotto una serie di approfondite indagini in merito agli scarti alimentari.

Tali ricerche evidenziano che il 42% degli sprechi si verifica a livello domestico; la maggior parte degli alimenti finisce direttamente dal frigorifero e/o dalla tavola nel cassonetto dell’immondizia perché non consumata entro la data di scadenza oppure perché conservata in modo non idoneo (particolare attenzione va rivolta ai frigoriferi “no frost”, che essiccano il prodotto non protetto); spesso, inoltre, si spreca cibo preparato in quantità eccessive, per consumarlo prima che deperisca in qualità organolettica.

Gli studiosi della Sheffield Hallam University hanno dimostrato che il consumo domestico di prodotti surgelati, rispetto agli analoghi a temperatura sopra lo zero, può abbattere del 47% gli sprechi, generando ovviamente un grande risparmio familiare.

I motivi sono semplici:

1 – la lunga durata di conservazione dei surgelati permette al consumatore di utilizzare gli alimenti prima che si deteriorino;
2 – un maggior controllo nelle porzioni o quantità: si utilizza solo la quantità di cui si ha effettivamente bisogno;

3 – la quantità acquistata corrisponde alla quantità edibile: niente sbucciature, spinature, lavaggi. Si mangia tutto ciò che si acquista.

Il tutto senza dimenticare le caratteristiche dei prodotti surgelati:

  • una severa normativa non consente l’aggiunta di alcun conservante: l’unico utilizzato è il freddo;
  • il surgelato mantiene pressoché inalterati i contenuti nutrizionali di ortaggi, ittici;
  • disponibilità di tutti gli alimenti nel corso dell’anno per mettere in atto una dieta variata e non ripetitiva, oltre che di qualità;
  • vengono fornite una serie di informazioni dettagliate sull’imballo per un acquisto consapevole:
  • suggerimenti per l’uso ottimale del prodotto;
  • informazioni approfondite dei valori nutrizionali per allestire una dieta giornaliera bilanciata;
  • trasparenza sulle materie prime utilizzate;
  • garanzie che le medesime materie prime provengano dalle zone più vocate e raccolte o pescate al momento migliore.

 

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