Clinton per Obama

Pubblicato il 6 Settembre 2012 in da redazione grey-panthers

La Repubblica: “Commercio, obbligo di bancomat”, “A partire da 50 euro. Merkel a Draghi: no all’acquisto illimitato di bond”.

Corriere della Sera: “Medici di base 7 giorni su 7″, “Bce, tensione sull’acquisto illimitato di bond. Scende lo spread”.

La Stampa: “Salute, ecco cosa cambia”, “Sì al decreto: medici di base 7 giorni su 7, niente sigarette ai minorenni, novità per i farmaci e gioco d’azzardo. Il premier incontra le parti sociali: il futuro del Paese è nelle vostre mani”.

Il Sole 24 Ore: “Appello di Monti alle parti sociali”, “Squinzi: clima costruttivo con il Governo, mi auguro che porti a un autunno meno bollente”.

Libero: “Lo sportello anti-tasse”, “‘Libero apre una casell aper aiutare i tartassati di Equitalia. Spedite a fisco@liberoquotidiano.it le vostre domande e raccontate i vostri guai. Invieremo tutto a Befera che promette un fisco umano. Il terrore non funziona: diminuiscono le entrate da scontrini e lotta all’evasione”.

Il Giornale punta sulla “corsa al Quirinale” e titola: “Il piano per tenersi Monti”, “Dai partner stranieri a Napolitano: ecco chi vuole dargli le chiavi del Colle per garantire la continuità. Fisco flop: meno soldi dalla lotta all’evasione con questo governo che con Berlusconi”.

Il Fatto si occupa in apertura dell’interrogatorio di Silvio Berlusconi ieri a Roma da parte dei pm di Palermo: “‘Mangano e Dell’Utri due persone perbene’”, “Berlusconi finalmente interrogato a Roma dai magistrati di Palermo in una caserma della Guardia di Finanza, come testimone e vittima di una presunta estorsione da 40 milioni del suo fedelissimo senatore: ‘Solo donazioni al mio vecchio amico’”.

Cdm

Un ampio dossier de La Repubblica è dedicato alle misure illustrate dal governo ieri, al termine di un Consiglio dei Ministri. Il governo ieri ha varato il decreto sulla sanità e le norme ora dovranno andare in Parlamento e alla Conferenza Stato Regioni. “Un provvedimento complesso e importante”, ha detto Monti. “Ora ci sarà un maggiore riconoscimento del merito e una maggiore distanza della politica, per la quale ho grande rispetto ma che dovrebbe allentare la presa su meccanismi che politici non sono”. Il riferimento è alle nomine di primari e direttori generali Asl. La scelta dei manager resterebbe in capo alle Regioni, ma con graduatorie in cui vengono inseriti i meritevoli per titoli ed esperienze fatte. Per la scelta dei primari va formata una commissione di medici che arrivano da fuori regione e propongono una terna di nomi al direttore, che ha l’ultima parola, ma deve motivare la scelta. Sul capitolo della intra moenia: chi continua a farla fuori dall’ospedale deve esser collegato via computer con l’azienda e non può accettare pagamenti in contanti. Sul fronte degli ambulatori, saranno le regioni a dover organizzare delle “reti” fra questi, ed un più forte rapporto, anche telematico, con gli ospedali. Nelle regioni nasceranno infatti maxiambulatori con medici di famiglia, guardie mediche, specialisti. Saranno strutture aperte 24 ore su 24, anche nei giorni festivi. Archiviata la tassa su bibite zuccherate e super alcolici, al suo posto è arrivata una disposizione la presenza di almeno il 20 per cento di frutta nelle bevande, gassate e no. Il decreto prevede anche un giro di vite sulle sigarette ai minori: le multe vanno fino a 2000 euro, in caso di recidiva, oltre alla sospensione della licenza per tre mesi. Chi vende sigarette ha l’obbligo di chiedere all’acquirente di mostrare un documento di identità.

