Il film di Sallato esplora la responsabilità individuale all’interno di un sistema totalitario e sposta il punto di vista all’interno del mondo militare durante il golpe cileno del 1973, sottolineando la figura del capitano Jorge Silva
Cile, 11 settembre 1973: un colpo di stato militare fa piombare il Paese latino-americano in una feroce dittatura che causerà tante sofferenze. I militari prendono il potere arrestando e torturando gli oppositori al regime, mentre il presidente Salvador Allende, eletto democraticamente tre anni prima, nel Palacio de La Moneda a Santiago del Cile, sede del Governo, si toglie la vita piuttosto che arrendersi ai complottisti. Il golpe è stato organizzato e guidato dal generale Augusto Pinochet che era stato nominato proprio da Allende come capo dell’esercito, credendolo leale alle istituzioni democratiche e costituzionali. Prima di togliersi la vita Allende, raccontano i suoi collaboratori più stretti, aveva espresso preoccupazione per la sorte del “suo” generale che credeva nelle mani dei golpisti…
Mentre un’atmosfera da incubo si diffonde nella società cilena, il capitano Jorge Silva (Nicolás Zárate), ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica e un paracadutista di grande bravura, ammirato dal suo giovane aiutante il sergente Hernández (Aron Hernández), è un soldato obbediente agli ordini dei suoi superiori. Il compito che gli viene affidato è quello di trasformare l’Accademia in cui stava addestrando i giovani cadetti, in un centro di detenzione e tortura. Silva, un ufficiale ligio al dovere, è però una persona umana e sensibile. Quando gli hangar si riempiono di prigionieri, diventando un luogo di barbarie e sopraffazioni, si trova a un bivio: appoggiare il nuovo regime, o disobbedire e aiutare chi lotta per sopravvivere? L’ufficiale è anche molto preoccupato per sua moglie Rosa (Catalina Stuardo), un’insegnate di storia all’università che insieme ad altri professori è stata violentemente allontana dal suo posto di lavoro dai soldati golpisti.

Dopo aver ricevuto l’ordine di trasferimento su di un camion di alcuni detenuti destinati allo stadio di Santiago, il luogo di raccolta di tutti gli oppositori, il capitano viene convocato dal colonnello Jahn (Marcial Tagle), colui che rappresenta la spietata macchina burocratica del regime durante il colpo di stato. Jahn comanda a Silva di far fucilare durante il tragitto tre attivisti del partito MAPU. A quel punto l’ufficiale disubbidisce…
Il film esplora intelligentemente la responsabilità individuale all’interno di un sistema totalitario e, a differenza di altre pellicole incentrate sulla dittatura cilena, sposta il punto di vista all’interno del mondo militare. Il protagonista, un uomo che incarna la fedeltà alla sua divisa, improvvisamente si trova intrappolato in un labirinto kafkiano dove le leggi morali sono state cancellate. Per Silva la situazione nella quale è precipitato rappresenta l’illusione dell’ordine democratico nel quale credeva, spinto invece dai suoi superiori all’obbedienza cieca che diventa inevitabilmente complicità. Ispirato a fatti realmente accaduti e tratto dal libro autobiografico “Disparen a la Bandada” di Fernando Villagrán, “L’Hangar Rosso” è un thriller politico asciutto, teso e claustrofobico che racconta una pagina a lungo rimossa della storia cilena: l’opposizione interna al colpo di Stato del 1973 da parte di ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica incarcerati e poi assassinati dai propri commilitoni.
Una storia poco conosciuta dall’opinione pubblica, quella dei militari cileni fedeli al governo di Allende chiamati “militari costituzionalisti,” che hanno pagato un prezzo altissimo. Il generale Carlo Prats, comandante in capo dell’Esercito prima di Pinochet e ministro dell’Interno sotto Allende, si dimise ad agosto 1973 a causa delle forti pressioni interne all’esercito, mantenendo sempre fede alla linea legale e istituzionale e poi assassinato nel 1974 a Buenos Aires dalla DINA (la polizia segreta di Pinochet); il generale René Schneider, ideatore della Dottrina Schneider, secondo cui i militari devono rispettare rigorosamente la Costituzione e non interferire nella politica, anche lui assassinato già nel 1970 dai futuri golpisti e ancora i generali Augusto Lutz e Generale Oscar Bonilla che, pur avendo inizialmente partecipato o accettato il golpe, manifestarono presto forti dissensi interni contro la brutalità della repressione di Pinochet e la violazione dei diritti umani: entrambi morirono in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite tra il 1974 e il 1975.

Anche il personaggio del capitano Jorge Silva non è di finzione ma è realmente esistito. Dopo il golpe salvò la vita a diversi civili tra i quali due giovani studenti e attivisti sindacali destinati a essere fucilati. Nell’ottobre 1973 Silva venne arrestato con l’accusa di tradimento della patria. Torturato brutalmente, rischiò di rimanere vittima di una falsa libertà vigilata organizzata per farlo sparire nel nulla. Solo grazie all’intervento del cardinale Silva Henriquez, l’ufficiale riuscì a sfuggire alla sua sorte predestinata per poi rifugiarsi in esilio nel Regno Unito, dove morirà il 19 agosto 2024 all’età di 86 anni senza più ritornare in Cile. Il capitano Silva è stato ricordato come un raro esempio di “dignità e conseguenza etica militare” e alla sua storia è dedicato il film di Sallato.
Folgorante esordio nel lungometraggio di Juan Pablo Sallato, la pellicola, dopo l’anteprima mondiale alla 76ª Berlinale e l’anteprima italiana al Biografilm di Bologna, esce nelle sale italiane. “Volevo raccontare – dice il regista – un uomo addestrato a obbedire, posto davanti al momento esatto in cui un ordine diventa un crimine, che nella reale vicenda di Silva innesta il nucleo tragico dell’opera: l’obbedienza militare cessa di essere un dovere istituzionale per farsi complicità criminale. L’ufficiale è stretto tra la fedeltà a una divisa che ama e l’imperativo morale di salvare quante più vite possibili, comprese quelle dei suoi stessi sottoposti contrari al regime”.
Bravissimo l’attore protagonista Nicolás Zárate, molto apprezzato in patria e all’estero (è anche musicista) per le sue intense interpretazioni cinematografiche e televisive soprattutto di ambientazione storica. Ha recitato in “Due vite parallele” (2024), basato su di una storia avvenuta in Cile negli anni ’50; “Il Principe2 (2019), un dramma carcerario pluripremiato che si svolge negli anni ’70; “El Tila: Fragmentos de un Psicópata” (2015), una delle sue più celebri interpretazioni e, ancora, in televisione è stato presente in alcune serie di successo quali “Inés del alma mía” (2020) e “El Presidente”. Sebbene il Cile sia uscito dalla brutale era di Pinochet, il film guarda al nostro presente avvertendo che tali minacce sono tutt’altro che finite altrove nel mondo. Oggi la democrazia liberale è attraversata da una profonda crisi globale alimentata dalla paura che le società contemporanee scivolino verso nuove forme di autoritarismo moderno.
Dettagli del film di Juan Pablo Sallato
Regia: Juan Pablo Sallato – Cast: Nicolas Zarate, Boris Quercia, Marcia Tagle, Catalina Stuardo, Aron Hernández – sceneggiatura: Luis Emilio Guzmán – Genere drammatico – Cile, Argentina, Italia 2026



Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.