La Rassegna Stampa: Cossiga, l’uomo che volle rivoluzionare un Paese immutabile

Pubblicato il 18 Agosto 2010 in , da Vitalba Paesano

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Il presidente picconatore: ho servito l’Italia. L’addio di Cossiga con 4 lettere ai vertici istituzionali: niente funerali di Stato”. Il ricordo del “quirinalista” del quotidiano, Marzio Breda, è così titolato: “Facevo il matto per poter dire la verità”. 
A centro pagina: “Il Pdl non arretra: Berlusconi o si vota. Cicchitto e Gasparri all’attacco dopo che Napolitano aveva avvertito: se ho tradito chiedete l’impeachment”. Nel sottotitolo si dà conto delle parole degli esponenti del Pdl: “Nessuno forza il Quirinale, ma niente manovre di Palazzo”. “Il Pd: eversivi”. In prima pagina il quotidiano offre spazio anche per uno scontro tra il sindaco di Torino e l’Alto commissariato Onu per i rifugiati: “Chiamparino sfida l’Onu sui rifugiati. Il sindaco vuole sgomberare un gruppo di profughi”. Il sindaco dice di aver sistemato la gran parte degli sfrattati, perché il comune vuole vendere l’edificio, un ex stabile dei vigili del fuoco.

La Repubblica: “Addio a Cossiga, il picconatore. L’ex capo dello Stato si è spento dopo una crisi cardiocircolatoria. Aveva 82 anni. Napolitano: protagonista combattivo. In quattro lettere il saluto alla politica. ‘Niente autorità al mio funerale’.” L’editoriale, firmato da Eugenio Scalfari, descrive Cossiga come “un personaggio pirandelliano”. Tra i ricordi quello di Pietro Ingrao (“Quel nostro nemico narciso e un po’ matto”) e Giuliano Amato (“Fu lui a traghettare l’ex Pci al governo”). In prima pagina anche un richiamo al dibattito politico: “I capigruppo del Pdl: ‘No a trame di Palazzo’. ‘Nessuna forzatura nei confronti del Quirinale'”.

La Stampa: “Addio a Cossiga, il Picconatore. Ha chiesto funerali privati, senza politici. Napolitano: figura eminente, l’omicidio di Moro lo segnò dolorosamente. Morte l’ex Presidente, in quattro lettere il congedo dalle istituzioni”. Due le testimonianze richiamate in prima pagina: Massimo D’Alema che, intervistato, dice: “Premier anche grazie a lui”. E Paolo Guzzanti, che racconta come nacquero le “esternazioni” dell’ex capo dello Stato.
L’Unità: “Dai misteri ai veleni. La morte di Cossiga. Una vita nei segreti della politica”. Una sorta di mappa del tesoro propone alcuni momenti della storia italiana, dalla strage di Bologna alla morte di Giorgiana Masi, ai misteri del caso Moro.

Alla scomparsa di Cossiga è dedicata anche l’apertura de Il Riformista: “S’è dimesso”.
 
Il Foglio, titolo in rosso sulla morte di Cossiga: “In morte di un picconatore”. A ricordarlo sono Stefano di Michele e Lino Jannuzzi. L’apertura internazionale è dedicata al Pil cinese: “Non basta il Superpil a far passare la paura dei general i cinesi” agli Usa, “un rapporto del Pentagono dice che l’esercito di Pechino ha troppe ombre”, “missili puntati su Taiwan”. Per Il Foglio sarebbero “le armi, non il Pil, il vero mistero dell’espansione cinese”.

Il Sole 24 Ore: “Moody’s lancia l’allrme rating. Geithner: urgente la riforma delle regole per le società immobiliari. L’agenzia preannuncia un possibile declassamento per Usa e Gran Bretagna, meglio Germania e Francia”.

