Borsa in altalena per le voci di dimissioni

Pubblicato il 8 Novembre 2011 in da redazione grey-panthers
inverno

Le aperture

La Repubblica: “Berlusconi resiste, i mercati fuggono. Voci di dimissioni, volano le Borse e cala lo spread. La smentita fa scattare le vendite. Il Cavaliere tratta con gli scontenti. Missione Ue a Roma. ‘Risposte sulle riforme'”. E poi le parole del premier: “Chiederò la fiducia, voglio vedere in faccia i traditori”. “Oggi primo test sul Rendiconto”.

Il Corriere della Sera:“Berlusconi: vi sfido a votarmi contro”. “Il premier chiederà la fiducia sulla lettera a Bruxelles. Borsa in altalena per le voci di dimissioni”. “Vertice con la Lega: richiesta di un passo indietro, poi la smentita”. A centro pagina la notizia che i “controllori” della Commissione europea, che devono monitorare il rispetto degli impegni presi con l’Europa da parte dell’Italia, saranno affiancati da esperti della Bce guidata da Mario Draghi.

Libero: “Venitemi a prendere. Il Cav non si dimette. Voglio vedere i traditori votarmi contro in Parlamento. In caso di sfiducia, l’obiettivo sono elezioni subito: candidato premier lui stesso oppure Alfano”.

Il Giornale: “Berlusconi resiste”. “‘Non me ne vado”, “il Cavaliere sfida i Giuda: ‘Se volete sfiduciatemi in Aula. Voglio guardare in faccia chi mi tradirà”. “La Ue gela l’opposizione: ‘All’Italia non serve un governo di unità nazionale”:

Il Fatto quotidiano: “Finito, a colpi di Borsa e borsette”. ‘Si dimette: i mercati esultano dopo l’annuncio dei giornalisti amici di B. che poi smentisce. E il crollo ricomincia”.

Italia, Berlusconi 

La Repubblica sottolinea la distanza della Lega dal destino del Cavaliere: il senatur manda Calderoli ad Arcore, ‘fatti da parte, Alfano al tuo posto’.” Dove si spiega che Bossi si è rifiutato di andare ad Arcore, e che anche questo è un segnale del gelo sceso tra Lega e Berlusconi. Ha mandato Calderoli, con l’incarico di ribadire quello che il senatur gli avrebbe già chiesto in privato una decina di giorni fa, ovvero la richiesta di farsi da parte. Bossi avrebbe anche indicato in Alfano il successore. Ma Berlusconi avrebbe respinto l’invito. I leghisti sarebbero sorpresi di un dietro-front del premier: per tutta la notte e fino a poche ore prima pare fosse convinto del passo indietro. Lo ribadisce anche una analisi sullo stesso quotidiano, che attribuisce la decisione di cambiare idea ad un incontro con i figli e con il presidente di Mediaset Confalonieri. Un pranzo, presente anche l’avvocato Ghedini, in cui si è discusso se fosse più conveniente per le aziende dimettersi o andare avanti.

La notizia è confermata dal Sole 24 Ore: “Berlusconi, vertice con i figli. Gran consulto ad Arcore”, “malgrado alcuni partecipanti lo abbiano definito solo una riunione di routine”, visto che da dieci anni il capofamiglia dedica un giorno alla settimana agli affari di famiglia. E’ stato tuttavia fatto il punto sullo stato di salute delle società del gruppo.

Sul Corriere: “E Bossi provò la carta Angelino”.

Appuntamento centrale è quello di oggi pomeriggio, in occasione delle votazioni sul Rendiconto dello Stato, previsto alla Camera per le 15.30: se oggi le astensioni saranno superiori ai voti favorevoli, tutto cambierà, secondo La Repubblica, poiché il Quirinale dovrà prendere atto che la maggioranza in Parlamento non c’è più. La Stampa sottolinea che l’opposizione intera si asterrà sul rendiconto: dunque, per assurdo, ad approvarlo basterebbe un singolo voto. Berlusconi verrà convinto, forse, a dimettersi, se i sì al rendiconto saranno talmente scarsi da togliergli anche l’ultimo barlume di speranza. Il capogruppo di Futuro e Libertà Della Vedova fissa un’asticella: sotto il 316 voti sarebbe acclarato che il governo non ha più nemmeno la maggioranza numerica.
A “bocce ferme” il Cavaliere può contare su 312 voti.
Secondo Il Sole 24 Ore “la maggioranza verso quota 311”, oggi il premier incontra gli scontenti per alzare l’asticella. Il quotidiano di Confindustria descrive così il punto di vista del Quirinale: “La linea del Colle: non basterà un voto di scarto”, visto che si tratta di affrontare l’emergenza della crisi finanziaria.
E se la conta di oggi sarà per il premier un passaggio fondamentale, è pur vero che il Cavaliere guarda già al passaggio successivo, visto che intende sfidare quelli che definisce “traditori” con una mozione di fiducia sugli impegni presi nella lettera all’Ue da votare in prima battuta al Senato, dove la maggioranza gode di un consenso più ampio.

Secondo Alessandro Sallusti, che firma l’editoriale de Il Giornale, “la logica dice che Berlusconi cadrà. Lui, che è ottimista di natura e non si arrende mai, non ne è convinto. L’uomo non conoscerà il galateo della politica ma conosce bene gli uomini (e le donne). I suoi (le sue), poi, li conosce uno per uno. Per questo non ha perso la speranza di recuperare gli scettici”.

