Quando l’impossibile diventa umano

Pubblicato il 4 Agosto 2026 in Outdoor Cinema

Werner Herzog torna alla finzione con una storia vera che sembra uscita da un romanzo. Due sorelle gemelle vivono in una sintonia così profonda da mettere in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sull’identità, sull’empatia e sui misteri della mente umana

BUCKING FASTARD

Regia di Werner Herzog

Il cinema di Werner Herzog ha sempre abitato il confine tra realtà e mistero. I suoi protagonisti attraversano deserti, sfidano montagne, inseguono sogni impossibili, si confrontano con una natura che sembra indifferente all’uomo e con una mente umana che resta, ancora oggi, il più grande dei territori inesplorati.

Con Bucking Fastard, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il grande regista tedesco torna al cinema di finzione, scegliendo una vicenda realmente accaduta che possiede, fin dalle prime righe, la forza di una leggenda moderna.

Le protagoniste sono Jean e Joan Holbrooke, due sorelle gemelle realmente esistite, interpretate da Kate Mara e Rooney Mara. La loro storia ha incuriosito per anni medici, psicologi, giornalisti e studiosi del comportamento umano. Le due donne vivevano infatti un rapporto tanto intenso da sembrare una sola persona divisa in due corpi. Parlavano spesso all’unisono, completavano reciprocamente le frasi, reagivano agli stessi stimoli e condividevano emozioni, ricordi e perfino piccoli lapsus linguistici.

Per molti erano semplicemente due sorelle inseparabili. Per altri rappresentavano un fenomeno inspiegabile. È proprio questa ambiguità ad affascinare Herzog.

Chi conosce il suo cinema sa bene che il regista non è interessato a dimostrare teorie scientifiche né a sciogliere enigmi. Da sempre preferisce osservare ciò che sfugge alle spiegazioni razionali. Nei suoi film l’uomo è continuamente posto davanti a qualcosa che supera la logica: un paesaggio sconfinato, una fede incrollabile, un’ossessione, un legame capace di mettere in crisi le nostre certezze.

Anche questa volta Herzog evita qualsiasi sensazionalismo. Sarebbe stato facile trasformare la vicenda delle sorelle Holbrooke in un caso clinico o in un racconto quasi fantastico. Invece sceglie la strada opposta. Le osserva vivere. Le segue nella quotidianità. Ascolta il loro modo di stare insieme senza giudicarlo, lasciando che sia lo spettatore a interrogarsi su ciò che vede.

Ed è forse proprio questa scelta a rendere il film così affascinante.

Perché, al di là della straordinarietà della storia, Bucking Fastard parla di qualcosa che riguarda tutti noi: il bisogno di essere compresi. Chi non ha mai desiderato incontrare una persona capace di intuire i nostri pensieri senza bisogno di parole? Chi non ha mai sperimentato quella misteriosa sintonia che talvolta unisce due esseri umani, due fratelli, due amici, una coppia? Herzog parte da una situazione eccezionale per riflettere su una delle esperienze più comuni della vita.

Naturalmente il film pone anche interrogativi più ampi. Dove finisce la nostra identità individuale? Quanto siamo davvero autonomi nelle emozioni e nei comportamenti? Esiste un confine preciso tra normalità e diversità oppure siamo noi a costruirlo?

Sono domande che attraversano tutta la filmografia del regista tedesco. Fin dagli anni Settanta Herzog ha raccontato uomini e donne considerati eccentrici, visionari o addirittura folli. Eppure, guardando i suoi film, ci si accorge che spesso i personaggi più “strani” sono anche quelli che ci aiutano a comprendere meglio la natura umana.

Le due protagoniste, interpretate dalle sorelle Mara con una sintonia sorprendente, non chiedono mai di essere spiegate. Chiedono soltanto di essere guardate senza pregiudizi. È un messaggio di grande attualità in una società che tende ancora troppo spesso a classificare, etichettare e definire tutto ciò che appare diverso.

Accanto alla vicenda personale delle due gemelle si muove anche lo sguardo della società: la curiosità dei giornalisti, l’interesse degli studiosi, il bisogno di trovare una spiegazione a ogni costo. Herzog osserva tutto questo con il consueto distacco, quasi ricordandoci che il mistero non è un problema da risolvere, ma una parte essenziale dell’esperienza umana.

Il regista, che oggi ha oltre ottant’anni, continua così a dimostrare una vitalità artistica sorprendente. Mentre molti autori della sua generazione hanno scelto strade più rassicuranti, Herzog continua a cercare storie capaci di mettere in discussione il nostro modo di guardare il mondo. Forse è proprio questo il motivo per cui ogni suo nuovo film rappresenta ancora un evento.

Non sappiamo mai esattamente dove ci porterà. Sappiamo però che, uscendo dalla sala, guarderemo la realtà con occhi leggermente diversi. E forse è questa la definizione più bella che si possa dare del grande cinema.

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