Utile la pagina pubblicata sul Sole 24 Ore sul decreto Balduzzi: si introducono tra i principi base degli accordi collettivi nazionali (il cui rinnovo è però bloccato fino al 2015) alcune novità: la continuità dell’assistenza 24 ore su 24 e l’offerta integrata delle prestazioni va garantita promuovendo l’adesione dei medici a forme organizzative monoprofessionali o pluriprofessionali, ciascuna delle quali avrà un referente o coordinatore. Nasce il ruolo unico delle funzioni di medico di medicina generale, che dovrebbe inglobare medici di famiglia, guardia medica e medicina dei servizi, al quale si accede attraverso una graduatoria unica per titoli predisposta ogni anno a livello regionale. Le reti dei poliambulatori territoriali permetteranno di trasferire servizi dagli ospedali al territorio, evitando il collasso dei Pronto soccorso. Rispetto alle prime ipotesi, anche a seguito della opposizione delle Regioni, la riforma della sanità territoriale si è in parte sgonfiata. E’ scomparso l’obbligo di aderire alle aggregazioni, ma è rimasto l’obbligo per i camici bianchi di aderire “all’assetto organizzativo e al sistema informatico” definito da ciascuna regione, nonché al sistema informativo nazionale.

La Repubblica scrive che il decreto legge crescita allo studio del governo prevede, a partire dal 1 luglio 2013, l’obbligo di accettare i pagamenti con moneta elettronica, bancomat e prepagate, per gli importi superiori ai cinqanta euro. I soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e prestazione di servizi, anche professionali, per gli importi superiori a 50 euro sono tenuti ad accettare i pagamenti effettuati con carte di debito, si legge nel testo. Secondo il quotidiano, con un successivo regolamento del ministro dello Sviluppo, di concerto con quello dell’Economia e d’intesa con la Banca d’Italia, sarà disciplinata l’estensione anche a importi inferiori a cinquanta euro.

Renzi, Pd

Vittorio Feltri commenta su Il Giornale il dibattito attorno a Matteo Renzi, che “teoricamente non dovrebbe essere un avversario dei compagni, ma un compagno egli stesso, da sostenere dato che ha un largo seguito: in pratica però è addirittura un loro nemico, un guastafeste da liquidarsi con un sistema molto in uso nel vecchio Pci: annegare l’intruso nel ridicolo”. Secondo Feltri “il discorso è semplice e brutale: Renzi vuole rottamare noi della vecchia guardia rossa? E noi lo facciamo a fette”.

Su Libero un articolo di Marco Gorra è titolato: “A Renzi conviene mollare il Pd e guidare il Pdl. Invito al primo cittadino di Firenze: alla sinistra fai paura, da liberale quale sei prendi le redini del centrodestra”.

Il Corriere della Sera offre una intervista a Massimo D’Alema: “Registro con amarezza che Renzi sembra essere sostenuto soprattutto da quelli che il Pd al governo non lo vogliono, a partire dalle personalità politiche e dai giornali che fanno riferimento al centrodestra”, dice.

Esiste un problema generazionale nel Pd? “Certo che esiste, tanto è ver che la segreteria di questo partito è affidata ad una nuova generazione, e intendiamo proseguire su questa strada”. Ma il potere reale, dicono, resta nelle mani dei vecchi dirigenti. “Non è vero nel modo più assoluto. Ci sono, come è naturale, esponenti che per la loro storia hanno un peso nella vita politica e nel rapporto con l’opinione pubblica, ma questo dovrebbe essere considerato una risorsa”.

Con che regole vanno fatte le primarie? “L’importante è avere regole che impediscano manipolazioni e inquinamenti, come negli Stati Uniti, dove esiste l’albo degli elettori. Albo a cui tutti possono iscriversi, e quindi sono primarie aperte a tutti”.

Sulla riforma elettorale: “Il miglior sistema è il collegio uninominale. Il sistema tedesco lo comprende. Va senz’altro accompagnato da circoscrizioni piccole, e una correzione maggioritaria che sia l’effetto combinato di uno sbarramento e di un significativo premio di maggioranza”. Al partito o alla coalizione? “Noi proponiamo alla coalizione, poi si vedrà, stanno trattando”.

Le alleanze vanno fatte prima o dopo il voto? “In tutto il mondo si fanno dopo”, “in ogni caso il Pd ha già detto con chiarezza con chi si vuole alleare”.

