“… Laggiù sarà l’inimmaginabile nulla o l’infinita tenerezza della pace?” così Paola Pancaldi Pugolotti accompagna la fine dell’anno e guarda al futuro, con nuova speranza: “…Cercherò forse un mare domani, che abbia sponde più tenere. Cercherò qualcosa che rassomigli a un vento debole, a un affanno di poco sole e di canti leggeri”
PRIMO GENNAIO 2017
Quest’anno se ne va
senza furore
come un vecchio albero
che rinuncia alla sua chioma.
C’è un po’ di nebbia intorno
che disfa i colori delle cose.
Io disegno i contorni dei ricordi
con mano incerta allo svanire
del punto da cui tutto nacque,
si sviluppò, crebbe, divenne onda
ed ora giace come un cuore dimenticato.
La brina si appoggia sui prati
e mi gela come se la toccassi.
Sono finite le magiche feste,
si sono spenti i fuochi
e la terra si è bruciata le mie tracce.
Oggi sono come questa strada
silenziosa di pioppi senza uccelli
dove un’aria ansiosa tenta
di dipanarsi una rotta.
Cercherò forse un mare domani
che abbia sponde più tenere.
Cercherò qualcosa che rassomigli
a un vento debole, a un affanno
di poco sole e di canti leggeri.
Deporrò il colore rosso
violento, come una rinuncia;
cullerò il mio cuore come una madre
che addormenti il figlio.
Forse questa è la percezione
dell’assenza forse è il lasciarsi andare
a poco a poco come una barca
che non abbia rematore.
Laggiù sarà l’inimmaginabile nulla
o l’infinita tenerezza della pace?
COMMENTO
Questa poesia è intrisa di malinconia: è il tempo che passa, lo sfiorire dei ricordi, la nebbia del cuore che appannano le speranze in un anno migliore. Al tempo stesso, però, tra i versi, si apre una speranza, che è insieme una promessa: non è più volere affrontare la vita colorati di “rosso”, ma l’accettare la soffice proposta di “cullare il cuore come una madre che addormenti il figlio”.

AI GIOVANI
Per voi, che avete ancora diritto alle magiche feste, un augurio e un’esortazione: non dimenticate mai che la giovinezza è un dono, una grazia che va vissuta, perché riempia poi la vostra valigia dei ricordi.
C’è una frase, ormai divenuta un luogo comune, “Carpe diem”, cogli l’attimo, che sottintende una profonda verità. Perciò approfittate di adesso per dare vita alle vostre speranze, per incrementare la vostra curiosità, per credere nel futuro. Dal vostro presente di oggi nasce il vostro futuro di domani. Abbiate fede nei vostri propositi, credete in voi e, se ci riuscite, anche nella nostra società. Se oggi il mondo pare voltarvi la faccia e tutto intorno sembra crollare, oggi che le guerre sembrano aver sostituito la pace, oggi che il lavoro è sempre più minacciato, saranno la vostra forza e la vostra fiducia a restituirvi un mondo migliore.
Non sono soltanto io a dirlo, ma il nostro grande poeta Giacomo Leopardi: “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”
Una preghiera che voglio rivolgervi: siate sensibili ai bisogni dell’altro, tenetevi lontani dalla violenza. Amate con passione, ma anche con dolcezza. Non abbiate fretta. Le emozioni vogliono il loro tempo per diventare felicità. L’amore, quello vero, quello che nasce anche dal rispetto per i vostri compagni o le vostre compagne, deve essere l’ispirazione per ciascuno di voi.
Vi auguro un anno felice, in questo immediato 2026. Sono certa che le porte si schiuderanno anche per voi!




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