Socialisti di Francia: buono il primo turno

Pubblicato il 11 Giugno 2012 in da redazione grey-panthers
Minacce dell'Isis all'Italia

La Repubblica: “Aiuti a Madrid, contagio evitato”, “Il G7 promuove il piano Ue. Monti alla Merkel: poco tempo, serve la svolta”.
In taglio basso: “Il Quirinale accelera: ‘Riforme in arrivo’”.

Il Corriere della Sera, a centro pagina: “Il conto per salvare l’euro”, “All’Italia i Paesi in difficoltà costeranno almeno 48 miliardi”.

La Stampa: “Sviluppo, si cercano 100 milioni”, “Forse un intervento sulle assicurazioni straniere, Monti accelera sui risparmi”.

Il Giornale: “La beffa dei professori”, “Si vergognano dell’Imu”, “Il ministro dell’Interno Cancellieri rinnega la tassa: ‘L’abbiamo trovata’. Ma allora perché il governo non la toglie?”. E poi: “Il Pdl prepara il documento di dismissione dei beni dello Stato: vale 400 miliardi”.

L’Unità: “In Francia rivince la sinistra”.

Sulla prima pagina de La Repubblica, una lettera al direttore del presidente del Consiglio sotto il titolo: “Io, i poteri forti a Palazzo Chigi e il diritto alla lealtà”. Monti accetta l’invito ad un’intervista pubblica con Ezio Mauro e il fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari, che ieri aveva firmato il consueto editoriale domenicale ed era tornato sulla questione del rapporto tra governo e poteri forti.  Scalfari aveva evidenziato la permanenza al governo di personalità che erano state “creature” (così le aveva definite) di Gianni Letta e Giulio Tremonti: si riferiva ad Antonio Catricalà (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) , Mario Canzio ( ragioniere generale del Tesoro) e Vincenzo Fortunato (capo di gabinetto del ministero dell’Economia).  E Scalfari sottolineava: “Sono sicuramente poteri forti e sono sicuramente contrari alla linea del governo, come ogni giorno i loro comportamenti dimostrano”. Monti risponde di non esser certo stato all’oscuro dei loro percorsi di carriera: “ma si tratta di qualificati funzionari dello Stato”, con caratteristiche di “competenza, integrità, autorevolezza nell’esercitare le funzioni ad essi attribuite, lealtà”. Vero è che sono posizioni che rientrano normalmente nello ‘spoil system”, ma non sarebbe stato una versione corretta dello spoil system applicarlo quando “si è a capo di un governo sostenuto da una maggioranza che è composta da forze politiche antagoniste fra loro”. Scalfari risponde, “Grazie, ma resto preoccupato”. Perché il Ragioniere Canzio “segue la filosofia tremontiana dei tagli lineari”, il tema della copertura finanziaria contiene inevitabilmente “una dose di discrezionalità che in alcuni casi deve essere sottoposta al ministro del Tesoro”; quanto a Catricalà, il rimprovero di Scalfari si incentra su un disegno di legge che che modificava le proprozioni tra membri laici e togati nel Csm. Sul capo di gabinetto Fortunato “non aggiungo nulla -dice Scalfari- che sia un tremontiamo di stretta osservanza lo sanno tutti”.

Il Giornale dedica al fondatore de La Repubblica un articolo alle pagine della politica: “Scalfari fa il leader Pd e silura Bersani”. In questo caso ci si riferisce ad un editoriale in cui Scalfari invitava Bersani a cacciare dal partito i “guastatori” come Stefano Fassina, che vorrebbe ritirare l’appopggio al governo Monti e ad espellere dai ranghi Pd l’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati. Il Giornale ricorda che qualche giorno fa lo stesso Scalfari invitava il Pd ad aprire al famoso “partito di Repubblica” (che prepara la festa del quotidiano a giugno) e a tornare ai tempi in cui Berlinguer ospitava gli “indipendenti di sinistra” garantendo loro l’elezione. Un anonimo esponente Pd anti-repubblica spiega: “l’idea di Scalfari è che noi facciamo la bad company inzeppata di vecchi arnesi della politica, e loro il nuovo che avanza”.

Internazionale

La Stampa dedica due intere pagine alla strage di cristiani in Nigeria: “kamikaze in chiesa”. A compiere il massacro è stata la setta Boko Haram, durante la messa. I terroristi hanno colpito a Jos e a Biu. Boko Haram, “gli afro-talebani”, come li deifinisce il quotidiano, ormai si scatenano quasi ogni domenica. E’ una guerra che ha fatto in un anno 600 morti. Secondo il quotidiano (Domenico Quirico) è il potere centrale corrotto e inefficiente il vero responsabile della deriva terrorista: perché all’inizio, nel 2002, la rivolta predicata dall’islamista Mohamed Yusuf non era vioklenta. E’ stata la repressione violenta del 2009, che ha causato 700 morti tra cui lo stesso leader, giustiziato dall apolizia, a costringere i capi all’esilio: allora sono stati infettati dalla grande ondata di jihadismo internazionale. La pagina di fianco focalizza l’attenzione sulle vittime: i cristiani del Nord, che ricordano di esser una minoranza che vive nell’angoscia e accusano il governo di essre incapace di garantire protezione.
Su La Repubblica un reportage dal Sudan: “Nella terra di nessuno si combatte per il petrolio”. A firmarlo è Giampaolo Caladan, che spiega come sia la ricchezza del giacimento di Heglig, in arabo “dattero del deserto”, a spingere nuovamente alle armi in Nord e il Sud. Los contro rischia di provocare una crisi umanitaria e intanto i colloqui all’Onu si sono interrotti. L’intesa del 2005 aveva spianato la strada alla divisione del Paes, sancita nel 2011 con un referendum. Peraltro i pozzi di petrolio contesi sono preziosi per la Cina, possibile mediatore o persino regista del conflitto.

Francia

La Stampa scrive che con le elezioni legislative di ieri l’Assemblée Nationale “svolta a sinistra”: “non è la valanga rosa” che si aspettava il presidente socialista Hollande, ma è un successo. Si tratta del primo turno e bisognerà aspettare i ballottaggi di domenica prossima. Ma le percentuali danno il Ps a poco meno del 35%, i Verdi al 5% e il Front de Gauche di Mélenchon al 7%. Totale: 46,5%. Il partito di sarkozy, Ump, è al 34%, il Front National di Marine Le Pen al 14%, ovvero molto più delle ultime legislative, ma meno del 17% raccolto dalla Le Pen candidata alle presidenziali. La Le Pen si è presa però una soddisfazione nella circoscrizione più mediatizzata di Francia, quella di Hénin-Beaumont, nel Nord: ha stracciato il leader del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon, che è arrivato addirittura terzo dopo il candidato socialista. Le Pen al 42% e molte possibilità di entrare finalmente in Parlamento, Mélenchon al 21%. Rinuncia al ballottagio e riversa i voti sul socialista. Quanto al tasso di astensione delle legislative, è stato piuttosto alto, visto che la percentuale di chi è andato a votare si è fermata al 57%.
Il Corriere della Sera intervista l’ex ministro socialista Jack Lang, che peraltro è in vantaggio nella circoscrizione dei Vosgi controllata da dieci anni dalla destra: “pronti a lavorare anche con i radicali della Gauche”, dice Kang. E spiega che “nei Vosgi, come nel resto della Francia, gli elettori pensano oggi che la sinistra possa proteggerli meglio”: nei Vosgi “le delocalizzazioni hanno fatto disastri, aumentando la disoccupazione e snaturando il territorio. I cittadini si sono sentiti abbandonati dallo Stato”.
L’Unità intervista David Assouline, portavoce e membro della segreteria nazionale del Partito socialista. Professore di storia con origini marocchine, sottolinea come la vittoria socialista esclude che vi possa essere una coabitazione.

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini