Nel film di Gianni Amelio “Il signore delle formiche” si racconta, in modo asciutto ed essenziale, la vera storia di Aldo Braibanti,’colpevole’ di provare sentimenti non in linea con la morale comune
Con questo film Gianni Amelio porta sullo schermo un caso giudiziario realmente avvenuto nell’Italia degli anni ‘60: il primo e unico processo intentato contro una persona per il reato di plagio. Dove per plagio non si intende il furto di qualche soggetto letterario o qualche strofetta musicale, ma l’aver irretito un’altra persona al punto da condizionarne irreparabilmente i comportamenti. Nel caso concreto i familiari del giovane Ettore Tagliaferri (nome di fantasia al posto di Giovanni Sanfratello) portano davanti al giudice Aldo Braibanti (nome vero) colpevole, a loro avviso, di aver “vampirizzato” il loro congiunto. A monte del processo sta però ben altro: la relazione omosessuale tra Aldo e Ettore, maestro e discepolo, ma entrambi adulti. Oltre a opposte sponde ideologiche: comunista ed ex partigiano Braibanti, cattolici integralisti e fascistoidi i Tagliaferri. Nell’Italia sessantottesca caratterizzata dalla contrapposizione politica più accesa, c’è di che dare fuoco alle polveri.

La vera storia di Aldo Braibanti
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