“La Mandragola”, una delle opere più importanti della letteratura italiana del Rinascimento, diventa una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione. Al teatro Quirino di Roma fino al 19 aprile
“La Mandragola”, una commedia di potere al Teatro Quirino di Roma fino al 19 aprile. Questa Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza. La Firenze rinascimentale diventa la City globale, un grattacielo di vetro e acciaio dove tutto è trasparente, solo in superficie. I personaggi agiscono mossi non dall’amore o dalla fede, ma dal desiderio, dalla convenienza e dall’opportunismo. La commedia si fa così una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione. La scenografia è minimale e modulare: pannelli trasparenti, luci al neon, schermi con grafici finanziari e breaking news. La città incombe: un mondo verticale, competitivo, disumanizzato.
“La Mandragola” rimane una delle opere più importanti della letteratura italiana del Rinascimento. La sua capacità di riflettere e indagare sulla condizione umana, ne fa un capolavoro che è stato in grado di attraversare i secoli. Come tutti i caposaldi della storia della drammaturgia, la Mandragola conserva una valenza nel mondo contemporaneo come, la critica alla corruzione e all’ipocrisia. Mette in luce le debolezze della natura umana, i suoi desideri, i modi per essere manipolata, passando per una feroce satira sociale, che critica e mette alla berlina la società e la politica. Quindi La Mandragola come metafora di tempi più ampi, di società e morale, di politica e potere. In una lotta in cui l’uomo è vittima e carnefice dei suoi stessi vizi.
Callimaco è un giovane manager rampante, brillante, seduttivo, privo di qualsiasi morale. L’inganno non è un mezzo, ma una competenza professionale. Messer Nicia CEO anziano, ossessionato dall’eredità e dalla reputazione. Non comprende il mondo che cambia, ma è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”. È ridicolo e tragico insieme, simbolo di un potere vuoto. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza e in un sistema che la vuole “perfetta”. La sua resa finale non è debolezza, ma lucida scelta di sopravvivenza e di potere.
Fra Timoteo, diventa un consulente etico, un leader spirituale mediatico. Usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione. È la figura più pericolosa perché legittima il cinismo con parole rassicuranti. Mentre Ligurio è facile da immaginare come faccendiere, lobbista o intermediario d’affari. È il vero motore dell’azione: sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi. Mentore della rappresentazione del fine che giustifica i mezzi.
Il potere come manipolazione. La morale come strumento retorico. Il corpo e il desiderio come merce. La vittoria dell’intelligenza amorale. La commedia resta comica, ma la risata è amara: il pubblico ride riconoscendo un mondo fin troppo familiare. Il lieto fine non è una riconciliazione morale, ma la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince.
Dettagli dello spettacolo
“La Mandragola” – fino al 19 aprile
Teatro Quirino, Roma
di Niccolò Machiavelli – con Massimo Venturiello, Maurizio Micheli, Antonella Piccolo, Marco Imparato, Guglielmo Poggi, Martina Fatighenti, Enrico Spelta, Matilde Pettazzoni – regia Guglielmo Ferro
Orari: venerdì, sabato e martedì ore 21 – domenica e giovedì ore 17 – mercoledì ore 19
Prezzi: platea € 36 – I balconata €30 – II balconata €25
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Informazioni: 06.83784803 – promozione@teatroquirino.com


