CRISI GRECA: L’Ue rinvia le decisioni in attesa delle scelte di Atene

Pubblicato il 21 Giugno 2011 in da redazione grey-panthers

Le aperture

Corriere della Sera, sull’inchiesta P4: “La rete ombra di Bisignani”, “Letta: è amico di tutti. Indagato il numero uno delle Ferrovie Moretti”, “Politici, nomine e affari nei verbali e nelle intercettazioni”. E, in evidenza: “Tensione sulla Libia tra Napolitano e Maroni”, “Il presidente gela il ministro: l’impegno continui”. Poi: “Intesa Pdl-Lega: uffici di rappresentanza al Nord”. A centro pagina, foto dalla Grecia, con l’avvertimento Ue: “subito i tagli”. E, sull’Italia: “Moody’s avvisa Eni, Enel e 23 enti loclai italiani”. In taglio basso: “Lele Mora in cella a Milano per bancarotta fraudolenta. Il giudice: pericolo di fuga”, “L’accusa: ha fatto sparire 8,4 milioni”.

La Repubblica: “Libia, scontro Lega-Quirinale”, “Napolitano: restiamo con gli alleati. Maroni: missione inefficace. Berlusconi, vertice con il Carroccio sugli uffici di rappresentanza”. E si spiega: “Ministeri al Nord, accordo nella notte dopo la ribellione nel Pdl”.
A centro pagina, con foto di Gianni Letta: “Letta ammette: Bisignani mi parlava delle indagini. Ecco le nuove carte sulla P4. Indagato Moretti, ad Fs”.

La Stampa: “Napolitano stoppa la Lega: in Libia restiamo schierati”, “Maroni insiste: no alla missione”. In alto un richiamo per l’inchiesta P4: “Economia, politica, servizi, ‘Bisignani conosceva tutti”. Una grande foto dal Pakistan: “A nove anni kamikaze forzata”.
In taglio basso: “Grecia salva solo se ha un piano”, “L’Ue rinvia la decisione al 3 luglio in attesa delle scelte di Atene”.

Libero: “I segreti del vice Letta, “L’inchiesta Bisignani: centinaia di intercettazioni, indagato pure Moretti (Fs). Ma dov’è il reato?”, “Pm scatenati: arrestato Lele Mora per bancarotta. E’ un pressing per il Bunga Bunga?”.

Il Giornale, sull’inchiesta P4: “Botte per tutti: Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo, D’Alema, Bocchino, ecc.”, “Nelle carte su Bisignani i nomi di mezza Italia: tanto gossip e pochi fatti. Nel mirino anche Moretti (Fs).
Di spalla: “Napolitano stoppa la Lega. Il Cav. è sempre più in sella”, “Il Colle ‘blinda’ i ministeri”.

Il Fatto: “Pronto, chi trama?”, “Tutte le telefonate di Bisignani”. “Alla Santanché: ‘Ti ho trovato la pubblicità’. La Prestigiacomo: ‘Se mi intercettano con te sono rovinata’. Letta: ‘Mi informò dell’inchiesta’. Alemanno e le nomine Atac. Indagato l’ad delle Ferrovie, Moretti”. E, ancora in prima: “Maroni sogna la secessione, a Roma tutti zitti”, “Da Pontida incita la folla, nonostante il ruolo”.
Intaglio basso: “Arrestato Lele Mora, l’amico che portava le donne a B.”, “Responsabile di un crac da 8,5 milioni, avrebbe cercato di nasondere i soldi in Svizzera”.

Il Sole 24 Ore: “Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo”, “Alla procura di Milano il verbale di ispezione di Bankitalia”. “Titolo giù del 7.4 per cento, sfuma l’ipotesi fusioni. Il dg Chiesa: ‘Andremo avanti da soli”. Foto del presidente eurogruppo Junker e sintesi del suo pensiero: “L’Italia non è in pericolo”. Poi un richiamo in prima per il caso P4: “Letta: ‘Bisignani amico di tutti, non escludo che mi parlò dell’inchiesta”. E per le parole del capo dello Stato: “Napolitano: è un nostro dovere restare schierarti in Libia. Maroni: fissare la data del ritiro”.

