La mostra, per Carlotta Montebello, direttore generale della Fondazione Pomodoro “non è solo una celebrazione della sua vita, ma anche un nuovo importante passo nel percorso della Fondazione, che entra ora nella sua piena maturità”. Giovanni Bazoli, presidente Emerito Intesa Sanpaolo, sottolinea come Arnaldo Pomodoro sia stato “uno dei più importanti artisti italiani e internazionali del secondo Novecento” e come “Milano sia il luogo privilegiato della sua vicenda umana e creativa”
Carlotta Montebello, direttore generale Fondazione Arnaldo Pomodoro sottolinea come “non potevamo immaginare luogo migliore, per questa celebrazione, della sede milanese delle Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo.
Milano, città d’adozione e d’elezione di Pomodoro, è costellata dalle sue opere, circa venticinque sparse tra le piazze, i parchi, le strade, le università, le banche, i musei pubblici e privati. Due di esse – tra le più importanti e monumentali – sono esposte al pubblico proprio nelle Gallerie d’Italia: il Disco in forma di rosa del deserto nel Chiostro ottagonale e la Sfera grande nel Giardino di Alessandro, attorno alle quali è nata e si è sviluppata la collaborazione ormai pluriennale tra la Fondazione e le Gallerie sul fronte della conservazione e della valorizzazione delle opere di Pomodoro parte del patrimonio artistico della Banca. È grazie a questa sinergia che abbiamo potuto costruire assieme il progetto condiviso di questa mostra.
In apertura: Arnaldo Pomodoro, Disco in forma di rosa del deserto n. 1, 1993-1994 Bronzo / bronze, ø 320 × 100 cm A – Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia – Milano – Photo Aurelio Barbareschi. Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano
“Abbiamo cominciato a lavorarci più di due anni fa, subito dopo il disallestimento dell’ultima importante esposizione dedicata al lavoro di Pomodoro, nell’headquarters di Fendi, partner della Fondazione. Dopo aver condiviso con lui il progetto generale della mostra alle Gallerie d’Italia, proprio mentre programmavamo le prime riunioni operative, a poche ore dal compimento del suo novantanovesimo compleanno Arnaldo si è spento serenamente nella sua casa di Milano, il 22 giugno 2025. Questo evento ha reso ancora più profondo il significato della mostra: non solo una celebrazione della sua vita, ma anche un nuovo importante passo nel percorso della Fondazione, che entra ora nella sua piena maturità, accogliendo la responsabilità dell’immensa eredità materiale e immateriale dell’opera e del pensiero del suo fondatore. Istituita nel 1995, per trent’anni la Fondazione è stata guidata e indirizzata da Arnaldo Pomodoro affinché, rispondendo ai cambiamenti e alle necessità dei tempi, non perdesse mai di vista la sua mission. Oggi la Fondazione è un organismo vivo, un laboratorio inventivo e una realtà dinamica che, a partire dalla direzione e dalla visione indicate in modo chiaro dal suo fondatore, si proietta con entusiasmo verso il futuro, incorporando la passione di chi la anima, un team composto da collaboratori storici che hanno visto nascere la Fondazione e da una nuova generazione che in Fondazione si è formata o si sta formando.
Questo aspetto fa della Fondazione una realtà atipica nel suo genere: Arnaldo Pomodoro l’ha pensata non solo per garantire una legacy sul fronte della conservazione e della valorizzazione della sua opera, ma anche – con grande generosità – per rinsaldare il legame con le persone che lo hanno accompagnato e assistito per decenni, e perché fosse una “casa della cultura”, per sua natura aperta al pubblico e in particolare ai giovani, in costante dialogo con le istituzioni, la società e il territorio. Personalmente faccio parte della Fondazione con un doppio ruolo, quello di nipote da un lato e di Direttore Generale dall’altro, e ciò rafforza in me il senso di responsabilità e la consapevolezza dell’impegno profondo che mi è stato affidato.

Per Giovanni Bazoli, presidente Emerito Intesa Sanpaolo “Arnaldo Pomodoro è stato uno dei più importanti artisti italiani e internazionali del secondo Novecento. Si è spento alla vigilia del suo novantanovesimo compleanno. Già allora si progettava un’esposizione a lui dedicata nella sede delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo a Milano, città che Pomodoro aveva eletto a luogo privilegiato della propria vicenda umana e creativa. A un anno dalla sua scomparsa quel progetto si realizza assumendo la forma di un omaggio al grande scultore. Allestita da Luca Massimo Barbero e Federico Giani nel nostro museo di piazza della Scala, la mostra Arnaldo Pomodoro. Una vita ripercorre sessant’anni di fulgida carriera attraverso un itinerario espositivo di quarantacinque opere, mentre un volume edito da Allemandi raccoglie suggestive fotografie d’archivio.
