Joe Colombo: di professione Designer. Con tante idee prima del tempo

Pubblicato il 22 Aprile 2021 in Letture Ideas

Per Joe Colombo il designer era il “creatore dell’ambiente futuro”. Sul futuro aveva idee molto chiare:

Le possibilità offerte dallo sviluppo straordinario dei processi audiovisivi sono enormi […] Le ripercussioni potrebbero essere considerevoli per il modo di vivere dell’umanità. Le persone potranno studiare a domicilio e lì svolgeranno anche la propria attività. Le distanze non avranno più grande importanza, non sarà più giustificata la necessità di megalopoli”.

(nella foto in apertura Carrello Boby- B-Line)

“Parallelamente, si assiste alla caduta di vecchi tabù. Le ‘famiglie classiche’ tendono a cedere il passo a piccoli gruppi sorti per affinità. Questi piccoli gruppi si sparpaglieranno nelle campagne. Si può immaginare un centro-vendite (ordini tramite audiovisivi), uno sviluppo qualitativo e quantitativo dei trasporti pubblici secondo lo schema delle reti capillari. L’uomo perderà la mania per l’automobile. Questi gruppi di lavoro e di vita comunitaria esigeranno un nuovo tipo di habitat; spazi trasformabili, spazi favorevoli alla meditazione ed alla sperimentazione, all’intimità e agli scambi interpersonali. L’habitat deve rispondere alle funzioni fisio-psicologiche, alla natura introversa ed estroversa dell’uomo. L’arredamento sparirà […] l’habitat sarà dappertutto”.

Quando Colombo comincia a occuparsi di architettura e arredamento, disegna ogni particolare costruttivo e ogni tipo di oggetto; nascono così disegni di sedie, poltrone, tavoli e contenitori vari, che lui vorrebbe produrre in serie. C’è già l’idea del futuro, dei consumi e dell’utilizzo collettivo. All’epoca, in Italia, non esisteva una produzione industriale moderna. A Milano, e nella vicina Brianza, che produceva mobili in stile, i pochi produttori che tentavano il “moderno” si rifacevano allo stile “danese” o “svedese”. Le proposte di arredi in serie fatte da Colombo risultavano troppo avveniristiche per avere successo, come nel caso della poltrona Roll e del Container For Lady – For Man.

La poltrona Roll, già realizzata nel
1963, faceva parte di una serie con
sedia e poltroncine, poi esposta a
Londra in occasione dell’Interfurn
Chairs of Nations del 1965.
La struttura è in piatto d’acciaio
cromato su cui poggiano il
sedile e lo schienale formati
da un’imbottitura unica a rulli,
rivestita in pelle o sky. Il sistema
è completato da un poggiapiedi
anch’esso a rulli continui.

 

Container for Man- aperto 1965 Questa serie di contenitori polifunzionali è costituita da elementi in legno con
attrezzature interne montate su scivoli ed eseguite in materiali diversi (perspex, cristallo, legno). I contenitori, corredati
anche di impianto luce, possono essere collegati l’uno all’altro con cerniere e chiudersi a baule in modo da essere comodamente trasportati e spediti. Aprendosi si trasformano in paraventi articolati adatti a creare zone appartate
e riservate in un ambiente più ampio.

I produttori ne parlavano molto, ma nessuno voleva mantenere la produzione dopo la realizzazione della preserie. Questo tipo di difficoltà lo portò ad approfondire alcuni argomenti al di là del vincolo produttivo, solo per il gusto di soddisfare la sua curiosità e le sue idee del “futuribile”, coinvolgendo diversi sponsor per realizzare prototipi da esporre in mostre o solo da pubblicare. Fanno parte di questa serie gli studi per una poltrona gonfiabile e perfino uno studio su un sistema di prefabbricazione per arredi navali, dove il letto su cerniere può ruotare a seconda del rollio o del beccheggio della nave.

Le ricerche più conosciute sono quelle sviluppate nell’ambito di Domus Ricerca, promossa dalla rivista “Domus” nel 1966, a cui collaborarono numerosi sponsor e progettisti. Colombo diede un contributo fondamentale progettando un sistema di pareti mobili, una cucina a blocco centrale e una mini-cucina (Minikitchen) su ruote poi prodotta in serie. Pochissimi furono i produttori che seppero trasformare la pura sperimentazione in produzione. È significativo che proprio i frutti di questa sperimentazione siano diventati, ad oggi, icone del design internazionale in produzione da più di cinquant’anni. Così avvenne per Giuseppe Ostuni, di Oluce, che seguiva Colombo nelle sue manie di sperimentazione provando a costruire i più strani prototipi con ogni sorta di lampadina che si trovasse in commercio. Si trovò così a produrre la lampada Spider con una lampadina con incastro a baionetta, e la prima lampada con lampadina alogena da 500 watt, che aprì il mercato alla progressiva sostituzione dei lampadari con lampade da terra a luce riflessa. Lo stesso si può dire per Giulio Castelli di Kartell, che investì molti mezzi ed ebbe non pochi guai nel tentativo di produrre la prima sedia interamente in materiale termoplastico la Universale del 1965. All’inizio le sedie si fessuravano o avevano sostanziali difetti di stampaggio. Anche Giovanni Giorgetti, della Comfort, con la produzione della Elda tentò una nuova strada creando una grande scocca in fiberglass d’ispirazione nautica. Guido Anselmi, della Bieffe, addirittura fondò una nuova azienda, ora B-Line, per produrre il carrello Boby. Così come Alfonso Bellato, della Bellato-Elco, creò una nuova società per produrre una linea coordinata da Colombo. Gli altri produttori non rischiarono tanto, tentarono con prodotti più facili e abbandonarono le produzioni che non davano risultati immediati, ma ottennero comunque nel tempo grossi ritorni pubblicitari. L’immagine di alcune aziende è infatti tutt’ora legata esclusivamente al nome di Joe Colombo.

Modello poltrona Elda

L’insofferenza di Colombo verso questi piccoli insuccessi era tale che preferiva coinvolgere nuovi produttori (cosa che del resto gli riusciva benissimo) piuttosto che insistere con chi aveva qualche dubbio, cosicché collezionò un gran numero di contratti e progettò un numero enorme di oggetti che non furono mai realizzati. Se il produttore non mostrava il massimo entusiasmo, Colombo preferiva rinunciare al contratto, convinto di poter trovare un altro committente. Purtroppo gli innumerevoli impegni, i frequenti viaggi all’estero per mostre, conferenze, incontri, e la scomparsa prematura gli impedirono di realizzare tutti questi progetti, rimasti inediti. La ricchezza e la varietà delle sue produzioni gli procurarono in pochi anni un grande numero di premi, tra cui una medaglia d’oro e due d’argento alla Triennale di Milano, due Compasso d’oro ADI e due International Design Awards negli Stati Uniti, un premio Tecnhotel e uno SMAU.

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