È indubbio che la farmacologia cardiologiaca (e non solo) ha compiuto passi da gigante in questi ultimi decenni. Grazie a farmaci sempre più efficaci e protocolli validati, è stata allungata significativamente l’aspettativa di vita, trasformando patologie un tempo fatali in condizioni croniche gestibili. Tuttavia, questo successo porta con sé una nuova, complessa sfida: la gestione del paziente anziano fragile
Come cardiologi, ci troviamo quotidianamente di fronte a un bivio: applicare le linee guida standard, disegnate prevalentemente su popolazioni di mezza età, o adattare la terapia alla fisiologia unica dell’ottantenne che abbiamo di fronte? Troppo spesso, purtroppo, assistiamo a una sorta di “inerzia prescrittiva”, dove farmaci indubbiamente salvavita vengono somministrati o mantenuti, senza considerare che l’organismo dell’anziano non è semplicemente quello di un adulto “più vecchio”, ma un sistema biologicamente diverso.
La fisiologia dell’invecchiamento e la farmacocinetica
Il primo errore è ignorare le modifiche metaboliche dell’anziano. Con l’avanzare dell’età, assistiamo a una riduzione della massa magra (sarcopenia) e dell’acqua corporea totale, unitamente a un aumento della massa grassa. Questo altera la distribuzione dei farmaci idrosolubili e liposolubili. Inoltre, la funzionalità epatica (metabolismo) e quella renale (escrezione) declinano fisiologicamente. Un dosaggio che per un cinquantenne è terapeutico, per un ottantenne può risultare tossico, accumulandosi nell’organismo e scatenando effetti avversi che spesso vengono confusi con “i sintomi della vecchiaia”.
I “magnifici quattro” della terapia cardiologica e le loro insidie nascoste per i pazienti anziani
Analizziamo le classi farmacologiche cardine, essenziali, ma potenzialmente rischiose se non monitorate adeguatamente:
- Beta-bloccanti: il rischio di rallentare troppo il sistema cardiovascolare. Fondamentali nello scompenso cardiaco e nella cardiopatia ischemica, i beta-bloccanti nell’anziano possono trasformarsi in nemici silenziosi. L’eccessiva riduzione della frequenza cardiaca (bradicardia) indotta e l’incapacità, di fronte allo sforzo, di risposta cronotropa (l’inscindibile connessione tra le coordinate temporali e spaziali) possono causare astenia marcata, instabilità posturale e cadute, con conseguenti fratture.
Spesso il paziente assume la stessa dose da anni senza aver eseguito nel tempo una rivalutazione della terapia in atto. È imperativo eseguire controlli periodici con Holter ECG per valutare la frequenza cardiaca media nelle 24 ore e la presenza di blocchi di conduzione che un semplice ECG a riposo spesso non rivela.
- Diuretici ed ACE-inibitori: l’equilibrio idroelettrolitico e il ruolo del rene
Queste classi di farmaci sono pietre miliari per le cure dell’ipertensione e dello scompenso cardiaco ,agendo sul volume ematico e sulle resistenze periferiche, modulando la funzione renale. Tuttavia, va ricordato che l’anziano ha un senso della sete ridotto e i sensori che valutano il volume ematico e le resistenze periferiche (barocettori), variabili che governano la portata cardiaca, sono meno sensibili.
Ne consegue che l’uso prolungato e non monitorato di Diuretici e/o ACE-Inibitori può portare a disidratazione severa, squilibro elettrolitico (in particolare del sodio e del potassio) e compromissione della funzione renale. Queste condizioni possono indurre ipotensione ortostatica (causa primaria di cadute) e/o importanti aritmie cardiache oltre che creare significativi stati confusionali.
L’assunzione cronica senza controllo frequente della funzione renale (creatinina) e degli elettroliti plasmatici è un errore comune. Di fatto, l’insufficienza renale acuta o un’iperpotassemia severa da ACE-inibitore possono essere letali in un rene già senescente e tali parametri dovrebbero essere monitorizzati in modo personalizzato da paziente a paziente in base alle sue caratteristiche cliniche.