Intesa Sanpaolo definisce in accordo con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, fondata nel 1995 per volontà dell’artista, tutte le scelte e le iniziative riguardanti la conservazione e la valorizzazione delle opere di Pomodoro che appartengono alla banca e devono essere sempre fruibili da parte del pubblico. Si tratta di un corpus di lavori di eccezionale valore, tra cui pezzi emblematici della parabola artistica di Pomodoro, in parte provenienti dalle collezioni delle banche storiche del Gruppo – quali la Banca Commerciale Italiana, la Banca Popolare Pesarese e Ravennate, l’Istituto Mobiliare Italiano, Banca CR Firenze -, in parte provenienti dalla raccolta Luigi e Peppino Agrati (un’eccellenza del collezionismo del dopoguerra che impreziosisce, grazie al generoso lascito del Cavaliere Agrati, il patrimonio di Intesa Sanpaolo).
Abbiamo più volte sottolineato come la raccolta d’arte della nostra banca si sia formata per stratificazioni successive, esito di acquisizioni che hanno arricchito i nuclei originari, ereditati dagli istituti bancari incorporati nel Gruppo. Tra questi, l’imponente palazzo della Comit in piazza Scala, uno scrigno architettonico di ariose sale e cortili nel cuore di Milano trasformato in museo, che oggi si propone come sede ideale per ospitare la rassegna dedicata a Pomodoro. Le opere esposte, quaranta appartenenti alla Fondazione e cinque a Intesa Sanpaolo, furono eseguite dal maestro tra la metà degli anni Cinquanta e il primo decennio del Duemila.
La mostra è un vero e proprio viaggio nella creatività visionaria dell’artista, attraverso sculture di enigmatica bellezza che appaiono subito familiari, in quanto fortemente identitarie dell’arte italiana, ma che sono icone riconoscibili anche a livello internazionale. Il percorso si snoda tra materiali e forme che hanno reso unica e inconfondibile l’arte di Pomodoro: la predilezione per i metalli, in particolare il bronzo; l’evocazione di una «scrittura» arcaica e indecifrabile; l’amore per i solidi della geometria euclidea, specialmente per la sfera; la dialettica fra una superficie esterna, levigata e lucidata a specchio, e un ingranaggio interno, intricato e in continua germinazione.
«La sfera è un oggetto straordinario perché riflette qualsiasi cosa ci sia attorno; il suo interno, invece, è tormentato e corroso: ecco ciò che mi muove a fare le sfere: rompere queste forme perfette e magiche per scoprirne le fermentazioni interne, misteriose e viventi»: sono parole dell’autore. In vista delle celebrazioni del centenario, abbiamo realizzato mirati interventi conservativi su tre grandi sculture di Pomodoro in collezione. La Sfera grande in fibra di vetro della metà degli anni sessanta, in passato posta nel giardino di villa Agrati a Veduggio e ora accolta stabilmente nel giardino di Alessandro Manzoni, segna l’avvio della sua produzione scultorea su scala monumentale: da quel momento in poi, numerose opere sono state ubicate in piazze e spazi pubblici in Italia e in tutto il mondo (come il piazzale della Farnesina a Roma, il Cortile della Pigna in Vaticano, il piazzale della sede delle Nazioni Unite a New York, il cortile del Quartiere Generale dell’Unesco a Parigi, il Department of Water and Power a Los Angeles, per citare solo alcuni dei luoghi più simbolici, ma la lista sarebbe lunga: Milano, Pesaro, Terni, Darmstadt, Dublino, Copenhagen, Hakone in Giappone…). Anche il chiostro ottagonale del museo di Intesa Sanpaolo è impreziosito da un magnifico lavoro in bronzo, il Disco in forma di rosa del deserto n. 1, che la Comit gli commissionò nei primi anni novanta, originariamente per la sede in via Santa Teresa a Torino, come attestano fotografie e documenti conservati nell’Archivio Storico della banca. Un accurato restauro ha dato inoltre rinnovato splendore al Rotante Massimo II del 1967, anch’esso inserito nel percorso della mostra.
L’eredità che l’artista lascia è immensa e preziosa. Il suo universo di segni arcani non smette di affascinare e le sue forme geometriche, con le superfici «scavate» in profondità, sono un continuo invito a riflettere sullo spazio e sul tempo. Come scrisse Giulio Carlo Argan nel 1978, «l’involucro è lo spazio o il presente, la cavità il tempo o il passato. E il presente è pieno di passato. Il passato è il vissuto, l’umano. Certe cose che riguardano il passato vissuto non possono essere dette, per Pomodoro, che con la scultura».


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