Alle Gallerie d’Italia, a Milano, il fascino degli opposti: Bellezza e Bruttezza, nel Rinascimento, tra ideale e reale

Pubblicato il 15 Luglio 2026 in , da Matteo Echeverria

Una mostra che accosta la perfezione delle forme allo stupore che genera l’imperfetto, invitando a riflettere, al di là di maschere e volti, per trovare il bello anche dove sembra non esserci

Dal 10 luglio al 18 ottobre 2026, le Gallerie d’Italia, a Milano, ospitano la mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”. Questo straordinario percorso espositivo è interamente dedicato a uno dei temi più̀ affascinanti, suggestivi e universali della cultura artistica occidentale: la complessa dialettica tra Bellezza e Bruttezza, un paradigma indissolubile fin dall’antichità̀ classica. 

Dopo il grande successo riscosso nel febbraio 2026 al Bozar Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, la rassegna, grazie a una serie di prestigiosi contributi concessi da grandi musei internazionali, approda ora, ampliata, a Milano, al Museo di Intesa Sanpaolo. L’itinerario della mostra, progettato dallo Studio Lucchi & Biserni, si sviluppa attraverso quattro sezioni tematiche che guidano il visitatore alla scoperta della complessa evoluzione dei canoni estetici. 

In apertura: l’ingresso della mostra alle Gallerie d’Italia

Prima sezione – L’eredità dell’antichità classica 

A partire dall’ultimo quarto del XV secolo, gli artisti iniziano a mostrare un interesse sempre più spiccato per il polo opposto della Bellezza, comprendendo che i due concetti sono costantemente legati: l’uno assume senso e forza proprio grazie all’esistenza dell’altro.


In questo scenario, le rappresentazioni di bello e brutto si rivelano profondamente influenzate dall’Antichità. La mostra, difatti, si apre approfondendo questo viscerale legame con il passato. In questa prima sezione, la Bellezza viene intesa come armonia geometrica e proporzione precisa tra le parti, sul modello dei classici. Di conseguenza, la Bruttezza è vista semplicemente come un allontanamento da queste regole matematiche e come la riproduzione realistica di soggetti dall’apparenza poco attraente.  Tuttavia, a questa visione rigida si affianca ben presto la riscoperta degli affreschi della Domus Aurea di Nerone, che introduce nel Rinascimento un’idea di Bruttezza del tutto diversa, legata alla vena fantastica, bizzarra e ironica del grottesco.  

Seconda sezione – Il ritratto realistico e la Bellezza femminile

Sandro Botticelli (Firenze 1445-1510) Ritratto allegorico di figura femminile (Simonetta Vespucci?) 1490 circa, Tempera e olio su tela, 58,5 x 40,5 cm, Collezione privata

Questa sala presenta la rivoluzione nel modo di dipingere i volti femminili. Prima del Rinascimento, gli artisti ritraevano le donne di profilo, ispirandosi alle medaglie antiche: un metodo che creava un’immagine elegante e ideale, ma fissa e distante dalla realtà. 

La svolta avviene con l’influenza dei maestri fiamminghi, che introducono la posa a tre quarti. Ruotando leggermente il viso, i pittori riescono a dare volume, luce e profondità ai tratti della donna, trasformando la “Bella” da un semplice simbolo di perfezione astratta a un ritratto vivo, dinamico e ricco di personalità.

Un’evoluzione che, soprattutto nell’Italia del Cinquecento, assume sfumature diverse, a seconda dell’area geografica di provenienza dell’artista: i veneti, per esempio, tendono a rappresentare ragazze dall’aspetto carnale e dalla spiccata sensualità, mentre i fiorentini prediligono figure dalle sembianze più glaciali e aristocratiche. 

Terza sezione – Muse, Mostri e Prodigi

Questa parte espositiva mette a confronto figure reali o leggendarie dalle caratteristiche eccezionali, diventate veri e propri modelli di riferimento dell’epoca. La sala accosta prototipi di bellezza idealizzata (come Simonetta Vespucci), a personaggi storici considerati “mostruosi” per i loro tratti fisici, come il nano Morgante (o Antonietta Gonzales, affetta da ipertricosi). 

