CD e altre musiche di settembre, di Ferruccio Nuzzo

Pubblicato il 6 settembre 2018 in , da Ferruccio Nuzzo

Ci ha messo un bel po’ di tempo, il grande contraltista Philippe Jaroussky per affrontare – dapprima sulla scena (del Théâtre des Champs Elysées, a Parigi) e finalmente in disco – il ruolo ed il mito dell’Orfeo. Con l’Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, che più di un secolo e mezzo dopo quello di Claudio Monteverdi, glorioso ed immortale antenato dell’opera lirica, segnò l’inizio di una riforma che, finalmente, sottrasse il genere agli eccessi dei castrati, alle loro sfrenate esibizioni, vocali e sceniche, che riducevano musica e dramma ad un mero pretesto. 

Semplicità, ed equilibrio perfetto tra il testo ed una musica al servizio della tragedia, sono l’imperativo di questa riforma e la chiave della splendida interpretazione di Diego Fasolis, il direttore d’orchestra svizzero che con Jaroussky ha firmato questa magistrale registrazione dell’Orfeo ed Euridice. Altro, e non indifferente, motivo di interesse di questa edizione è la scelta della versione – ancora inedita in disco – che fu data per la prima volta al Teatro di Corte del Palazzo reale di Napoli nel 1774, con qualche aggiunta di mano napoletana attribuita a un misterioso Egidio Lasnel (in realtà l’aristocratico napoletano e dilettante di musica Diego Naselli, della famiglia dei Principi d’Aragona) e adattata per un Orfeo castrato con una tessitura più acuta ed un soprano coloratura per il ruolo di Euridice. 

Si potrebbe pensare che il ruolo di Orfeo sia un ideale per un cantante d’opera, con i suoi recitativi di suprema nobiltà, le arie sublimi ed un’orchestra ed un coro che elevano imponenti, dantesche scenografie. “La realtà è meno evidente – ha spiegato Jaroussky – Quando ero studente, la prima volta che ho ascoltato “Che farò senza Euridice …” non mi entusiasmò più che tanto! Poi, undici anni fa l’ho cantata per la prima volta. Ed è stato là che, tenendo Euridice tra le braccia, ho capito tutto il significato di quest’aria. E son contento di riprenderla oggi con una voce che ha ancora saputo evolvere”.     

Gluck   

Orfeo ed Euridice – Philippe Jaroussky, Amanda Forsythe, Emöke Baráth, Coro della Radiotelevisione svizzera, I Barocchisti, Diego Fasolis – Erato (77’38)

 

 

 

 

Gluck: Orfeo ed Euridice, “Che farò senza Euridice”


Crepuscule   

Franck, Fauré, Vierne – Duo Luperca: Aurélienne Brauner: violoncello, Lorène de Ratuld: pianoforte – Anima Records (72’37)

Il “mercato” dei nomi degli ensemble – orchestrali o cameristici che essi siano – è saturo. Allora appaiono i nomi più misteriosi, per non dir stravaganti, come questo del Duo Luperca. 

Luperca, chi era dunque costui (o costei) ? Nessuna indicazione nel libretto che accompagna il cd né nelle pagine internet dedicate a questo ensemble. Allora la mitologia e la cultura scolastica vengono in soccorso, con la storia della lupa che nutrì Romolo e Remo in un antro presso il colle Palatino, e le lupercalia che derivarono da questo mito con i loro rituali propiziatori della fecondità …

Forse un giorno incontrerò – o ascolterete in concerto – la violoncellista Aurélienne Brauner e la pianista Lorène de Ratuld e si potrà chieder loro la chiave del mistero: il primo che la trova è invitato a rivelarla in queste pagine.

Questa premessa non deve, comunque, distrarre l’entusiasmo – per non dire l’esaltazione – che questo cd ha suscitato sin dal primo ascolto. Un suono splendido ed un’intensità che rendono la lettura di queste tre Sonate – variamente note  – rivelatrice e comunque definitiva nell’appassionato dialogo dei due strumenti – qui trattati alla pari – e per l’assoluto controllo dei tempi, sovente rattenuti in un’agogica abitata dalla tensione e dall’emozione. Sono gli ultimi istanti di un romanticismo tardivo, ormai prossimo alla decadenza, alle soglie della modernità, e che porta la classica forma-sonata  a livelli prossimi all’implosione, aurore boreali rivelatrici di remoti, inesauribili, esasperati cataclismi.

La qualità della registrazione è anch’essa eccezionale. La scelta di piazzare i microfoni il più possibile vicini agli strumenti dà un suono preciso, dinamico e “realista”: si “sente” il dito che attacca la corda, la respirazione degli interpreti, l’azione dei pedali del pianoforte.

Questo cd consacra cinque anni di collaborazione concertistica del Duo Luperca con il sostegno della Fondazione Palazzetto Bru Zane a Venezia, Centro per la musica romantica francese.

ps : Lorène de Ratuld ha confessato che si tratta effettivamente della lupa nutrice, “… devo aggiungere, tuttavia, che è sopratutto la sonorità di questo nome che ci ha sedotto …!”.

Duo Luperca   


¡ Vamos !   

Mélodie Ruvio: contralto, Benjamin Valette: chitarra, Isaure Lavergne: flauto a becco, Ronald Martin Alonso: viola da gamba, Raphaël Mas: percussioni – Ad Vitam Records (60’33)

Chiamarsi Mélodie è, in qualche modo, una predestinazione. E Mélodie Ruvio ha seguito questa buona stella o la benefica fata che sin dalla culla han voluto indirizzare la sua vita sugli aerei sentieri della musica. Con il nome dapprima, poi, ben presto, nel coro di bambini di Sotto Voce e con il flauto a becco. Dopo dieci anni di questa intensa iniziazione, Mélodie si fa notare da Hervé Niquet che gli offre il suo primo ruolo di protagonista in una rappresentazione lirica dell’Accademia d’Ambronay. È l’inizio di una lunga e molteplice carriera, che prediligendo il barocco con Rinaldo Alessandrini, William Christie, Marc Minkowski, Alexis Kossenko e tanti altri, non neglige il repertorio più recente, da Mozart a Wagner.

Ed oggi questo cd che, quasi un divertimento, percorre le molteplici sfaccettature della musica vocale spagnola, con le famose Chansons espagnoles anciennes di Federico Garcia Lorca – di cui vi propongo all’ascolto una Sevillanas del siglo XVIII – e le Chansons populaires di Manuel De Falla, ma anche brani meno noti – dal Secolo d’oro di Diego Pisador a Joachín Rodrigo – alcuni dei quali, inizialmente scritti per voce con accompagnamento di pianoforte sono state adattate per l’occasione all’accompagnamento della magica chitarra di Benjamin Valette – di cui ho già parlato, e con entusiasmo, in queste pagine -, magico evocatore di colori e di emozioni.

Di singolare fascino La mañana de Saint Juan di Pisador: inizialmente composta per la vihuela (antica cugina del liuto), è stata qui trascritta per l’accompagnamento del flauto a becco di Isaure Lavergne, della viola da gamba di Ronald Martin Alonso e delle percussioni di Raphaël Mas.

Federico Garcia Lorca: Sevillanas del siglo XVIII