- Statine: oltre il colesterolo. Mentre l’efficacia in prevenzione secondaria è indiscutibile, il loro ruolo in prevenzione primaria nel grande anziano è dibattuto. L’effetto collaterale più temuto è la miopatia (dolori muscolari), che nell’anziano fragile aggrava la difficoltà motoria causando la sedentarietà con alterazioni importanti della qualità della vita. Prescrivere statine ad alte dosi senza monitorare regolarmente le CPK (enzimi muscolari) e le transaminasi epatiche significa esporre il paziente a rischi di rabdomiolisi o epatotossicità che superano i benefici cardiovascolari attesi nei pazienti senili.
- Gastroprotettori (IPP): non sono caramelle. Spesso prescritti “d’ufficio” a chi assume cardioaspirina o politerapie, vengono mantenuti a vita senza indicazione reale. Nell’anziano, l’abuso di IPP è correlato a malassorbimento gastrico e intestinale di elementi e/o molecole (esempio Ferro, Magnesio, Calcio, vitamine come la B12, altro) fondamentali per il metabolismo cellulare e la vita degli organi e sistemi biologici.
Altra condizione che è indispensabile valutare quando si prescrive un farmaco a una persona anziana è la politerapia e le interazioni tra i vari farmaci.
Il paziente anziano medio assume dalle 5 alle 10 pillole al giorno. Questo cocktail farmacologico crea un terreno fertile per le interazioni farmaco-farmaco e farmaco-malattia. Spesso, viene prescritto un nuovo farmaco per curare l’effetto collaterale di un altro (cascata prescrittiva), invece di ridurre il dosaggio del primo.
Conclusioni: verso la “(de)-prescrizione” ragionata
Non si tratta di negare le cure, ma di personalizzarle. La geriatria e la cardiologia devono fondersi in un approccio al malato di tipo “sartoriale”. Il concetto chiave è “Start low, go slow” (iniziare con poco, salire lentamente) e, soprattutto, rivalutare costantemente.
Un paziente fragile necessita di:
- Adeguamento dei dosaggi basato sulla funzione renale attuale e non sul peso o altre variabili
- Monitoraggio strumentale ed ematico adeguato (Holter, elettroliti, funzione epatica/renale) a ogni cambio clinico o stagionale.
- De-prescrizione: il coraggio di sospendere farmaci che non offrono più un beneficio netto in termini di qualità di vita o prognosi a breve termine.
Curare l’anziano non significa somministrare meramente quanto previsto dai protocolli clinici standard, ma prendersi cura della singola Persona con le sue fragilità, bilanciando la scienza dei trial clinici con l’arte della medicina clinica.
Solo così la terapia cardiologica resterà una risorsa e non diventerà una condanna.
Bibliografia
- ESC Guidelines for the management of cardiovascular disease in patients with diabetes European Heart Journal, 2023.
- Benetos A. et al., “Hypertension in the elderly: an expert opinion from the European Society of Hypertension”, Journal of Hypertension, 2019.
- O’Mahony D. et al., “STOPP/START criteria for potentially inappropriate prescribing in older people: version 2”, Age and Ageing, 2015.
- Forman D.E. et al., “Multimorbidity in Older Adults with Cardiovascular Disease”: Journal of the American College of Cardiology, 2018.
- Rochon P.A., Gurwitz J.H., “Optimising drug treatment for elderly people: the prescribing cascade”, BMJ, 1997
- Sattar N. et al., “Statins in older adults: a review of the evidence and recommendations”, The Lancet Healthy Longevity, 2020.
Tabella Sinottica: gestione del rischio farmacologico nell’anziano fragile
| Classe farmacologica | Principali rischi nel grande anziano | Attenzioni specifiche e monitoraggio
(Checklist per il Medico) |
|
Beta-Bloccanti (es. Bisoprololo, Carvedilolo, Nebivololo) |
• Bradicardia eccessiva (anche notturna)
• Blocchi AV latenti
• Astenia marcata e ridotta tolleranza allo sforzo Mascheramento sintomi ipoglicemia (nei diabetici) |
• ECG Holter 24h: Indispensabile periodico per escludere pause patologiche o BAV parossistici.
• Rivalutazione dose: Ridurre se FC a riposo < 55-60 bpm sintomatica.
