Rassegna stampa: News su Parlamento ed Europa

Pubblicato il 20 Novembre 2009 in , da Vitalba Paesano

Le aperture

La Repubblica apre con le dichiarazioni del Presidente della Repubblica: “Il Parlamento è in difficoltà”. “Il Capo dello Stato: grossi problemi a legiferare, mi riservo di intervenire. Allarme di Napolitano. Montezemolo al premier: basta leggi ad personan”. A centro pagina la decisione europea su Presidente e “ministro degli esteri”: “UE, no a D’Alema, tocca a una donna. Scelta l’inglese Ashton. Schultz critica il governo italiano” per quello che sarebbe stato uno scarso appoggio a D’Alema da parte del Presidente del consiglio Berlusconi.

La Stampa: “L’allarme di Napolitano. ‘Parlamento in difficoltà’. Il Quirinale: sulle riforme qualcosa si muove. Alfano: con processo breve a rischio l’1 per cento dei procedimenti. ‘Si fa poco con scarsa qualità’. Montezemolo: niente leggi per uno solo”. Di spalla: “Ue, D’Alema tradito dal Pse. La presidenza al belga Van Rompuy. Agli Esteri l’inglese Ashton”.

Il Corriere della Sera: “L’Europa sceglie il basso profilo. Per le nuove cariche abbandonate le candidature di figure forti. Prodi: la Ashton, chi è? Battuto D’Alema, baronessa inglese agli esteri. Presidenza al Belgio”.

Il Sole 24 Ore: “Van Rompuy-Ashton alla guida Ue. Compromesso sulle nomine al vertice di Bruxelles, non passa la candidatura D’Alema. I nuovi incarichi al via il 1° gennaio”. Sul tema viene intervistato Giuliano Amato (“Una vittoria degli interessi nazionali”, dice), e anche l’editoriale si occupa della decisione: “La radiosa Europa post Lisbona si risveglia oggi nelle mani di un opaco leader fiammingo e di una baronessa labruista che non è mai stata ministro di sua maestà”.

Il Riformista: “L’Italia non conta. L’Europa affida le sue massime cariche a due sconosciuti. D’Alema silurato dai premier del Pse. Van Rompuy – chi-era-costui sarà il primo presidente dell’Unione. L’inglese Catherine Ashton sarà il ministro degli esteri. Decide il lodo Brown-Zapatero”. Commento di Antonio Polito: “I socialisti preferiscono la baronessa”. In prima sul quotidiano arancione si legge anche di un “asse Montezemolo-Fini”.

Il Foglio: “L’Europa socialista preferisce una baronessa inglese a D’Alema. Il Pse scarica l’ex premier e Brown alla fine rinuncia a Blair. La rivoluzione di Lisbona finisce con gli ‘europigmei’”.

Libero parla in prima di una vignetta del settimanale tedesco Stern dedicata all’Italia di Berlusconi, con tre carabinieri che indicano a qualcuno di entrare in una cella dove si vede su una panca una collezione di Playboy. “Una cella pronta per Silvio. Il settimanale tedesco Stern pubblica una vignetta dove i carabinieri preparano la prigione per Berlusconi. Così i giornali stranieri danno il premier per spacciato e già in manette”.

Il Giornale invece apre sui “risultati strabilianti di una ispezione in tribunale” a Milano: “Così si premia il giudice lazzarone. Sentenze depositate con sei anni di ritardo, imputati ‘dimenticati’ in carcere per 4 mesi. Ma i magistrati di Milano fanno comunque carriera: per il Csm sono ‘produttivi’. E a Palmi un detenuto si uccide: dovevano liberarlo e nessuno lo avvisa”. A centro pagina il consueto spazio per la trasmissione di Santoro di ieri sera. “Santoro-Travaglio: soccorso rosso per Fini. ‘Annozero’ attacca ‘Il Giornale’ e il giudice Ingroia chiede in diretta le dimissioni del premier”.

D’Alema

L’intesa è stata raggiunta su due personalità di profilo minore gradite ai leader nazionali, Germania e Francia in testa, scrive il Corriere. E’ l’accordo nel Pse sulla britannica Ashton ad aver messo fuori gioco D’Alema. Il premier britannico laburista Brown, nel prevertice tra i capi di governo del Pse, è stato convinto a ritirare la candidatura di Tony Blair in cambio dell’appoggio alla Ashton. E il via libera di Londra ha eliminato la riserva principale sul belga Van Rompuy, appoggiato dalla cancelliera tedesca Merkel e dal Presidente francese Sarkozy. Secondo Il Riformista il capogruppo eurosocialista Martin Schultz avrebbe spiegato di considerare D’Alema il suo candidato. “Peccato che non è il candidato di un governo socialista”, avrebbe detto. L’abbandono della candidatura di D’Alema viene legata soprattutto all’atteggiamento di Londra: Downing Street aveva deciso di giocare la carta dello scontro frontale con l’asse renano Merkel-Sarkozy e di prendersi il posto di Mister Pesc. Sintetizza nei titoli Il Riformista: “Mrs Pesc e l’orgoglio britannico, Londra non si piega all’asse renano. Brown non poteva subire la terza euro-bruciatura dopo Miliband e Blair”. Ma la vittoria della Ashton viene considerata soprattutto una vittoria di Lord Mandelson, del suo sempre più crescente prestigio politico. E la cui candidatura a premier alle prossime elezioni contro Cameron alle prossime elezioni ormai appare scontata.

