Con la crescita della popolazione mondiale, la domanda di cibo, e quindi di terra per coltivare cibo, è in costante aumento. Anche quando si parla delle città e delle loro possibile evoluzione futura, il problema dell’approvvigionamento di cibo deve essere considerato: se vogliamo ottenere una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica e di altri inquinanti, dobbiamo diminuire i trasporti, e quindi cercare di coltivare il nostro cibo vicino, o addirittura all’interno delle città. Con questo obiettivo ci sono alcune interessanti proposte su come sfruttare gli edifici dismessi, i magazzini abbandonati, i terreni danneggiati e non più produttivi. Questo metodo di coltivazione si chiama “agricoltura verticale” o “vertical farming”.
Sia ben chiaro, non è una novità: a parte le coltivazioni su terrazze, che esistono da secoli in montagna e sui pendii ripidi, anche i sistemi veri e propri per la coltivazione al chiuso sono stati studiati da tempo: se ne parla fin dagli anni ‘50 del 1900. Più di recente, il metodo è stato messo a punto negli Stati Uniti e sta diventando sempre più popolare e diffuso. È possibile trovare molta letteratura scientifica sull’argomento. Segnalo qui un sito – tra i tantissimi – dal quale si può scaricare un rapporto molto chiaro e ben fatto.
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