Più sgravi ai redditi bassi

Pubblicato il 5 Novembre 2013 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Più sgravi ai redditi bassi”, “Duecento euro l’anno in una rata a chi sta sotto i 30 mila”.

In evidenza anche due titoli sulla situazione nel Pdl: “‘Sì alle primarie'”. La nuova lite che agita il Pdl” e “Berlusconi-Alfano: un’ipotesi di intesa su governo e partito”.

A centro pagina: “Cancellieri: la politica non giochi su di me. Piena fiducia o lascio”.

A centro pagina anche la foto del presidente egiziano Morsi, deposto lo scorso luglio: “‘Ricordatevi, sono il presidente'”.

In taglio basso: “A Bologna la classe di soli stranieri”, “‘Appena arrivati, devono imparare’. Dubbi e proteste”.

E le notizie sull’ex sindaco di Napoli: “Bassolino assolto per i rifiuti (ma sono passati dieci anni)”.

La Repubblica: “Cancellieri: se serve, me ne vado”, “Oggi l’autodifesa sul caso Ligresti. Decadenza, il voto slitta a fine novembre”.

A centro pagina: “Pd, Cuperlo in testa nelle province, ma i renziani accusano: falsi”.

Anche qui, a centro pagina campeggia la foto del  deposto presidente Morsi: “Morsi alla sbarra: processo farsa”.

La Stampa: “Cancellieri: pronta a lasciare”, “‘Non sarò mai un ministro dimezzato: piena fiducia o mi dimetto’. Scontro nel Pdl. Alfano rilancia le primarie, Fitto: decide Berlusconi”.

A centro pagina: “L’India nel club del Pianeta rosso”, “Missione Marte: oggi il lancio della sonda Mangalyaan”.

Sulla situazione economica: “Pil, l’Istat abbassa le stime del Tesoro”, “Saccomanni: opinioni diverse”, “Napolitano: la coperta è e resterà corta.

Il Giornale: “Sinistra salva ladroni”, Il Pd ci prova: una legge per sanare gli scandali dei rimborsi. E i grillini? Spendono più dei democratici”, “Alfano chiede le primarie del Pdl e sale al Colle. I lealisti: uccide il Cavaliere”.

A centro pagina, con una grande foto dell’interessato: “Passera ancora in campo. Ma stavolta guarda a destra”, “L’ex ministro pronto a guidare un movimento liberale e moderato. Senza essere ‘contro’ Berlusconi”. Il riferimento è a un’intervista concessa ieri a Radio 24

In taglio basso: “La Cancellieri stana la sinistra: ‘Senza piena fiducia mi dimetto'”.

Libero, con una grande caricatura del ministro della Giustizia: “Cancellabile”, “La Cancellieri oggi in Parlamento: attacca, minaccia Letta, ma è pronta a dimettersi ‘se il Paese lo chiede’. Intanto si scopre che nello stesso carcere della Ligresti c’è un’altra detenuta anoressica. Per lei il ministro non ha mosso un dito. E in questi sei mesi record di morti in prigione”.

Il Fatto: “Adesso la Cancellieri vuole pure l’applauso”, “Dopo le telefonate con i Ligresti, oggi la ministra si difende in Parlamento. Ma nelle ultime ore ha contrattaccato, avvertendo governo Letta e maggioranza: ‘Senza piena fiducia, mollo’. Chi mi accusa è bugiardo e ignorante’”.

In taglio basso: “L’Italia invia a Bruxelles dati taroccati sul deficit”, “L’Istat comunica che il disavanzo non è il 3,1 per cento del Pil, ma soltanto il 3”.

 

Cancellieri

La Stampa scrive che il presidente del Consiglio Letta sarà oggi al fianco del ministro Cancellieri, che risponderà alla Camera e al Senato sulla vicenda Ligresti. E’ stata presentata ieri la mozione di sfiducia individuale dal Movimento 5 Stelle: “Dietro la sfiducia individuale l’incidente che può aprire la crisi”, titola La Stampa, pur ricordando che negli ultimi 20 anni tutte le mozioni di sfiducia individuali “hanno fatto flop”: è accaduto a Padoa Schioppa e a Guido Carli, ad Antonio Gava così come ai governi Berlusconi. Certo, le incognite restano: la mozione potrebbe trovare qualche sponda in interventi volutamente ambivalenti da parte di senatori e deputati della maggioranza interessati a far precipitare la situazione. E un’incognita rappresenta anche la personalità del ministro, “che ha chiarito come le sue categorie -l’onore, l’umanità- siano diverse da quelle dei politici di professione”.