La Ashton – scrive La Repubblica – è stata protagonista nella mediazione che ha condotto la Camera dei Lord inglese a ratificare il Trattato di Lisbona.

Sull’Europa da segnalare un intervento dell’ex Presidente della Commissione Delors dal titolo: “Mediatori cercasi per il bene dell’Unione. Dopo il Trattato di Lisbona la Commissione è chiamata ad un difficile equilibrio con i Capi di Stato”. Giuliano Amato, pure intervistato dal quotidiano di Confindustria, dice che il premier laburista Brown ha fatto prevalere le sue questioni di politica interna: “In vista del difficile passaggio elettorale che ha davanti, ha premuto fortemente sui colleghi socialisti perché non lo facessero rientrare a casa a mani vuote”. Comunque, secondo Amato, si è trattato di una conferma dell’orientamento dei governi europei negli ultimi anni “verso figure non particolarmente forti”, “per garantire non più integrazione, ma il perdurare più incontrastato possibile del metodo intergovernativo”. Amato dice comunque di stimare la Ashton, di esser convinto che farà un buon lavoro, sebbene senza alcun dubbio “D’Alema avrebbe dato maggior autorevolezza a quel ruolo”.

 Esteri

Il Riformista intervista il politologo americano Larry Sabato, ribattezzato “il professore più citato d’America”, visto che negli ultimi dieci anni ha azzeccato tutti i risultati elettorali, compreso il trionfo di Obama. E’ stato il primo a scommettere sul senatore dell’Illinois, ha scritto “The year of Obama”, e spiega al quotidiano perché Obama non è un bluff. Scommette sulla riforma sanitaria. Sottolinea che le aspettative erano decisamente troppo alte. Sulla situazione in Afghanistan dice che è vero che sta ritardando troppo la decisione, ma questo dipende dalla sua naturale prudenza: “Obama ha una mente accademica, e vuole analizzare ogni possibile alternativa”. “Del resto l’opposto sarebbe peggio, pensi a Lyndon Johnson in Vietnam. Obama sta leggendo libri su questo, su come Johnson ha gestito la guerra in Vietnam”. Sulla riforma sanitaria: “Ogni presidente democrat, dai tempi di Truman, ha provato a fare la riforma sanitaria e tutti hanno fallito. E’ normale quindi che il processo sia lento e difficile”, “sarà necessariamente un compromesso”, ma sarà più di quanto qualsiasi presidente sia mai riuscito ad ottenere. Sabato dice anche che “l’idea che Obama abbia vinto al centro” è una “illusione mediatica” e che la partita “la vince chi riesce a mobilitare il proprio elettorato”.

La Stampa offre oggi un “dialogo via web” di Yoani Sanchez, blogger e dissidente cubana, con il Presidente degli Stati Uniti Obama. “Obama a Yoani: un giorno visiterò una Cuba libera”. La blogger ha inviato le sue domande anche a Raul Castro. Di Cuba parla anche Il Giornale, dando notizia del rapporto di Human Rights Watch sull’isola. “A Cuba basta pensare a un reato per finire diritti in galera. Rapporto sui diritti umani a tre anni dal passaggio dei poteri: aumentano le condanne basate sulla semplice intenzione di commettere un illecito”.

Sulla prima pagina de Il Foglio si parla della crisi economica in Venezuela, dove il pil è sceso del 4,5 per cento nell’ultimo trimestre, e l’inflazione è al 27 per cento.

Guido Rampoldi è l’inviato de La Repubblica a Kabul, da dove racconta il giuramento di Karzai in una capitale deserta. Il neopresidente apre al dialogo con i Taleban, capi milizia e signori della guerra sono seduti a fianco della Clinton durante la cerimonia. Nel suo discorso Karzai dice che il governo lotterà contro la corruzione, formerà un governo di onesti e competenti, e fra questi vi sarebbe il governatore di Kandahar, personaggio sponsorizzato dagli americani anche se è noto per malversazioni. Su La Stampa si riprende un articolo pubblicato su Tomdispatch.com, che viene presentato ai lettori sotto il titolo: “Gasolio a peso d’oro. Così si arricchiscono i corrotti di Kabul. Migliaia di autocisterne alimentano inutili centrali. Ci guadagna soltanto la cupola vicina al Presidente”.

Sulla prima pagina de Il Foglio si parla del fronte militare pakistano con un articolo titolato: “Perché i talebani colpiscono ogni giorno la loro amata Peshawar. Sette attacchi solo negli ultimi 23 giorni, con 160 morti”.

E poi

Su Il Riformista si ricorda che domani il primate di Canterbury Williams incontrerà a Roma Papa Benedetto XVI, il Pontefice che “preoccupa gli anglicani e affascina gli ortodossi”. L’incontro è particolarmente importante, poiché arriva all’indomani delle polemiche seguite all’accoglienza nel cattolicesimo dei tradizionalisti della Chiesa d’Inghilterra. Le svolte liberal in favore del sacerdozio femminile e gay, ricorda Il Riformista, hanno creato divisioni e spaccature nel mondo anglicano e le comunità tradizionali sono in rivolta. Williams finora non è riuscito a mediare tra le diverse anime dell’anglicanesimo.

 (fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo, Paolo Martini)