“E allora lei depose il suo cuore -così rosso il cuore- nelle sue mani nere -così nere le mani- e danzò coi capelli …”

Pubblicato il 23 Gennaio 2026 in , , da Paola Pancaldi Pugolotti
Poesia

America del Sud, Virginia. Sterminati campi di cotone. Un amore nato tra una donna bianca e uno schiavo nero, un amore proibito e contrastato. Così Paola Pancaldi Pugolotti illustra nella sua poesia e nel commento, rifendosi anche a Nelson Mandela e alla sua saggezza

BLUES

E allora lei depose il suo cuore

-così rosso il cuore-

nelle sue mani nere

-così nere le mani-

e danzò coi capelli chiari

-così chiari i capelli-

nei suoi occhi scuri

-così scuri gli occhi-

 

Fiorì bianco il cotone

quell’estate in Virginia

e si mescolò al sangue

degli uomini neri

si mescolò al sangue

degli uomini bianchi.

 

E allora lui depose il suo cuore

-così rosso il cuore-

nelle sue mani bianche

-così bianche le mani-

e gridò un canto profondo

-così profondo il canto-

sulle sue labbra umide

-così umide le labbra-

 

Il vento disperse il cotone

quell’estate in Virginia

i fiocchi spiumarono l’aria

ferirono le piantagioni

divennero odio

e coltelli.

 

Morì l’amore

in Virginia.

(da “Poesie in transito”)

 

COMMENTO

America del Sud, Virginia. Sterminati campi di cotone. Un amore nato tra una donna bianca e uno schiavo nero, un amore proibito e contrastato. Il fulcro della poesia sta proprio in questo rivivere i drammi e i conflitti dovuti alla discriminazione razziale nell’America dell’Ottocento.

Come in un film scorrono immagini che portano anche i colori simbolo di questa storia: il bianco, il nero, il rosso. Le tinte si mescolano al suono del vento e a quello magico del blues: una nenia malinconica e rassegnata, un inno all’amore.

Le origini del blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli Stati meridionali degli Stati Uniti. Storicamente le piantagioni erano coltivate da schiavi neri che provenivano dall’Africa. Secondo un censimento del 1860, in Virginia una famiglia su quattro era proprietaria di schiavi.

Una ricca filmografia tratta questi temi. Anche la letteratura annovera molti scrittori che si sono espressi su questo argomento. Per approfondire, suggerisco alcuni film che ricordo : “12 anni schiavo”, “Radici”, “Lincoln”.

Fra gli scrittori cito il premio Nobel Toni Morrison con il suo libro “Beloved” (“Amatissima”), Harriet Beecher Stowe con “La capanna dello zio Tom”, Colson Whitehead con “La ferrovia sotterranea”.

In chiusura, vorrei ricordare le parole di Nelson Mandela: “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli”.


In apertura: William Blake | Othello and Desdemona, 1780 | Museum of Fine Arts, Boston

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.