CD e altre musiche di giugno, di F. Nuzzo

Pubblicato il 8 giugno 2017 in , da Ferruccio Nuzzo

Venti favorevoli, brezze soavi dense di vibrazioni e risonanze spirano, in questa primavera finalmente affermata, per la viola da gamba italiana. Dopo il Jeux d’harmonie di Alberto Rasi, ecco l’affascinante programma che Paolo Biordi ha dedicato alle due divinità maggiori di questo sublime strumento: Marin Marais e il Sieur de Sainte Colombe. Se tutti conoscono ormai Marais – e non soltanto grazie al film Tous les matins du monde – ben più misterioso è il personaggio di Sainte Colombe: incerto è il nome come le date della nascita e della morte, anche se si sa che di Marais egli fu sicuramente il maestro.

Ma la sua musica, sempre animata da una sorprendente fantasia ed insofferente ad ogni classicistica maniera e ai canoni dell’epoca, profondamente gambistica e vibrante di tutte le risorse dello strumento, meglio lo rappresenta di qualsiasi dato biografico.

Il titolo del cd, Viole in burrasca, è emblematico delle eroiche sonorità che, sotto la sua apparente tenebrosa mollezza, la viola da gamba rivela in alcuni accesi movimenti, come la Courante en bourrasque dalle Pièces en ré mineur di Sainte Colombe che ha ispirato il titolo del cd.

L’interpretazione che Paolo Biordi dà delle composizioni – tra le meno note, ed alcune son presentate in disco per la prima volta – dei due Maestri è esaltante per penetrazione e comunione di sensibilità, e resa particolarmente preziosa dalla trasparenza della registrazione, effettuata nella chiesa di San Jacopo. Nessuna riverberazione artificiale turba la purezza di un suono che, lontano dalle asprezze al limite della violenza che ci infliggono alcune recenti registrazioni, mi ha fatto rivivere l’emozione dei primi ascolti, in una riscoperta della viola da gamba.

Ho rivolto a Paolo Biordi qualche domanda, relativamente alla sua attività e alle sorti della viola da gamba in Italia.

Si può, ormai, parlare di una scuola italiana di viola da gamba, non più tributaria dei “mostri sacri” e della Schola Cantorum Basilensis?

Riguardo ai violisti italiani di oggi, possiamo certamente dire che essi sono nella maggior parte “figli” o “nipoti” di Jordi Savall, e in qualche caso di Wieland Kuijken. Tuttavia hanno anche sviluppato stili e tecniche molto personali nell’interpretazione di questo straordinario strumento.

Oltre alla sua attività di gambista, lei è stato per sei anni direttore del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, ove ha tenuto anche la cattedra del suo strumento. La didattica moderna della viola da gamba l’ha quindi interessata in modo particolare? 

Ritenendo necessario l’utilizzo di strumenti didattici come avviene in qualsiasi scuola di violino o pianoforte, insieme a Vittorio Ghielmi ho in passato scritto un Metodo progressivo per viola da gamba, con prefazione di Christoph Coin, che ancor oggi, a venticinque anni dalla prima pubblicazione (UtOrpheus, Bologna), giunta alla sua seconda edizione e tradotta in inglese e in francese, continua ad avere un notevole successo in tutto il mondo.

Sull’interessante libretto – curato da Danilo Prefumo – è indicato che il suo strumento, copia di un anonimo del ‘700, è opera di Paolo e Niccolò Biordi …

Insieme all’attività concertistica e didattica ho sempre avuto una grande passione per la liuteria e per lo studio dell’iconografia musicale. Ho costruito quindi diverse viole, compresa quella che ho utilizzato in “Viole en bourrasque”, insieme a mio figlio Niccolò, raffinato restauratore di oggetti d’arte antica.

Quel che colpisce particolarmente in “Viole en bourrasque” è effettivamente la bellezza del suono, messa in evidenza da una registrazione senza alcun «effetto» né compiacimento.

Ho sempre trovato illuminante la testimonianza di H.Le Blanc che nel 1740 paragonava il suono di Marais alla risonanza del pendolo e affermava che Marais e Forqueray rendessero la sonorità del loro strumento comparabile a quella della grande campana di St.Germain. Insomma risonanza e ancora risonanza, ma nella purezza e nell’autenticità.