Il Fatto quotidiano si occupa del Pd: “Primarie del Pd, arriva una valanga di sì”. Un “sondaggio” del sito del quotidiano dice che il 93 per cento “vuole scegliere i candidati a partire dalle prossime amministrative e soprattutto dice: via la vecchia nomenclatura”.
Due pagine intere del quotidiano sono dedicate all’argomento, con una intervista al senatore Pd, nonché ex candidato alle primarie, Ignazio Marino (“Basta tessere e segrete stanze: così è un partito da buttare”, “sul leader competizione alla pari. Prodi: non guardiamo il secolo scorso”).

Il Giornale: “Altro testimone: Fini in quella casa. ‘Arrivò nel dicembre scorso, verso Natale, scortato dalla polizia a sirene spiegate. Era con quella signora bionda, lo salutai’. E l’uomo che lo incontrò nel novembre nell’androne incalza: ‘Parlammo a lungo di immigrazione, non può non ricordarselo'”. Su Cossiga: “Sono morto, ora state un po’ zitti. L’ultima picconata: il popolo unico sovrano della nostra democrazia’”.
Libero: “Fini, 30 mila euro di troppo. Super parcella al notaio per la casa di Montecarlo: così è stato garantito l’anonimato dei compratori. Il lobbista Usa Frank Stella: ‘Mai visti i 500 mila dollari che Gaucci diede ai Tulliani per me”. A centro pagina, con foto, la notizia della morte di Cossiga: “Cossiga piccona ancora: ‘Dio protegga l’Italia’”.