•Pressione: Attenzione all’effetto ipotensivo se associati ad altri farmaci. |
| Diuretici
(Tiazidici:Idroclorotiazide; Dell’ansa: Furosemide) |
• Disidratazione ed ipovolemia
• Ipotensione ortostatica (rischio cadute)
• Iponatriemia e Ipopotassiemia
• Incontinenza urinaria (con isolamento sociale)
• Peggioramento funzione renale |
• Elettroliti e Creatinina: Controllo mensile o ad ogni cambio dose (Sodio, Potassio, Filtraggio Glomerulare Renale-GFR).
• Ortostatismo: Misurare Pressione Arteriosa in clino e ortostatismo.
•Timing: Somministrare al mattino per evitare nicturia e rischio cadute notturne.
• Peso: Istruire il paziente al monitoraggio del peso corporeo per ottimizzare la dose. |
| ACE-Inibitori / Sartani (ARBs)
(es. Ramipril, Naprilene, Valsartan, Telmisartan, ecc) |
• Insufficienza renale acuta (specie se disidratati)
• Iperpotassemia (rischio aritmico)
• Ipotensione marcata
• Tosse secca (ACE-I) che disturba il sonno |
• Funzione Renale (Creatinina/eGFR): Monitorare strettamente, sospendere o ridurre se GFR crolla rapidamente.
• Potassemia: Controllo rigoroso (specie se in uso anche antagonisti dell’aldosterone).
•“Sick Day Rule”: Istruire a sospendere temporaneamente in caso di febbre, diarrea o vomito. |
| Statine
(es. Atorvastatina, Rosuvastatina, Sinvastatina) |
• Mialgie e debolezza muscolare (peggioramento sarcopenia)
• Epatotossicità
•Interazioni farmacologiche (CYP450)
• Rischio diabetogeno (lieve, ma presente) |
• CPK e Transaminasi: Dosaggio basale e periodico. Se dolori muscolari, sospendere e rivalutare.
• Obiettivi: Valutare se il target di LDL è realistico e utile in prevenzione primaria nell’over-80.
• Interazioni: Controllare compatibilità con altri farmaci (es. antibiotici, antimicotici, calcio-antagonisti). |
|
Antagonisti Mineralocorticoidi
(es. Spironolattone, Canrenone) |
Iperpotassemia severa
Iperpotassemia severa (potenzialmente letale)
• Ginecomastia (Spironolattone)
• Peggioramento funzione renale |
• Potassio plasmatico: È il parametro critico. Non associare con integratori di K+.
• Creatinina: Evitare se GFR < 30 ml/min o monitorare con estrema cautela. |
| Digossina
(Digitalici) |
• Intossicazione digitalica (finestra terapeutica ristretta)
• Confusione mentale, nausea, disturbi visivi
• Aritmie gravi |
• Dosaggio plasmatico (Digossinemia): Monitoraggio regolare.
• Funzione renale: La dose va ridotta drasticamente con il calo fisiologico del GFR nell’anziano.
• Sospetto clinico: Considerare tossicità in ogni anziano confuso o con nausea “inspiegabile”. |
| Gastroprotettori (IPP)
(es. Pantoprazolo, Omeprazolo) |
• Malassorbimento (Ferro, Magnesio, Calcio, Vitamina B12, altro)
• Aumentato rischio fratture (osteoporosi)
, |
• (De)-prescrizione: Rivalutare l’indicazione annualmente. Non mantenere a vita “per abitudine”.
• Emocromo e Micronutrienti: Monitorare livelli di vitamina B12, Magnesio e Ferro nell’uso cronico. |
Le “Regole d’Oro” per il cardiologo geriatra
- Start Low, Go Slow- Iniziare sempre con il dosaggio minimo efficace e titolare lentamente.
- Treat the Patient, not the Number- Non inseguire target pressori o lipidici ideali se causano ipotensione sintomatica o astenia.
- Deprescribing- A ogni visita, chiedersi: “Questo farmaco è ancora necessario? I benefici superano ancora i rischi?”
- Review Integrata: Chiedere al paziente di portare tutte le scatole dei farmaci (anche integratori e farmaci da banco) per verificare la reale aderenza e le interazioni.

Il professor Evasio Pasini, Cardiologo, è Professore all’Università degli Studi di Brescia e Science Park Member of Ruha Catholic University Tanzania.
Responsabile scientifico dell’area Salute di Grey Panthers, collabora con noi dal 2017.
Riabilitazione integrata del paziente sarcopenico, conferenza per Associazione Italiana Medicina Funzionale


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