Il Foglio: “Il Cav. cerca la fiducia ma trova guai tra Napolitano e Bossi”. “Oggi inizia la verifica parlamentare, prima del voto sul dl sviluppo c’è da superare la disputa sui ministeri”.

Governo e politica italiana

“E’ nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schiearti con le forze di altri Paesi che hanno raccolto l’appello dell’Onu”: queste le parole pronunciate da Napolitano, all’indomani della richiesta del ministro dell’Interno Roberto Maroni di ritiro dalle operazioni in Libia lanciato a Pontida. Le riferisce il Corriere della Sera, descrivendo un capo dello Stato preoccupato della credibilità internazionale: secondo il quirinalista del quotidiano Marzio Breda, è un ammonimento ad evitare che la politica estera sia piegata a fini interni. L’intervento in Libia, cioè, verrebbeusato come strumento di pressione per negoziare un suppemento di ossigeno ad un governo sull’orlo di una crisi. Maroni, peraltro, riferisce lo stesso Corriere, ieri ha attirato l’attenzione su un’altra scadenza cruciale per la maggioranza in Parlamento: “il 30  giugno ci sarà il rinnovo delle missioni di pace e in quel contesto sarà utile discutere della Libia. Noi della Lega vogliamo discutere laicamente”, ha detto il ministro. Maroni, spiega ancora il Corriere, insiste per l’indicazione di una data per il disimpegno. E il premier, oggi atteso in Senato per le comunicazioni sul governo chieste da Napolitano dopo l’ingresso nella compagine dei Responsabili, potrebbe annunciare che l’impegno in Libia si fermerà a settembre. Nel frattempo, qualsiasi decisione sulla Libia resta congelata fino alla riunione del Cosiglio superiore della Difesa, prevista per il 6 luglio.
La Stampa riassume la situazione così: “E il premier: la missione finisce a settembre”. Scrive Ugo Magri: “Un ministreo dell’Interno che rimbecca il capo dello Stato ancora mai si era visto nella galleria degli orrori istituzionali. Ieri la lacuna è stata colmata: sulla guerra libica Maroni ha sostenuto il rovescio esatto del Presidente, che tra parentesi è il comandante supremo delle forze armate”. Ma secondo La Stampa, “il vero attentato politico è contro il primo ministro”: “la richiesta di una data entro cui sganciarsi dalla missione, innesca una bomba sotto la poltrona del Cavaliere. Può esplodere entro il mese, quando il governo dovrà rifinanziare le missioni. Oppure lo scoppio può tardare fino a settembre, se nel frattempo Gheddafi non si sarà arreso. La speranza del Cavaliere è proprio questa”.
E intanto, oggi al Senato, potrebbe prendere l’impegno richiesto dalla lega di un disimpegno dalla Libia a settembre.
“L’illusione di arrivare al 2013” è il titolo dell’analisi di Stefano Folli, che compare in prima sul Sole 24 Ore. Arrivare alla scdenza naturale della legislatura è obiettivo tanto di Berlusconi che di Bossi, che “non dispone di un piano B” in caso di voto anticipato: significherebbe la caduta del governo, ma anche la fine dell’avventura politica del padre-fondatore del leghismo. Tuttavia il 2013 è un traguardo sempre più lontano: a Pontida la Lega si è mostrata alla confusa ricerca di identità, rispolverando persino il grido ‘secessione’, “che ha sorpreso Bossi”: “il termine voca un passato che il leader ha abbandonato da tempo”, anche perché, nelle sue condizioni di salute, non potrebbe gestire “una nuova fase rivoluzionaria”, peraltro “fuori tempo massimo”.
Sulla richiesta leghista di spostamento di ministeri al Nord, Il Sole riferisce delle divisioni della maggioranza, che potrebbero palesarsi proprio oggi, in occasione dell’approvazione del decreto sviluppo: contro la proposta leghista sono in fatti scesi in campo il sindaco di Roma Alemanno e la presidente dela Regione Lazio Polverini. Hanno lanciato insieme una proposta di iniziativa popolare ma, soprattutto, Alemanno ha preannunciato il deposito di un ordine del giorno -che si va a sommare a quelli di Pd e Terzo polo- per dire che ministeri e ministri non possono muoversi dalla capitale. La Repubblica -ma non solo- sottolinea come su quest’ordine del giorno la maggioranza potrebbe spaccarsi e, tra le sue fila, alcuni potrebbero decidere di sostenere il documento di Alemanno: per evitare scivoloni, nella notte si sarebbe raggiunto un accordo per un testo comune Pdl-Lega in cui si chieda il decentramento soltanto di uffici di rappresentanza dei ministeri, ma con funzioni operative.