Cossiga

4 missive testamento sono state scritte da Cossiga ai vertici delle istituzioni. Il Corriere della Sera sottolinea però che la lettera al premier resta riservata. Il quotidiano pubblica quella rivolta al Presidente del Senato Schifani, in cui Cossiga scrive: “Professo la mia fede religiosa nella santa chiesa cattolica e confermo la mia fede civile nella Repubblica”, “cui sempre sono stato fedele”.
La decisione di rifiutare funerali con le autorità viene considerata dal Corriere “l’ultima esternazione” e dal Fatto e dalla Repubblica “l’ultima picconata”.
Sono tanti i personaggi pubblici, i politici o i giornalisti che ricordano Cossiga. Ognuno di loro racconta un suo “pezzo” dell’ex Presidente. Luciano Violante, intervistato dal Corriere della Sera, ricorda di quando veniva invitato a colazione verso le 6 e 30 del mattino. Cossiga lo paragonava al grande accusatore staliniano Vishinsky.
Giuliano Amato a La Repubblica ricorda quando Cossiga gli confessò che se non si fosse comportato come una specie di pazzo, forse l’impeachment nei suo i confronti sarebbe scattato. Per Amato “Cossiga si mise a picconare un mondo che stava oggettivamente franando”. Fu lui a voler portare gli ex comunisti al governo, con il governo D’Alema.
Giuseppe Pisanu, sardo come lui, sullo stesso quotidiano, un tempo capo della segreteria politica di Moro, ricorda i tempi della fermezza durante il rapimento dello statista democristiano. E il Cossiga che attribuiva i capelli bianchi e la vitiligine a quell’avvenimento: “Intendeva esprimere una drammatica verità che in quei giorni tormentò molti dirigenti e uomini di governo democristiani, perché la scelta della fermezza davanti alle pretese inaudite delle Br metteva a repentaglio la vita di Moro e, allo stesso tempo, negava il primato della persona umana sullo Stato, un principio cristiano solennemente riconosciuto dalla Costituzione”.
Proprio La Repubblica dedica un articolo all’omaggio che i terroristi rossi e neri hanno reso al loro ex nemico. Valerio Morucci, che partecipò al sequestro Moro, dice che Cossiga “è stato l’unico a riconoscerci la dignità di nemici politici della nazione, per lui non eravamo criminali senza scopo come la politica per necessità ci aveva etichettato”. Prospero Gallinari, carceriere di Aldo Moro, dice “Cossiga ha cercato di capire le ragioni dello scontro che ha attraversato tutta la società italiana”.
Per il fondatore de La Repubblica Cossiga era “un personaggio pirandelliano”, “un solitario con pochissimi amici”, “un sardo integrale”, “un depresso per tutta la vita”.
Il quirinalista del Corriere della Sera ricorda i tempi in cui al Quirinale il Presidente prese il piccone: “cinque anni di prudenza e silenzio, poi la svolta e i colpi contro il suo partito, la Dc. Eletto capo dello Stato il 24 giugno 1985, a 57 anni, con una maggioranza di 757 su 977, fu talmente prudente e silenzioso che nei primi anni che i vignettisti lo battezzarono “il sardo muto”. Appassionato di elettronica e militaria, ammira la cultura anglosassone, ma dopo la caduta del Muro di Berlino il tono cambia e il Capo dello Stato vorrebbe che anche da noi cadesse il muro di una guerra fredda interna con la quale il Pci è stato tenuto fuori dalla stanza dei bottoni. Chiede “un secondo tempo per la Repubblica”, e propone, con un messaggio alle Camere di ben 82 pagine, una vasta riforma costituzionale. Viene considerato un eversore e iniziano i tentativi di impeachment, che non riescono. Nascono con lui i “quirinalisti”.
Un articolo di costume ricorda la sua passione per medaglie, onorificenze, gradi militari, cappelli e gagliardetti della Juventus (i veri sardi, diceva, sono tutti juventini).
Marcello Sorgi, già direttore de La Stampa, su questo quotidiano ricorda “l’uomo che volle rivoluzionare un Paese immutabile. Il primo leader in cui si riconobbe fu Taviani, il fondatore di Gladio, ma il vero maestro fu Moro.
Lo stesso quotidiano intervista Massimo D’Alema: “Un personaggio che ha vissuto diverse stagioni, penso a quando fu eletto al Quirinale e noi del Pci fummo favorevoli alla sua elezione”, Cossiga “fu il primo a intuire che stavamo entrando in una crisi di sistema”. E Gladio? “Cossiga – tra i dirigenti della Dc, sottolinea D’Alema – era il più legato agli Stati Uniti, era un uomo ‘atlantico’, e gli americani si fidavano di lui più che di Andreotti e Moro, che consideravano troppo filo-arabi, troppo dialoganti con l’Urss”. Poi l’appoggio a D’Alema presidente del consiglio nel 1998: “Nel frattempo avevamo fatto la pace”, Cossiga aveva già votato sì al Dpef presentato dal governo Prodi, “e poi ormai la guerra fredda era finita e fu proprio lui il massimo sponsor di quella stagione politica che chiudesse i conti con il passato e potesse vedere un ex comunista a Palazzo Chigi”. Ancora su La Stampa, intervista all’ex ministro dell’interno Nicola Mancino: “Il grande picconatore aveva capito che bisognava procedere con profonde e radicali riforme costituzionali del sistema politico”. Ma “la classe dirigente della Dc non condivise il grande picconatore, scendendo in campo a difesa del sistema”.
Paolo Guzzanti, che da cronista de La Stampa fu il quirinalista che più di tutti seguì l’allora presidente Cossiga, ricorda il primo incontro, gennaio 1991, a Gela, all’indomani di un articolo durissimo di Giorgio Bocca che, nei giorni dello scandalo della Uno Bianca, aveva attaccato l’Arma dei carabinieri.
Ancora su La Stampa una pagina collaziona le battute celebri di Cossiga sul mondo politico italiano (da Folena a Occhetto, da Rutelli a Fini, etc.).
Su Il Giornale, Roberto D’Agostino, in un’intervista, ricorda “il Gattosardo”: Cossiga gli offriva materiale per gli scoop, indiscrezioni forti, ma verificando le notizie. “Lui era Dagospia”, dice D’Agostino, mostrando di considerarrlo l’anima del sito.
Su Il Foglio è un altro giornalista, Lino Jannuzzi, a ricordare i tempi in cui Cossiga era sottosegretario alla Difesa del governo guidato da Aldo Moro, anno 1968. Cossiga lo fece chiamare dopo che Scalfari, su L’Espresso, aveva scritto una durissima lettera a Moro, all’indomani della condanna per diffamazione ricevuta per aver attribuito al generale Giovanni De Lorenzo il ‘piano Solo’. Scalfari, nella lettera, accusava Moro di aver nascosto la verità ai giudici cancellando con 71 omissis le denunce dell’inchiesta del generale Manes. Cossiga chiama Jannuzzi: “Devi dire a Scalfari che sbaglia a prendersela con Moro. Gli omissis li ho messi io, Moro non capisce niente di queste questioni e, fosse stato per lui, avrebbe messo in piazza i segreti più delicati della Repubblica”.
Il Foglio pubblica anche l’articolo che Francesco Cossiga scrisse l’anno scorso per la rivista Vita e Pensiero, dedicato al cardinale e teologo inglese John Newman  (“Pose in evidenza, da anglicano e da cattolico, ciò che univa le Chiese cristiane, pur non sottacendo cosa le divideva”).
Il Sole 24 Ore ricorda che Cossiga aveva di recente firmato la prefazione ad un libro su Theodor Herzl, fondatore del sionismo, scritto dal senatore Pdl Luigi Compagna, in uscita ad ottobre. Un’occasione per tornare sui valori della Repubblica e della sua fondazione, alla luce di un Herzl considerato “il Mazzini d’Israele”.