Franco Bechis, che ieri era stato il primo a diffondere le voci di dimissioni imminenti di Berlusconi, trascrive oggi su Libero il contenuto della telefonata con “un alto dirigente Pdl”, che ieri gli ha dato la notizia. “No,oggi quella testa di c… deve andare a Milano. Ha degli appuntamenti. Torna stasera e si dimetterà domani”. Bechis non rivela il nome del suo interlocutore.

Il Corriere della Sera riferisce la battuta ironica dello stesso Berlusconi, ieri ad Arcore. “Finirà che mi sono dimesso senza saperlo”.

Italia, Opposizione

Tra le ipotesi che erano circolate nei giorni scorsi, c’era anche quella di un passo indietro del premier con un governo presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta. L’Udc proponeva persino un ticket Monti-Letta.
Secondo Il Sole 24 Ore, Letta si sarebbe “tirato fuori”, suggerendo un governo Monti. La Repubblica intervista Walter Veltroni: “‘Niente voto, e governo di transizione. Con Monti si può evitare il tracollo”.
Ma Veltroni dice anche: “Io ho cominciato il mio lavoro da segretario dopo la sfortunata stagione dell’Unione, quando Berlusconi aveva il pieno del consenso. Adesso invece il Pd ha di fronte a sé un immenso spazio. Ed è giusto ascoltare le preoccupazioni di Prodi sulla difficoltà a raccogliere fino in fondo il consenso. Il Pd dovrebbe far vivere quella che chiamai la sua vocazione maggioritaria e lanciare sui contenuti la sfida riformista.

Antonio Padellaro firma l’editoriale de Il Fatto quotidiano, dedicato al possibile governo di unità nazionale: “Da chi sarà composta la supermaggioranza di unità nazionale in grado di sostenere gli indispensabili sacrifici che il mondo reclama? Purtroppo Bossi e il Caimano non sentono storie: vogliono le elezioni anticipate e non faranno certo da stampella agli esecutivi che gli Alfano e i Calderoli hanno sobriamente definito ribaltoni golpisti. Ecco allora che l’unità nazionale si riduce alla coalizione di centrosinistra (Pd, Udc, forse Idv) rafforzata, si fa per dire, da una cospicua pattuglia di transfughi di centrodestra”. Padellaro spiega che un governo del genere sarebbe sotto assedio e incapace di fare le riforme necessarie. E dunque si chiede se non convenga all’opposizione “tagliare corto e chiedere al Capo dello Stato di imboccare la strada più lineare, più conveniente (la destra e alla canna del gas) e più costituzionale: quella delle elezioni anticipate”.

Internazionale

I responsabili di una quarantina di aziende cinesi di servizi online e del settore informatico, sono stati convocati – racconta il Corriere della Sera – dalle autorità a prender parte ad una tre giorni di una sorta di seminario obbligatorio. A condurlo era il direttore dell’organismo che coordina la propaganda di Pechino, l’ufficio per l’informazione del Consiglio di Stato: al termine del meeting a porte chiuse, i vertici dei colossi del web cinese hanno convenuto che occorre “porre un freno alla diffusione di notizie pericolose” sulla rete e “stroncare risolutamente la diffusione di notizie false e tendenziose online” della pornografia online, delle truffe commesse via Internet e della diffusione delle informazioni dannose. Al seminario hanno preso parte alcuni tra i maggiori imprenditori del settore: personaggi carismatici, protagonisti del boom del web come il numero 1 di “AliBaba”, il proprietario del portale “Baidu”.

La Stampa dedica una pagina alla rielezione, per la terza volta consecutiva, di Daniel Ortega a presidente del Nicaragua, malgrado la Costituzione impedisse un terzo mandato. Marxista ma con buoni rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, ha potuto usufruire di due miliardi di dollari elargiti dal Presidente venezuelano Chavez. Decisiva per la sua riconferma è stata anche l’allenza con la chiesa cattolica locale, visto che il Nicaragua è oggi il Paese con le leggi antiabortiste più dure al mondo, con pene che arrivano fino a sei anni di carcere, otto per i medici.

La Repubblica sottolinea come, nell’indifferenza del mondo, in Tibet si consumi la tragedia delle “torce umane”: monaci e suore dei monasteri buddisti, assediati dall’esercito cinese, si danno fuoco, per opporsi alla repressione di Pechino, che da marzo ha ripreso a svuotare i conventi fedeli al Dalai Lama. Dodici in poche settimane le vittime.

E poi

Il direttore di Reset, Giancarlo Bosetti, recensisce sulle pagine della Cultura de La Repubblica, due libri accomunati dal fatto di essere una riflessione sul “senso del ‘noi'”, e la possibilità di riconquistare “i beni comuni”. Si tratta di 4 lezioni di Salvatore Veca (“L’idea di incompletezza”) e un saggio di Alessandro Ferrara (“Democrazia e apertura”). Le variazioni del “noi” di Veca passano attraverso i problemi connessi all’immigrazione e alla retorica segregazionista della Lega. Ferrara va alla ricerca di quella che definisce “l’infrastruttura affettiva ed emotiva della democrazia”, quella che sottostava all’adesione ad una religione, ad un progetto politico, ad un sindacato, ad un movimento”.

Sul Corriere della Sera Giorgio Montefoschi recensisce “La congiunzione dei due oceani”, dottrina mistica dell’erede al trono moghul dell’imperatore Dara Sikoh (1615-1659), affiliato ad una confraternita sufi. Era convinto della corrispondenza tra le tradizioni mistiche dell’islam e dell’induismo. “La sfida dell’imperatore Dara Sikoh: fondere le religioni”.

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini