Se è vero che ogni esistenza viene al mondo per incarnare un dramma, quello di Ferdinando Palasciano e di sua moglie Olga Pavlova Vavilova è tra i più dolenti e irriducibili: è il dramma dell’imperfezione. raccontato nel romanzo “Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco, vincitore del premio Campiello 2025
Ferdinando Palasciano è esistito davvero, anche se la maggior parte non lo conosce. Medico napoletano vissuto nell’Ottocento, è considerato il precursore della Croce Rossa: è stato infatti il primo medico a sostenere e mettere in pratica il principio che durante e dopo una battaglia, o una guerra, tutti i feriti devono essere curati allo stesso modo, che siano di un esercito o dell’altro dei due combattenti. Un principio che sembra scontato e che, come tante cose che si danno per scontate, ha invece una storia precisa e un punto, un momento di inizio. Un principio che a Palasciano è quasi costato la vita. Era infatti ufficiale medico presso l’esercito del Regno delle Due Sicilie durante i moti insurrezionali del 1848, e curò i feriti anche dello schieramento nemico. Venne accusato di insubordinazione e condannato alla fucilazione, ma per fortuna la condanna non venne eseguita. Palasciano continuò a sostenere la sua causa, che ebbe una grande eco in Europa. Al punto che quel principio di equità e pietà nel trattamento dei feriti divenne una delle basi della Convenzione di Ginevra, che nel 1964 diede vita alla Croce Rossa. Come si dice, nemo profeta in patria…
Nella realtà come nel romanzo “Di spalle a questo mondo”, la vita di Ferdinando Palasciano fu ricca e tormentata, e non si sa quanto le vicende di questa sua vita, la sua lotta per la giustizia e la pietas verso i feriti, perché gli ospedali fossero dei luoghi puliti, funzionali e anche accoglienti, le sue discussioni accese con i colleghi e i politici, le sue perorazioni in Parlamento, non si sa quanto queste vicende abbiano contribuito a portarlo alla malattia mentale, al ricovero in manicomio (che già, allora gli ospedali psichiatrici si chiamavano manicomi, con una precisa connotazione sociale) nel 1896 e poi alla morte nel 1891.
Il romanzo di Wanda Marasco si concentra proprio su questo periodo della vita di Palasciano, e cerca di immaginare e poi restituire il lavorio mentale, la sofferenza ma anche la lucidità, le domande che normalmente non si osa farsi, quel dialogo interiore fittissimo e incessante in cui si esaminano tutte le possibilità, cosa sarebbe successo se si avesse risposto in altro modo, se si avesse detto altro, se si fosse stati più pronti, più brillanti… Una sorta di viaggio dentro una mente consapevole di essere malata ma ancora capace di autoanalisi e di ragionamento. Una mente fin troppo attiva e instancabile, che non dà tregua. Una mente che, come molti altri prima e dopo, capisce che non potrà mai raggiungere la perfezione, e non riesce ad accettarlo. E il confine fra il sano e il malato, fra il pensiero normale e quello paranoico, fra la paura giustificata e quella immaginata, quel confine è sempre labile, mobile, evanescente. Le cure, i farmaci, il riposo, non fanno altro che attutire la forza di quello che si prova, ma alla lunga anche di ottundere la mente, di ridurre la capacità di ragionamento, di allontanare ulteriormente da se stessi, fino a perdersi. A fianco di Palasciano la moglie Olga, anche lei con un passato complesso e traumatico, di cui si legge in delle privatissime confessioni la fatica di stare accanto a una persona amata che non si riconosce più, la speranza di ritrovarla, la disillusione.
La casa costruita con amore e dedizione, una casa che doveva rappresentare il ruolo di Palasciano nel mondo e il rapporto d’amore intenso e appassionato tra lui e Olga, la casa con i quadri di Dalbono, il Vesuvio nei suoi diversi momenti e stadi, la casa è diventata per entrambi una prigione. Sotto gli occhi affezionati della vecchia coppia di servitori, Olga e Ferdinando vivono i loro ultimi giorni. Gli amici, chiamati prima a festeggiare il ritorno a casa del dottore, e poi altre volte a fargli compagnia, sono imbarazzati, a disagio, e piano piano si allontanano. Resta solo Delbono, a cui è stato chiesto di terminare la serie di quadri del Vesuvio; il pittore è innamorato di Olga, dipinge follemente e non sa cosa sperare. Finché la tragedia si compie, con l’aiuto dei farmaci e della moglie, Palasciano lascia questo mondo, con tante domande aperte e un grande senso di vuoto e di perdita.
Una storia dunque molto bella e molto attuale, un romanzo di indagine psicologica piuttosto che di ricostruzione storica. La scrittura di Wanda Marasco ha un grande fascino, anche se può apparire faticosa, forse per quell’uso frequente del dialetto napoletano. Il romanzo ha meritatamente vinto il premio Campiello l’anno scorso, ed è una lettura originalissima e particolare.
“Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco
Se è vero che ogni esistenza viene al mondo per incarnare un dramma, quello di Ferdinando Palasciano e di sua moglie Olga Pavlova Vavilova è tra i più dolenti e irriducibili: è il dramma dell’imperfezione. Fin da bambino Ferdinando ha odiato la morte al punto da fare della salvezza la sua ossessione di medico. Ma una vocazione così grande, scontrandosi con le iniquità subite, non può che fallire e trovare casa nella follia. Olga, nella sua infanzia a Rostov, ha dovuto misurarsi proprio con l’alienazione materna, quintessenza di Storia e fragilità. Unico scampo da essa la fuga, frenata da una radice nascosta sotto la neve e dalla zoppia, che diventa destino e comunione con l’imperfetto. Ma si può vivere a un passo dall’ideale? Ferdinando, dal buio della sua ratio opacizzata, continuerà a salvare asini e pupi; mentre Olga, pur guarita dalla scienza e dall’amore di Ferdinando, tornerà a claudicare. Voi non credete che quando ci spezziamo è per sempre? La domanda che Olga rivolge al pittore Edoardo Dalbono è sintesi di una irreparabilità e di una caduta che restano perenni.
“Di spalle a questo mondo”, Wanda Marasco – 416 pagine – euro 19
Per acquistarlo online
In apertura: Pierre-Jacques Volaire “Eruzione del Vesuvio alla luce della luna”


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