Il sogno dell’Europa

Pubblicato il 16 Febbraio 2012 in , da redazione grey-panthers

Un australiano, un americano, una tedesca e un italiano (anzi due). Ieri all’ISPI, nel quadro di un progetto del 7° Programma quadro per la ricerca, si è parlato dell’UE come attore globale, ovvero del ruolo dell’Unione nel mondo. Non è stata una barzelletta, ma un’analisi approfondita delle ragioni e dei limiti della presenza europea sullo scenario internazionale, che ha – ovviamente, dati i tempi – trattato anche i temi della crisi economica e finanziaria, nonostante il titolo dell’evento fosse “Not only money – the EU as a global player“, a sottolineare la dimensione politica della questione.

Al termine, l’impressione, che prescinde dalla qualità degli interventi ed è quindi superficiale, è un po’ sempre quella – diciamolo. Quasi tutti hanno buoni argomenti per spiegare le ragioni e le cause, di molte cose: ieri, dell’Europa, della crisi, della globalizzazione, e via dicendo. Tutti (senza quasi) hanno buoni argomenti per spiegare i limiti delle cose: l’UE non svolge ancora appieno il suo ruolo sullo scenario internazionale, per limiti suoi, perché lo scenario è cambiato, per la mancanza di volontà politica degli Stati membri, e via dicendo anche qui.

Credo che quando si parla a una platea composta prevalentemente di giovani, preparati e inclini a riflettere sulle questioni internazionali, si abbia anche un altro dovere, oltre a quello dell’analisi: quello dell’entusiasmo. Trasmettere un messaggio che li aiuti a credere nell’Europa. Dire che è necessario un ruolo più forte dell’Europa sullo scenario mondiale, e che ad esso non c’è alternativa, pena un inevitabile e doloroso declino di tutti i suoi Stati, troppo piccoli e ininfluenti da soli. E via dicendo. A costo di sembrare meno accademici e più sognatori.


di Matteo Fornara

Direttore della Rappresentanza a Milano