E sul dopo Monti? “L’agenda Monti è un punto di partenza irrinunciabile. Non arretreremo sul rigore, non intendiamo smontare le riforme. Detto questo, noi abbiamo la nostra agenda, che va dal lavoro alla giustizia sociale alla riduzione delle diseguaglianze”.

La Repubblica sintetizza così le dichiarazioni rilasciate ieri dal segretario Pd Bersani: “Non ci sono patti tra big, andiamo avanti con primarie aperte”. Il segretario ha così smentito le indiscrezioni sull’organigramma già scritto (Veltroni presidente della Camera, D’Alema ministro degli esteri, Bindi vicepremier). Ha detto anche che le primarie saranno aperte e che le regole saranno fissate entro ottobre. Secondo il quotidiano, quasi certamente saranno a doppio turno. I candidati a questo punto sono 4: Bersani, Renzi, Vendola e Tabacci. Sullo scontro generazionale che sta agitando il Pd, Bersani dice: “In Francia sono tornati al potere Laurent Fabius e Pierre Moscovici, insieme a tanti volti nuovi, ai giovani, alle donne. Questa è la strada che voglio seguire anche io”.

Matteo Renzi è alla convention Democratica Usa di Charlotte e da quel luogo, intervistato ancora da La Repubblica, dice: “Basta con il segretario e D’Alema, ormai sono dei nonni”.

Europa scrive che i prodiani, con Arturo Parisi in testa, chiedono al Pd di sostenere la loro proposta di legge per il ritorno al Mattarellum, eventualmente con primarie regolate per legge.

Bce

Oggi si terrà quella che secondo il Sole 24 Ore è la “riunione chiave” della Bce sulle mosse salva-Euro. C’è attesa per l’annuncio di interventi calmieranti sui titoli di Stato dei Paesi in crisi. Ieri la Cancelliera tedesca Merkel ha reagito alle voci di un via libera ad acquisti illimitati: sì a interventi che ha indicato come “temporanei”, no ad acquisti illimitati.

Proprio queste voci, filtrate dalla Bce, hanno fatto crollare a 408 punti il differenziale Btp-Bund, scrive ancora Il Sole 24 Ore.

La Repubblica evidenzia invece che si tratta di polemiche legate al “teatrino politico tedesco”, poiché Berlino ha già dato la sua approvazione alla strategia Bce nello scorso agosto: nel corso di quel mese la Cancelliera ha approvato l’assenza di tetti agli interventi. Spiega il quotidiano che le ambiguità della Merkel sono riconducibili anche al suo rapporto con il presidente della Bundesbank, il falco Weidman, l’unico nel consiglio della Bce ad essere contrario all’acquisto di Bond. La Merkel, che ha già incassato le dimissioni di un presidente della banca di Stato e di un membro tedesco nel board della Bce, “non può permettersi politicamente di rompere con Weidman ad un anno dalle elezioni”, per questo gli ha espresso più volte il proprio sostegno, ma, nei fatti, ha ampiamente dimostrato di stare dalla parte di Draghi.

Convention Democratica

Ieri protagonista della convention Democratica di Charlotte è stato l’ex presidente Bill Clinton. “Obama merita un secondo mandato – ha detto – perché ha iniziato la difficile strada della ripresa, gettando le basi per una economia più modera ed equilibrata”. Il bivio per Clinton è fra una America con prosperità condivisa, nella quale siamo tutti assieme, e una nazione dove ognuno farà per sé”. Dei Repubblicani ha detto che “negli ultimi due anni, al Congresso, non hanno fatto nulla per rilanciare l’economia e creare lavoro”, e ciò bisogna aggiungere le responsabilità di George W Bush per aver dilapidato “i quattro anni successivi di bilancio in surplus che avevo lasciato”. La trasformazione del surplus in debito è stata la conseguenza della “scelta di tagliare le tasse, e di spendere in due guerre dei soldi che non avevamo”. La scelta fatta da Obama è stata giusta, per quel che riguarda lo stimolo fiscale del 2009, che ha “rimesso il Paese a lavorare” e che “se non vi fosse stato, avrebbe fatto fare agli Usa la fine dell’Europa, dove l’austerità ha portato la recessione”. Plauso anche per la politica scelta da Obama sul tema dell’immigrazione: “E’ grazie ai nuovi arrivati se gli Usa sono una nazione più giovane dell’Europa e della Cina. Questo Paese è sempre cresciuto sulle diversità”. Il corrispondente de La Stampa racconta anche che la convention ha visto i Democratici rimetter mano al testo della loro piattaforma: sono stati reinseriti i riferimenti a Dio, ma anche a Gerusalemme capitale di Israele. Al termine di un vivace dibattito che ha portato a qualche fischio e in cui è stato necessario un intervento diretto del Presidente.