P4

Su tutti -o quasi i quotidiani- ritroverete ampi stralci dei verbali e delle intercettazioni relative all’inchiesta del pm Woodkock a Napoli.
Per La Repubblica dalle carte emerge un modo di operare molto simile a quello utilizzato da Gelli e dalla P2: e il metodo consisteva nall’acquisire indebitamente notizie, intimidire, blandire, per poi passare al ricatto.
Il direttore de Il Giornale Alessando Sallusti sottolinea che le diciannovemila pagine di intercettazioni fanno battere un nuovo record: “tanto sforzo per dimostrare che Luigi Bisignani, lobbista di lungo corso e dispensatore di consigli”, conosceva e parlava a lungo con tutti. Ma di reato, secondo il gip, che ha respinto 17 capi d’accusa ritenendoli infondati, “c’è soltanto l’ipotesi di favoreggaimento”, cioè di aver avvisato persone terze, tra le quali Gianni Letta, di indagini in corso.
Anche Il Fatto si chiede “dove sta il reato”? E appunta la sua attenzione sulle accuse che Woodkock avrebbe voluto fare intervenire: violazione della legge Anselmi, che impedisce la creazione di associazioni segrete, come la Pd di Gelli. Ma è un “reato impossibile”, ricorda Il Fatto: “il cronista giudiziario non ricorda condanne e non ne prevede in futuro”.  E’ difficile dimostrare l’esistenza di associaizoni segrete che, occultando l’esistenza ovvero tenendo segrete le loro attività, mirano ad inteferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministraizoni pubbliche, ecc. La violazione della legga Anselmi è stata contestata da Agostino Cordova a Palmi nel 1992, da Luigi De Magistris a Catanzaro nel 2006 e dallo stesso Woodkock a Potenza. Ma la loggia di Gelli è stata colpita “solo grazie alla relazione della commissione di inchiesta guidata da un presidente coraggioso come Tina Anselmi”: oggi nessuno avrebbe il coraggio di proporre una commissione di inchiesta sulla P4, conclude Il Fatto.

E poi

Una lunga analisi de La Stampa analizza il terzo discorso del presidente siriano Assad dall’inizio delle rivolte: “Assad: riforme soltanto dopo la fine dei moti”, sintetizza il quotidiano. Si riferisce anche della reazione in quella Turchia che tanto di è spesa per tentare una mediazione e per convincere Assad ad avviare un percorso di riforme e fermare la repressione: “il presidente turco Gul: così non basta”.
“Assad il restauratore fa infuriare i siriani (e anche la Turchia), titola Il Riformista spiegando che non c’è stata nessuna svolta e che gli oppositori tornano in piazza, mentre l’esercito si schiera ai confini con la Turchia.
Il vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli si occupa delle successione al cardinale Tettamanzi a Milano e riferisce le parole del probabile candidato Angelo Scola, patriarca di Venezia: “Serve un nuovo umanesimo cristiano aperto alle altre religioni”.

(Fonte: La Rassegna Italiana di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)