Da vedere al cinema: “Nel tepore del ballo”, di Pupi Avati

Pubblicato il 30 Aprile 2026 in , da Pierfranco Bianchetti
Avati

“Nel tepore del ballo” è l’ultimo film di Pupi Avati: un dramma intimista caratterizzato da toni malinconici e nostalgici, tipici del suo cinema e da una profonda riflessione sul passato dal quale emergono molti errori che nella vita ognuno di noi vorrebbe non aver commesso

 

Gianni Riccio (Massimo Ghini), celebre conduttore televisivo, viene travolto da uno scandalo finanziario proprio all’apice della carriera. Viene arrestato all’improvviso mentre sta per partecipare negli studi televisivi al programma “Porta a porta” di Bruno Vespa (nel ruolo di se stesso), in una sequenza che ricorda molto il dramma vissuto da Enzo Tortora. Per cercare di risalire la china, l’anchorman caduto in disgrazia, aiutato dai suoi collaboratori, cerca una via d’uscita.

La crisi profonda nella quale è caduto lo porta a confrontarsi con il suo passato, vissuto a Iesolo insieme alla zia (Lina Sastri), dopo la morte della madre, morte causata dal parto: di lei rimane solo un’audiocassetta con la voce registrata, che contiene un messaggio destinato al figlio non ancora nato. Riccio ha vissuto anche l’abbandono del padre (Raoul Bova), emigrato in Germania senza aver fatto fortuna e anche lui poi morto. Gianni, nel riflettere sulla sua vita e sulle sue scelte, si rende così conto di aver sacrificato gli affetti, come il suo primo grande amore a cui ha rinunciato per inseguire il successo professionale. Solo l’amico di sempre Morè (Sebastiano Somma) non gli fa mancare il suo sostegno, soprattutto in un momento così difficile.

Nel tepore del ballo” è l’ultimo film di Pupi Avati, il cui soggetto è stato scritto insieme a suo fratello Antonio Avati e Marco Molendini: tra Roma e Jesolo, il film racconta la caduta pubblica e il confronto privato, nel mondo effimero e spesso spietato della televisione rappresentato da una conduttrice tv (una straordinaria Giuliana De Sio) detta anche “la Morta o la strafiga”. “Il racconto che proponiamo è incentrato sul ri-innamoramento  –  racconta il regista bolognese – su quel misterioso sentimento che nel tramonto della propria esistenza compenetra di sé ogni individuo. Soprattutto quel genere di individuo che non vede nel sentirsi invecchiare il coincidere di quell’autostima che ha sempre cercato”.

Il significato del titolo “Nel tepore del ballo” è svelato dallo stesso Avati: “La vicinanza dell’altro è un bene prezioso, ma te ne rendi conto troppo tardi, quando quel bene se ne è già andato e quel tepore non lo avverti più, però lo ricordi e ti rimane dentro”. Il regista, infaticabile nonostante l’età, torna dietro la macchina da presa con un interessante dramma intimista caratterizzato da toni malinconici e nostalgici, tipici del suo cinema, e da una profonda riflessione sul passato dal quale emergono molti errori che nella vita ognuno di noi vorrebbe non aver commesso.

Il mondo fasullo che si è costruito Gianni Riccio sembra venir meno, quando incarcerato e dopo la visita medica obbligatoria per tutti i detenuti, si fa la doccia durante la quale tutto il colore nero dei suoi capelli tinti si scioglie mettendo in mostra una naturale chioma grigia. Una sequenza che è una metafora del suo apparire fasullo nella vita pubblica e nella conduzione dei suoi programmi televisivi di successo.

Dopo la scarcerazione Gianni torna a Iesolo dove incontra Clara (Isabella Ferrari dal viso senza trucco che lascia vedere coraggiosamente i segni degli anni), la ragazza da lui amata in gioventù, ma abbandonata,  lasciandola nelle braccia del suo amico più caro e dal quale ha avuto tre figli. La donna, stanca e infelice, è prossima al divorzio e deve fare in conti anche con uno sfratto esecutivo dalla casa in cui vive con la sua famiglia. Per Gianni, che cammina pensieroso sulla spiaggia fuori stagione e per le vie della cittadina veneta, è forse giunto il momento della rinascita e della ricerca della sua dignità perduta. 

Pupi Avati

Il cinema di Pupi Avati

Il film, prodotto da Duea Film con Rai Cinema, è forse tra i più intensi della carriera. Avati racconta coerentemente il suo mondo, i suoi valori con un tocco delicato e intimista. Il suo cinema ha più volte mostrato una umanità nella quale anche gli sconfitti e i battuti alla fine possono rinascere e riscattarsi dagli errori commessi.

Ottimo direttore di attori, il regista questa volta si avvale di un cast eccellente formato da Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Raoul Bova, Sebastiano Somma, Pino Quartullo (il marito separato di Clara), Morena Gentile, Manuela Morabito e soprattutto il protagonista Massimo Ghini, che regala un’interpretazione da Oscar. Con la sua chioma grigia e con il suo sguardo ferito, ma non vinto, Ghini si conferma uno degli attori più bravi del nostro cinema. “Ho cercato di lavorare per sottrazione – afferma -. Con Avati si torna al cinema con una sola macchina da presa, che impone una concentrazione massima, senza quei tecnicismi che ti snaturano. La chiave del personaggio l’ho trovata nella scena della doccia: quando leva il trucco e la tinta, cadono le sovrastrutture e resta l’uomo”.

Anche Giuliana De Sio e Isabella Ferrari, i due personaggi femminili principali, raccontano la loro felice esperienza sul set.  La prima afferma “Mi fanno fare sempre dei mostri, ma anche la più indifendibile ipocrita mi fa simpatia. Pupi mi ha dato come riferimento Barbara D’Urso, una figura sopra le righe, ma credibile. È una bambola fuori età che fa pena mentre si nutre della sua stessa cattiveria”, mentre la seconda, Isabella Ferrari che è Clara, una donna umiliata, dice: “Non conoscevo Avati, abbiamo parlato di cadute e rinascite. Mi ha chiesto di essere senza trucchi, una donna maltrattata dalla vita che non ha fatto scelte e non cerca riscatto. Ho seguito la sua penna poetica restando ferma, sottraendo azione“. Oltre a Bruno Vespa e al giornalista Pascal Vicedomini, anche Jerry Calà interpreta se stesso con una coraggiosa performance nella quale nello studio televisivo che aveva fatto la fortuna di Gianni Riccio appare terrorizzato di essere accostato pubblicamente allo screditato presentatore. Ancora Pupi Avati confessa: “Volevo esplorare il backstage della televisione per mostrare come cattiveria e bontà si mescolino in cinque minuti. Il titolo originale doveva essere ‘La scatolina con la voce della mamma’, ma dentro questo tepore c’è tutta la mia vita, raccontata nel modo più semplice e meno artefatto possibile. È uno dei miei lavori più essenziali”.

Chi ama un cinema da forti sentimenti, capace di rappresentare la vita nel bene e nel male, non si perda “Nel tepore del ballo”.

Dettagli del film di Pupi Avati

Regia: Pupi Avati – Cast: Massimo Ghini, Lina Sastri, Giuliana De Sio, Isabella Ferrari, Sebastiano Somma, Pino Quartullo – sceneggiatura: Pupi e Tommaso Avati – fotografia: Cesare Bastelli – scenografia: Giuliano Pannuti – costumi: Beatrice Giannini – suono: Eduardo Orsini – montaggio: Ivan Zuccon – musiche: Stefano Arnaldi – Genere Commedia drammatica – Italia 2026

 

Pupi Avati

 

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