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Marin Marais, Monsieur de Sainte Colombe: Pièces pour basse de viole seule – Paolo Biordi: viola da gamba –  Dynamic (67’37)

images   Viole en bourrasque   


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Concerti di Parigi – Il delirio fantastico, Vincent Bernhardt – Calliope (66’15)

Paradossalmente i cosiddetti Concerti di Parigi di Antonio Vivaldi, repertoriati nel catalogo Ryom con numeri discontinui che vanno dall’RV 114 all’RV 164, sono tra i meno conosciuti in Francia, benché essi siano stati conservati per lunghi anni nella biblioteca del Conservatoire, prima di esser trasferiti nella Biblioteca Nazionale, dove si trovano ancora. Né mai sono stati registrati da un ensemble francese specializzato nella musica barocca. Mai prima di questo bel cd Calliope.

Il clavicembalista e organista Vincent Bernhardt, dopo lunghi anni di ricerche, ha stabilito una nuova versione di questi concerti ripieni – cioè senza strumenti solisti – che sono spesso versioni arrangiate di opere precedenti (spesso la differenza è soltanto nelle prime battute). Egli si è basato non soltanto sui manoscritti dei concerti stessi, opera di un copista (probabilmente il padre del compositore), ma anche sugli autografi dell’autore, pieni di correzioni e di passaggi cancellati.

Alcuni di questi «ripensamenti» del compositore, testimonianza di quel work in progress che è tutta l’opera di Vivaldi, sono stati ristabiliti – come nel primo movimento del Concerto n°1 in sol minore RV 157.

La vitalissima, affascinante, interpretazione è stata realizzata da Vincent Bernhardt con il suo ensemble Il delirio fantastico, in associazione con il Festival Orgues en octobre della Baie de Somme.

Su YouTube una  presentazione in video della registrazione.

images   Concerti di Parigi      


71NUw334PgL._SL1200_Retratos

Juliette Salmona: violoncello, Benjamin Valette: chitarra – Ad Vitam Records (50’52)

Ad Vitam Records ama la chitarra, sola, in ensemble e nelle associazioni più inedite. Ve l’ho proposta un mese fa in compagnia dell’oboe, in un bel disco di Divertissements, oggi ritorna in coppia con il violoncello per proporci nuove, inedite emozioni. I due strumenti, alternandosi nel ruolo di protagonista e di sostegno – come sempre si dovrebbe in una coppia saggia e votata ad un felice futuro – svelano in un programma di opere originali – per lo più inedite in disco – o arrangiate (da Benjamin Valette) tutta la flessibilità e la ricchezza del loro timbro.

Prima di tutte Retratos del brasiliano, figlio di immigrati italiani, Radamés Gnatalli, la composizione che ha ispirato il progetto di questo cd e gli ha dato il titolo. In un pittoresco alternarsi nel canto e nell’accompagnamento, spesso estremamente ritmico, con il violoncello che mima la chitarra in pizzicati danzanti, la coppia manifesta e partecipa tutte le gioie di un rapporto ben equilibrato. Seguono, attorno a qualche capolavoro di Heitor Villa-Lobos – come il famoso n°5 dalle  Bachianas Brasileiras -,  la Sonata, ancora di Gnatalli, ed altre composizioni, originariamente per pianoforte, voce o orchestra, di autori brasiliani, spesso di origine italiana, della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, come il delizioso Fon-Fon, Odeon e Carioca di Ernesto Nazareth, due Valse di Esquina di Francisco Mignone ed il Noturno op.33 di Alberto Nepomuceno, uno dei padri della musica classica brasiliana.

Juliette Salmona e Benjamin Valette sono interpreti virtuosi e appassionati (Benjamin fa parte del Quatuor Eclisse, di cui ho già parlato in queste pagine) di questo originale repertorio, e quel mago della registrazione che è Jean-Yves Labat de Rossi, ha saputo creare attorno ai due strumenti un’aura intima e fantastica propizia a rivelare il mondo incantato di questa felice coppia.

images Retratos