Storia dell’architettura – La scuola di Glasgow e le icone di Mackintosh, riviste per il Design attuale

Pubblicato il 9 Giugno 2026 in , da Arturo Dell'Acqua Bellavitis
Mackintosh

L’arredo europeo della fine del secolo viene prodotto ancora oggi e commercializzato con nuovi prodotti e nuovi materiali. Ne sono un esempio le sedute e il tavolo di Charles Rennie Mackintosh della collezione Cassina

I mobili giapponesi realizzati a cavallo tra Ottocento e Novecento sono ancora oggi presenti sul mercato occidentale contemporaneo e spinte da ottime quotazioni, sebbene essenzialmente limitati alle aste d’antiquariato e a una ristretta platea di intenditori.

Non è così per la larga produzione di arredo europeo della fine del secolo, pure intrisa di influenze orientali, che, invece, viene prodotta ancora oggi e commercializzata con nuovi prodotti e nuovi materiali anche al di fuori del circuito degli antiquari. Per esempio, in occasione della Design Week del 2024, Cassina ha festeggiato il cinquantesimo anno della sua collezione dedicata a ‘I Maestri’, che nel tempo ha riportato in vita dagli archivi e dai testi di storia del Design alcuni degli arredi più significativi di molti celebri progettisti.

In apertura: uno degli interni della Hill House

Tra questi compare anche il più illustre architetto della Scuola di Glasgow, Charles Rennie Mackintosh, la cui opera è stata rivitalizzata alla fine degli anni ’90 e che è tuttora a catalogo con due sedute, originariamente realizzate per la Willow House e la Hill House ed il tavolo Berlino. Sebbene venga oggi frequentemente abusato, in questo caso il termine di icone del design occidentale, si adatta pienamente a questo nuovo fenomeno produttivo, che a differenza dall’arredo vintage o di antiquariato non può materialmente riprodurre mobili autentici, ma si propone al contrario come obiettivo dichiarato l’aggiornamento delle finiture e in qualche caso anche dei materiali e delle tecniche costruttive, alle normative, agli usi e alle tendenze attuali. A ben vedere infatti, quando furono costruite la Willow Tea Room o la Hill House, non esistevano né il poliuretano espanso per le imbottiture, né molte delle colle contemporanee o tantomeno le vernici all’acqua, ovvero una vasta gamma di prodotti con diverse caratteristiche e finiture, ma sempre comunque composti a partire da resine acriliche emulsionate in acqua.

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La sedia Hill House della collezione ‘I Maestri’ di Cassina

Gli acquirenti di queste riedizioni ricercano quella forma estetica, quella immagine a loro nota e universalmente apprezzata, ma allo stesso tempo non disprezzano le comodità contemporanee. Solo i prodotti e i materiali contemporanei possono garantire quelle caratteristiche tecniche che oggi diamo per scontate, come per esempio la resistenza al graffio, all’usura o ai tarli, o la stabilità nel tempo e la qualità dei colori o il comfort delle imbottiture. E’ questo il caso delle nuove edizioni degli arredi di Mackintosh, e più in generale di ogni riedizione delle opere dei maestri del design, processo dietro il quale si cela spesso un lungo lavoro di vera e propria ri-progettazione, non essendo più possibile oggi realizzare questi arredi con gli stessi artigiani né con le stesse tecniche originali, e spesso neanche con gli stessi materiali. Se un mobile di antiquariato richiede un attento lavoro di ri-contestualizzazione, a volte persino progettando gli spazi adatti a contenerli e a prolungarne l’uso e la durata, le icone al contrario vengono interamente ri-progettate, proprio per renderne possibile l’uso nelle case attuali e con gli standard abitativi odierni.

Non si tratta solo di nuove vernici o di nuovi standard produttivi, ma in qualche caso di reali, per quanto piccole, innovazioni. E’ questo per esempio il caso della libreria Infinito di Albini, nata come struttura leggera, stabilizzata da puntoni a contrasto tra soffitto e pavimento, e oggi, invece, disponibile anche con un più semplice ancoraggio a parete che ne rende, però, inutili le forme da un punto di vista strutturale. Anche nel caso di Mackintosh, l’aggiornamento e la ri-edizione di alcuni dei suoi arredi ha un innegabile effetto sulla sua filosofia progettuale, ancora fortemente imbevuta dell’idealismo ottocentesco e accomunata ai coevi movimenti artistici continentali da un simile desiderio di creare ‘opere d’arte totali’ (gesamkunstwerk). Questo concetto, elaborato dal tardo romanticismo tedesco (ne scrisse per esempio il compositore Wagner), implicava che gli arredi di Mackintosh, pur essendo opere in sé finite e progettate per usi pratici, erano al contempo concepite come parte di un insieme. In quanto tali, quegli arredi trovano la loro massima e piena espressione come oggetti artistici all’interno del loro contesto originale. A Glasgow, la Casa sulla Collina è del resto percepita ancor oggi come un’opera d’arte e, con l’occasione di un lungo lavoro di restauro, è stata inserita già dal 2018 all’interno di una gigantesca teca semitrasparente per arrestarne, seppur temporaneamente, il degrado dovuto agli agenti atmosferici e per non precludere le visite turistiche.

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Il tavolo Berlino

E, come le sue volumetrie architettoniche si fondono sapientemente con il paesaggio, l’intonaco rustico in cemento Portland a scomparire nel cielo di Scozia, così le finiture interne e gli arredi mobili formano un tutt’uno, dove i motivi geometrici – il quadrato su tutti – e le decorazioni floreali stilizzate si rincorrono dalle vetrate agli schienali delle sedute, fino alle boiserie alle pareti e alle porte interne. Una sintesi progettuale che Filippo Alison riteneva generata da un processo interno-esterno, in cui l’architettura diveniva un’estensione dell’interior design. In questo perfetto rimando tra le diverse scale ed elementi della casa, il ‘dittatore del progetto’ – come l’ha definito Lorna Gordon della BBC – non disegnava solo arredi, maniglie o tendaggi, ma arrivava al punto di raccomandare ai proprietari della casa anche un colore specifico per i fiori che i vasi della casa avrebbero dovuto sfoggiare.

La visione attuale del design e dell’arte contemporanea non prevede più sistemi totalizzanti come quelli di fine Ottocento e inizio Novecento, quanto piuttosto tende a favorire visioni mutevoli (‘liquide’). Così le case attuali accostano facilmente e liberamente diverse opere d’arte e/o arredi, e i progetti di Mackintosh vi si integrano senza più richiedere fondali appositamente dipinti o fiori scelti in base a un codice colore. Nelle repliche contemporanee viene meno proprio quella naturale connessione tra struttura e decorazione insita nei materiali e processi originali, insieme a quell’organizzazione gerarchica dello spazio che Alison vedeva come caratteristiche portanti della sua progettazione. Paradossalmente l’attualità dei suoi arredi e non solo quelli ancora in produzione, ma anche di quelli costruiti a partire da disegni mai realizzati, sostiene ed è sostenuta da un processo di diffusione e coesistenza di estetiche differenti in uno design stilistico, che Alison criticava come male contemporaneo, ma che al contrario delle sue previsioni non sembra aver portato a un tipo di arredi dal design precario e in cambiamento continuo, quanto piuttosto alla permanenza di alcune forme e simulacri di successo, rinnovati all’infinito, ma svuotati del loro senso originale e trasformati in costosi oggetti del desiderio.

 

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Hill House di Helensburgh, la famosa “Casa sulla Collina”, capolavoro di architettura domestica di Charles Rennie Mackintosh nella Scozia occidentale