La Repubblica pubblica una lettera firmata da Francesco Merlo: “Caro ministro, ecco perché dimettersi è un dovere”. “Caro ministro, cara Anna Maria, in Italia si dimettono gli innocenti e invece resistono, con le unghie e con i denti, i colpevoli e soprattutto i furbi. E le persone perbene come te si devono dimettere anche per non farsi sporcare dai difensori pelosi che, in questo caso, esibiscono più pelo delle scimmie quando ti assimilano a Berlusconi e al suo reato di concussione nella vicenda Ruby”.

Il Fatto insiste, invece: “la ministra vuole pure l’applauso”. E pubblica un articolo in cui si ricostruisce una vicenda giudiziaria che vide coinvolto il consorte della Cancellieri, ovvero Sebastiano Peluso, farmacista oggi in pensione. 32 anni fa fu arrestato nell’ambito dello scandalo delle “fustelle false”, che il quotidiano sintetizza così: i medici compiacenti emettevano le ricette e i farmacisti applicavano le ‘fustelle false’. Nella retata furono arrestate 23 persone, al processo nel 1983 furono 94 gli imputati. “Tra questi c’era anche Sebastiano Peluso, che nel 1981 finì in carcere a Lodi. Solo per pochi giorni, poi il pm Armando Perone e il giudice istruttore Elena Riva Crugnola si resero conto che la sua posizione era marginale”. Un farmacista coimputato ricorda che poi, in Cassazione, fu condannato per “incauto acquisto”.

Sul Corriere della Sera, don Gino Rigoldi, cappellano dell’istituto per minorenni Beccaria: “io, che il carcere lo vivo, la difendo”. “E’ un ministro che entra nei penitenziari, incontra i detenuti, addirittura li ascolta, e poi decide. Poiché non è ancora venuta a trovarci al Beccaria dovrei forse dire che non dovrebbe andare da nessun’altra parte? Infine, la frase incriminata: ‘contate su di me’. Espressione di umanità o disegno criminoso? Quante volte l’ho pronunciata io stesso ad amici e parenti di qualche mariuolo: ‘Contate su di me, vostro figlio non sarà lasciato solo’. Oh, certo, è una frase che deve essere stata pronunciata anche da Totò Riina e Al Capone. E dal ministro Annamaria Cancellieri”.

La Stampa dedica un’intera pagina al piano presentato dal ministro Cancellieri ieri a Strasburgo per evitare che l’Italia incorra in onerose sanzioni che colpirebbero l’Italia per lo stato delle nostre carceri sovraffollate e per la lunghezza dei processi: “Il 79% dei detenuti fuori cella per 8 ore’”, “Libertà anticipata e domiciliari per i reati di modesta entità”.

 

Pd

Secondo La Repubblica “finisce a favore di Gianni Cuperlo la competizione nei congressi di circolo per la leadership del Pd. I numeri marcano un vantaggio di Cuperlo, che stacca Renzi con un 49 a 35, ma la partita è tutt’altro che chiusa, perché dai renziani piovono subito accuse di risultati scorretti”. Lo staff del sindaco di Firenze ribalta invece i numeri dell’avversario: per loro Renzi è in testa con 47 segretari.

Il Corriere scrive che in Italia ci sono “le situazioni più disparate: candidati unitari, appoggi ‘trasversali’, indipendenti. E poi ci sono città come Roma dove si andrà al ballottaggio”. Polemiche e accuse si inseguono un po’ ovunque, alla vigilia di una giornata decisiva: conferenza di presentazione delle primarie, segreteria nazionale, commissione per il congresso. Sul fronte tesseramento oggi interverrà il segretario Epifani: un blocco delle iscrizioni, al momento, pare poco probabile, ma i controlli saranno rigidi.

 

Pdl

“Alfano vuole le primarie. Nuova lite nel Pdl”, titola il Corriere della Sera. Ancora una volta tutto nasce dalle dichiarazioni consegnate a Bruno Vespa, in vista del libro del giornalista che uscirà a dicembre. “La mia idea -ha confidato a Vespa Angelino Alfano- non è cambiata rispetto alla fine del 2012, quando lanciammo le primarie”. Reazione immediata dei ‘lealisti’ capitanati da Raffaele Fitto: “Io ragiono sul dopo Berlusconi il giorno dopo in cui Berlusconi autorizzerà il ‘dopo’. Sarà ancora una volta lui a decidere che cosa si farà”. Alle pagine seguenti del Corriere si descrive invece la “retromarcia” dei lealisti e si ricorda che un anno fa fu Berlusconi a proporre le primarie. “’Le primarie sono un passaggio irrinunciabile di quel percorso verso la pulizia del partito che ci chiedono a gran voce i nostri elettori e del quale tutti noi dirigenti del Pdl sentiamo l’esigenza da tempo”. “Indovinello: chi pronunciò questa frase il 23 novembre di una anno fa? a)Alfano b) Quagliariello c) Carfagna”. La risposta giusta è Carfagna, scrive Fabrizio Roncone.