In questo momento storico, che gli esperti chiamano Manierismo, gli artisti smettono di copiare la realtà com’è e iniziano a usare “l’artificio”, cioè il trucco e la manipolazione visiva. L’arte diventa un mezzo per modificare la Natura: da un lato la si corregge per renderla perfetta, dall’altro la si esagera di proposito, deformandola fino a creare figure mostruose. 

Questo dibattito entra persino nella vita quotidiana dell’epoca attraverso il successo della cosmetica. Da una parte i trucchi permettevano di ottenere un viso ideale per i canoni dell’epoca, dall’altra l’uso di ingredienti velenosi come piombo e arsenico, presente nei cosmetici, finiva spesso per rovinare la pelle, creando l’effetto opposto. 

A questa forzatura artificiale si oppone il concetto di “grazia”: un fascino e un’espressività del tutto naturali che non dipendono da regole matematiche o da corpi perfetti, ma da un modo di fare, capace di rendere attraente e gradevole anche una persona con evidenti difetti fisici. Questo cambiamento di prospettiva apre le porte alla cosiddetta “Bella Bruttezza”: l’idea di fondo è che persino un soggetto mostruoso, se dipinto bene, può  incuriosire e dare piacere a chi lo guarda. 

Quarta sezione – Le coppie mal assortite

L’ultima tappa dell’esposizione mette a fuoco un concetto ben preciso: far convivere la Bellezza e la Bruttezza dentro lo stesso quadro. Grazie a questa nuova inventiva nasce un nuovo genere pittorico: “Coppie mal assortite”. Questo accostamento traduce in immagini la celebre riflessione di Leonardo da Vinci: “Le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra”. In questo gioco di contrasti, l’accostamento diretto dei due estremi ne esalta le rispettive qualità: la Bellezza risplende con maggiore intensità accanto alla deformità, così come la Bruttezza rivela ogni suo minimo e grottesco difetto. 

Per amplificare questo impatto visivo e psicologico sullo spettatore, gli artisti mettono in scena figure in radicale opposizione tra loro, come una giovane fanciulla e un vecchio anziano. Una contrapposizione che diventa il pretesto perfetto per narrare episodi mitologici, corteggiamenti bizzarri o per ironizzare sui matrimoni d’interesse, svelando quei legami in cui il denaro prevale sull’amore. 

Bruttezza
Frans de Vriendt detto Frans Floris (Anversa 1519 circa – 1570) Pomona 1565, Olio su tela, 115,5 x 134 cm, Stoccolma, Hallwylska Museet, Statens historiska museer

Le immagini dei corpi segnati dal tempo, nell’ultima sala, spingono a riflettere su cosa sia davvero la Bellezza quando gli anni passano. Nonostante la vecchiaia si allontani dai canoni rigidi della giovinezza, la vera armonia risiede nella salute, nella vitalità e nello stare bene con se stessi. Questo concetto supera la classica triade rinascimentale del Bello, Buono e Vero, che tradizionalmente pretendeva di legare la Bellezza solo a una rigida perfezione geometrica e proporzionale. Al contrario, l’arte insegna che il vero e il buono non sono formule matematiche, ma dimensioni interiori: se una persona è autentica e serena, l’accettazione di sé si riflette inevitabilmente all’esterno, ridefinendo il concetto stesso di Bellezza in qualcosa di più profondo e spirituale

Dettagli della mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”  

“Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento”fino al 18 ottobre 2026 

Gallerie d’Italia – Milano, Museo di Intesa Sanpaolo

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: aperto dalle 9.30 alle 19.00; lunedì: chiuso 

Prezzi: Biglietto intero: 12€. Ridotto 10€: over 65, gruppi superiori a 15 persone Gratuito: prima domenica del mese, under 26, dipendenti Gruppo Intesa Sanpaolo.


Informazioni: milano@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619 

Bruttezza
Adriaen Thomasz. Key (Anversa 1544 circa – 1589 circa) Maria Maddalena XVI secolo, Olio su tavola, 45,8 x 31,9cm, Ginevra, De Jonckheere

 

 

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