Fini etc

A rilanciare la richiesta di dimissioni del Pdl nei confronti di Fini da presidente della Camera è oggi il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi che, intervistato da La Repubblica, dice: “Fini vuol fare un nuovo partito? Lasci lo scranno della Camera”.
Il capogruppo vicario del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello, intervistato da La Stampa, dice che il processo breve sarà il banco di prova per Fini.
Il Giornale riferisce di sondaggi (Piepoli) secondo cui il centrodestra avrebbe conquistato un +1,5 per cento dopo la diaspora dei finiani. La formazione nata con il Presidente della Camera varrebbe u n 5 per cento: ovvero una percentuale “che rispecchia la numerica parlamentare”, secondo Piepoli, se si tengono presenti i deputati usciti dal Pdl e quelli che sono rimasti con Berlusconi. Futuro e Libertà  sarebbe un soggetto nuovo destinato a sottrarre forze a tutti, compreso il Pd.

Australia

La Repubblica ospita una grande foto della premier australiana Julia Gillard, laburista impegnata per la riconferma dell’incarico alla vigilia delle elezioni parlamentari di sabato prossimo. “Stronger economy, better hospitals & Schools” è lo slogan che campeggia sul suo podio. E il titolo riassume: “L’ultima regina d’Australia, dopo Elisabetta, la repubblica”, “alla vigilia del voto la premier Gillard attacca la monarchia”. Solo 4 punti la separano dai conservatori nei sondaggi preelettorali. La sua sortita antimonarchia fa discutere anche il suo partito.
Il Foglio racconta “l’atea furbetta Julia contro il macho pro life Tony”. Ci si riferisce a Tony Abbott, leader dei conservatori qui chiamati liberal. Ma il quotidiano spiega anche come il Labor può perdere l’Australia. “Lei è una ‘Aussie battler’, una persona di modesta formazione culturale che si è battuta con grinta e pervicacia per migliorare”, scrive Il Foglio, che racconta come è riuscita ad eliminare Kevin Rudd, il suo redecessore laburista.

E poi

Sulla questione della Moschea nei pressi di Ground Zero il Corriere della Sera offre un articoo e due riflessioni. L’articolo spiega che la vicenda ha fatto scendere ulteriormente il gradimento del Presidente Usa Obama, ed ha fatto schierare contro molti democratici. Secondo il quotidiano Haaretz, citato dal quotidiano milanese, i leader musulmani americani si starebbero preprando ad annunciare nei prossimi giorni l’abbandono del progetto. Le due riflessioni sono di Fareed Zakaria (“La moschea aiuterà l’Islam dei moder ati”) e Charles Krauthammer (“Ground Zero, un luogo sacro che nessuno può violare”).

(fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)