Su Il Giornale: “Alfano-lealisti, duello sulle primarie”, “Il vicepremier chiede consultazioni per scegliere il leader, ma l’ala più vicina al Cav lo gela. Stabilità, Agelino al Colle”. Ieri il vicepremier è infatti salito al Quirinale “per relazionare al capo dello Stato sul cammino della Legge di Stabilità. Una partita sulla quale si giocherà il futuro dell’esecutivo e il cui primo round andrà in scena oggi con il faccia a faccia tra i capigruppo e i presidenti del Pdl delle commissioni economiche”. Sulla pagina di fianco: “Il Cav: stare all’opposizione non sarebbe un dramma”, “Berlusconi non esclude di staccare la spina a Leta, ma spera che i renziani lo precedano. Ieri nuovo incontro con Alfano: la sparata sulle primarie non è piaciuta all’ex premier”.

 

Internazionale

L’inserto R2 de La Repubblica è dedicato al processo al presidente egiziano, esponente dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, deposto a luglio. Con un reportage di Bernardo Valli. “’Sono io il presidente dell’Egitto, questo tribunale è illegale’: così è cominciato il processo al capo dello Stato deposto dai militari. Pochi minuti, poi il rinvio. Quasi una farsa, ma segna una svolta per il Paese”. Una farsa, secondo Valli, perché anzitutto i generali, detentori del vero potere, hanno in questo modo consegnato alla giustizia ordinaria il presidente destituito, “se ne sono formalmente liberati”. Il giudice ha avuto il tempo di dare una consistenza giuridica alla detenzione e di leggere il capo d’accusa: “incitamento all’assassinio”, un’imputazione che potrebbe condurre all’ergastolo o addirittura alla pena capitale. Si riferisce all’episodio avvenuto il 5 dicembre del 2012, quando Morsi, vedendosi assediato nel palazzo presidenziale, davanti alla passività di soldati e poliziotti, esortò i suoi sostenitori a reagire. Nello scontro furono uccisi dei dimostranti. Ma questo capo di imputazione -scrive Valli- “copre il vero processo politico ai Fratelli musulmani, dei quali Morsi è l’esponente più in vista”. Valli scrive che i Fratelli musulmani, “a ottant’anni dalla nascita del loro movimento, hanno perduto la prima grande occasione. Hanno soprattutto snaturato la ‘primavera araba’. Per questo le principali correnti liberali di piazza Tahrir oggi esprimono apertamente o nascondono a stento il loro appoggio ai militari”. Alla vicenda è dedicato un commento di Renzo Guolo: “L’esperimento fallito degli islamisti al potere”. Si occupa tanto dei Fratelli musulmani in Egitto che di Ennahda in Tunisia. L’errore, in entrambi i casi, è stato quello di “non aver compreso la natura del consenso ricevuto. Non tutti quelli che li avevano votati volevano una società islamica. Scegliendo i partiti legati alla Fratellanza, l’elettorato non di appartenenza aveva premiato le forze che con più coerenza si erano opposte ai regimi autoritari”.

Sul Corriere: “Egitto, la sfida di Morsi dalla gabbia: ‘Sono io l’unico presidente legittimo’”. Morsi ha rifiutato di indossare la divisa bianca dei detenuti e si è presentato con la sua giacca blu. Il quotidiano intervista Ahmed Abdel Aziz, portavoce in Italia del “Comitato nazionale libertà e giustizia”: “Io, egiziano di Milano, a fianco degli islamici”, “L’Italia mi ha dato molto, qui posso manifestare per quelli che non possono farlo al Cairo”.

Restiamo al Corriere della Sera per segnalare un’intera pagina dedicata alla Cina. “La Cina verso il sorpasso sull’America”, “Nei prossimi mesi riviste le stime sul Pil a parità di potere d’acquisto”. In basso, un’analisi di Guido Santevecchi, da Pechino: “Il leader Xi Jinping alla prova delle riforme. Modello Andropov: perestrojka senza libertà”.

Sulla missione Marte dell’India, che oggi lancia la sonda Mangalyaan, segnaliamo le pagine de La Stampa. Con un’analisi di Roberto Toscano: “Un salto nello spazio per contare di più sulla scena mondiale”, “Gli indiani sgomitano con Pechino e vogliono un posto tra i big”.

Su La Stampa anche attenzione per il voto oggi a New York: si sceglie il sindaco, inizia il “dopo Bloomberg” e il democratico Bill De Blasio al momento è al 65 per cento. Il corrispondente Maurizio Molinari racconta Chirlane McCray, moglie di De Blasio: “Liberal, nera e pro-gay. New York aspetta una first lady d’assalto”.