Europa riferisce delle critiche venute dai Repubblicani alla politica internazionale della stagione Obama, considerata troppo remissiva. Il bersaglio principale è stato il “reset button” con la Russia, ovvero la fase di dialogo inaugurata con il presidente in carica per moderare le tensioni esplose al tempo di Bush. Per i Rep è stato tutto un “we give, Russia gets”. Si citano la marcia indietro sullo scudo stellare in Repubblica Ceca e Polonia, e il rinnovo del trattato sulla riduzione degli armamenti, il New Start. Per Romney è svantaggioso poiché impone agli Usa, molto più che alla Russia, di smantellare l’arsenale. La ricetta di Romney prevede: revisione del New Start, rafforzamento dei legami con l’Asia centrale, sostegno alla società civile russa, riduzione della dipendenza europea dall’energia siberiana. Sull’Afghanistan, pur riconoscendo a Obama il merito di aver eliminato Bin Laden, ritiene prematuro il disimpegno. E promette che, se salirà al potere, terrà in maggiore considerazione i consigli dei vertici militari sul ritiro delle truppe. Quanto alla politica su Israele e Medio Oriente, Romney definisce Obama un “fair-weather friend”, dello Stato ebraico, ovvero amico solo nella buona sorte. Secondo Europa la sua ricetta prevede il ritorno ad un sostegno acritico ad Israele, uno sforzo più deciso per il regime change a Damasco, e una “credibile opzione militare sull’Iran”, se all’Onu non passano sanzioni più robuste nei confronti di Teheran. Agli alleati asiatici propone una Reagan economic zone, che favorisca i liberi scambi e costringa la Cina a moderare la sua irruenza commerciale.

Il Corriere della Sera ricorda che Clinton gode di grande credito in segmenti dell’elettorato, dai lavoratori bianchi ai pensionati, dove i sondaggi danno Obama in difficoltà.

Tanto La Repubblica che Il Foglio riproducono integralmente l’intervento che la first lady Michelle Obama ha pronunciato a Charlotte. Un discorso politico rivestito di sentimenti, secondo Il Foglio. Michelle ha insistito soprattutto su due temi: raggiungere e rassicurare la middle class (bistrattata dalla crisi economica, ma nella quale si entra dal basso e ci si sposta verso l’alto) e l’eccezionalità di Obama, arrivato a Washington con l’idea che il cambiamento è possibile (Barack conosce bene il sogno americano, perché lo ha vissuto. Il suo desiderio è che tutti possano avere le stesse possibilità).

 E poi

Il Foglio ha una intera pagina dedicata al professor Bernard Lewis che, nonostante i novant’anni, pubblica un nuovo libro di 400 pagine. E’ sostanzialmente un libro di memorie. Bernard Lewis, ebreo innamorato della storia araba, islamologo, ha letteralmente creato gli studi di islamistica in occidente, in un periodo in cui gli occhi di tutti erano puntati su Mosca. E’ stato il primo non turco ad esplorare gli archivi ottomani, e fu il primo a capire ed unico ad aver letto gli scritti dell’ayatollah Khomeini. Capì che il nuovo regime islamico iraniano, accolto in genere come una benefica rivoluzione contro lo scià, fosse invece un fenomeno di una inimicizia assoluta. Capì già nel 1998 come Bin Laden rappresentasse un pericolo mondiale.

Il quotidiano riproduce un brano di questo suo ultimo libro (“Notes on a century”) in cui Lewis ricorda di avere incontrato lo scià di Persia un anno prima della rivoluzione, nel 1978. “Perché continuano ad attaccarmi?”, chiedeva lo scià. E alla domanda su chi fosse l’autore degli attacchi, lo scià snocciolò: il New York Times, il Washington Post, Il Times, il Manchester Guardian, Le Monde”.