DIVI, DIVINE, ANGELI E DIAVOLI: Arletty, il sorriso immortale

Pubblicato il 11 Dicembre 2016 in

arletty-in-les-enfants-du-paradisUn pomeriggio della fine del 1945 un pubblico entusiasta e curioso affolla il Teatro Dal Verme di Milano per assistere all’anteprima in edizione originale di Les enfants du Paradis diretto da Marcel Carnè, monumento del cinema francese. L’evento culturale in una città appena uscita dalla guerra che cerca di riprendersi la vita serenamente è organizzato dalla Croce Rossa Italiana per raccogliere fondi necessari alla sua attività. Il film, girato tra Parigi e Nizza tra il 1943 e il 1944 durante l’occupazione tedesca, è già stato distribuito con grande successo in patria diviso in due parti a causa della lunghezza (182 minuti), mentre da noi arriverà nelle sale in una versione vergognosamente ridotta e massacrata e con un titolo banale: Amanti perduti. Scritta da Jacques Prévert, la pellicola contiene dialoghi realizzati appositamente per la sua protagonista Arletty, attrice dalla bocca sensuale e dalla voce roca, spiritosa, unica, dal portamento aristocratico e popolare allo stesso tempo, destinata a diventare il simbolo di una Parigi immortale.

Figlia del popolo – Nata il 15 maggio 1898 con il nome di Léonie Maria Giulia Bathiat a Courbevoice, un tipico incantevole sobborgo di Parigi sulla Senna di fronte all’isola della Grande Jatte, la futura Arletty è una vera figlia del popolo. Suo padre, tranviere, muore tragicamente sul lavoro nel 1916, sotto le ruote di una vettura, e sua madre è una lavandaia. Trasferitasi giovanissima nella città più vivace, elegante e snob d’Europa, piena di teatri e soprattutto dalla gioia di vivere contagiosa della Belle Époque, si impiega come operaia in una fabbrica, poi come dattilografa e infine, grazie al suo fascino, diventa mannequin, come sono chiamate le indossatrici dell’epoca, presso l’atelier dello stilista Paul Poiret. Qui è notata dal mercante d’arte Paul Guillaume che le trova un posto al Théatre des Capucines come petite femme de revue (attricetta di rivista). Ha ventuno anni, è bella, snella, dotata di un sorriso irresistibile e di una risata argentina, ma anche brava e dotata di talento. Dopo molti anni di fatica sul palcoscenico, arriva finalmente anche al cinema, che lei vive come una necessità più che altro economica (mon argent de poche lo definisce). La prima volta sul set è in un piccolo ruolo nel film La douceur d’aimer (1930) seguito l’anno dopo da Un chien qui rapporte già da protagonista, esile storia di una ragazza intraprendente che per cercare marito ha affittato un cane addestrato a infilarsi nelle auto di signori benestanti.

La cinquina con Carnè – Nel ’34 ottiene una parte nei panni di una paracadutista in Pensione mimosa di Jacques Feyder e nel ’37 Sacha Guitry la vuole in Le perle della corona, dove interpreta la regina d’Abissinia. Ma è soprattutto l’incontro con Marcel Carnè, cantore del Fronte Popolare insieme a Jacques Prévert, a renderla immortale. Sono gli anni nei quali «Parigi e la Francia, sono attraversate da una grande speranza rivoluzionaria, nata tra gli operai, gli intellettuali, i militanti della sinistra e, per un po’, accolta anche dai ceti medi» (Il cinema del Fronte Popolare di Roberto Escobar e Vittorio Giacci, edizioni il Formichiere) che il cinema inevitabilmente riflette realizzando opere leggendarie come La Marsigliese, La grande illusione, La vie est à nous. Nel ’38 la coppia Carnè-Arletty gira il primo dei loro cinque film, Albergo Nord nel quale lei interpreta la prostituta Raymonde con le mani ai fianchi e lo sguardo fiero che rivolgendosi al suo protettore Edmond (Louis Jouvet) dice di non volere essere come “un’atmosfera”, battuta rimasta proverbiale.

arletty-e-gabin-in-alba-tragicaL’anno successivo in Alba tragica Arletty è l’amante dell’equivoco ammaestratore di cani Valentin (Jules Berry), ma per disperato bisogno di amore si rifugia tra le braccia dell’operaio François (Jean Gabin) mostrando senza difficoltà la sua nudità in una sequenza celebre, naturalmente censurata nella versione italiana. Dopo Fric-Frac (1939) di Claude Autant-Lara e Maurice Lehmann Madame Sans-Gêne (1941) di Roger Richebé, nel ’42 è la volta di L’amore e il diavolo, una favola medioevale nella quale due menestrelli, Dominic (Arletty) e Gilles (Alain Cuny) sono inviati dal diavolo a una festa per mandare a monte il fidanzamento di due giovani nobili.

Una donna libera – La definitiva consacrazione di Arletty avviene a quarantacinque anni con il personaggio di Garance in Les enfants du Paradis, «una delle parti più belle mai toccate a un’attrice» secondo il critico Ugo Casiraghi, «una sarabanda di scenografie e di costumi, di pezzi di teatro tragico, di aeree pantomime, di dialoghi intellettualissimi…». Nel ’54 con Aria di Parigi, al fianco ancora di Gabin nel ruolo di un allenatore di pugili, si chiude il sodalizio artistico con Carné, ma non la loro amicizia che rimarrà solida fino alla morte della diva. Accusata di collaborazionismo, nel 1944, dopo la Liberazione è arrestata per aver avuto una relazione con un affascinante ufficiale tedesco e spedita per qualche tempo nel campo di prigionia di Drancy non rinunciando a giustificarsi per questo suo amore “illecito” con la solita grinta: «Se la mia anima è francese, il mio c… è internazionale». Per due anni è costretta a stare lontana sia alla scena sia dallo schermo prima di riprendere a lavorare. Nel ’49 torna sul palcoscenico nella parte di Blanche in Un tram che si chiama desiderio e poi recitando molti altri testi, I mostri sacri di Contea, Porta chiusa di Sarte, La discesa d’Orfeo ancora di Tennessee Williams. Al cinema una delle sue ultime interpretazioni degne di nota è Maxime (1958) di Henri Verneuil. Nel ’62, a causa di un incidente, comincia progressivamente a perdere la vista fino alla quasi completa cecità che però non le porta via il buon umore. Per vent’anni vive circondata dagli amici più cari in un piccolo appartamento della rue de Rémusat, nel XVI arrondissement vicino al campanile della chiesa di Auteuil, in condizioni economiche difficili. Muore il 23 luglio 1992 novantaquattreenne in una Parigi soffocata dal caldo. Dopo la cremazione al Père Lachaise le sue ceneri sono sepolte nella tomba di famiglia di un altro cimitero cittadino. Tanti amori, il primo nel 1914 con un ragazzo che morirà al fronte nel terzo giorno di guerra, ma mai nessun matrimonio (lo considerava “un pasticcio di documenti”) per questa donna, libera, indipendente e moderna.

 

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.