Quando i muscoli si contraggono, le loro fibre consumano energia in proporzione all’intensità dello sforzo. Più il carico è elevato, più energia viene utilizzata. Tuttavia, il consumo energetico non riguarda solo il movimento in sé. Una parte molto consistente dell’energia serve anche per costruire nuove proteine muscolari, cioè per riparare e rafforzare il tessuto dopo l’allenamento
Per produrre queste nuove proteine sono necessari due elementi fondamentali:
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aminoacidi essenziali, cioè i “mattoni” delle proteine che il nostro corpo non è in grado di fabbricare da solo e che, quindi ,devono essere introdotti con l’alimentazione;
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ossigeno, indispensabile per permettere alle cellule di produrre energia sotto forma di ATP (adenosina trifosfato), una molecola che funziona come una vera e propria “moneta energetica” dell’organismo, utilizzata in tutti i processi vitali.
Alla luce di questi meccanismi, emergono alcune domande importanti:
- come fa l’organismo ad aumentare la produzione di questa energia quando l’attività fisica cresce?
- Quali effetti comportano, nel tempo, un maggiore consumo di ossigeno e una maggiore produzione di energia a livello cellulare?
Si tratta di aspetti centrali per comprendere come sostenere in modo corretto il corpo durante l’allenamento e la riabilitazione, soprattutto con l’avanzare dell’età.
Perché l’esercizio fisico richiede più nutrienti
Quando facciamo attività fisica, il nostro corpo deve produrre più energia. L’energia delle cellule è fornita da una molecola chiamata ATP (adenosina trifosfato), che possiamo immaginare come una piccola “batteria” che alimenta ogni funzione dell’organismo.
Queste “batterie” vengono prodotte nei mitocondri, strutture presenti dentro le cellule che funzionano come vere e proprie centrali energetiche.
Se ci alleniamo regolarmente, il corpo si adatta:
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produce mitocondri più efficienti,
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ne costruisce di nuovi,
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migliora l’apporto di ossigeno ai tessuti.
Tutto questo richiede nutrienti adeguati.
Il ruolo fondamentale delle proteine
Le proteine sono fatte di mattoncini chiamati amminoacidi. Alcuni di questi sono detti essenziali, perché il nostro organismo non è in grado di produrli e deve assumerli con l’alimentazione.
Quando questi amminoacidi sono disponibili in quantità sufficiente:
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aumenta la produzione di nuove proteine (per esempio quelle muscolari),
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migliora la produzione di energia,
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il corpo stimola la formazione di nuove “centrali energetiche” (mitocondri),
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viene favorito un miglior utilizzo dell’ossigeno.
In altre parole, il corpo interpreta la buona disponibilità di proteine come un segnale positivo: “ci sono risorse, possiamo costruire e rinnovare”.
Costruire muscolo costa energia (e produce scorie)
Costruire nuova massa muscolare è un processo impegnativo. Ogni nuova proteina richiede molta energia per essere assemblata.
Durante questo intenso lavoro energetico si producono anche molecole ossidanti (molecole instabili reattive dell’ossigeno). Spesso vengono descritte come dannose perché, se eccessive, possono danneggiare le cellule. Tuttavia la realtà è più complessa.
Le “scorie” che diventano segnali utili
Queste molecole reattive non sono solo pericolose: in quantità controllata funzionano come segnali.
Avvisano le cellule che il metabolismo sta lavorando intensamente e attivano un importante meccanismo di manutenzione chiamato autofagia.
L’autofagia è il sistema con cui le cellule:
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eliminano parti vecchie o danneggiate,
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riciclano i materiali,
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si rinnovano.
È un po’ come fare una ristrutturazione: mentre si costruisce qualcosa di nuovo, si smantella ciò che è vecchio e inefficiente.
Questo equilibrio tra costruzione e riciclo è essenziale per:
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mantenere i muscoli efficienti,
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proteggere il cuore,
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favorire un invecchiamento più sano.
Il ruolo delle difese antiossidanti
Il corpo possiede anche sistemi naturali di difesa contro l’eccesso di molecole reattive, come:
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il glutatione,
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la superossido dismutasi
Sono sostanze ed enzimi che neutralizzano gli effetti dannosi dell’ossidazione. Se l’alimentazione è adeguata, questi sistemi funzionano meglio. Se invece mancano nutrienti, anche le difese si indeboliscono.
Cosa succede in caso di alimentazione insufficiente
Quando l’apporto di proteine (in particolare degli amminoacidi essenziali) è scarso:
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diminuisce la capacità di costruire e mantenere i muscoli,
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si riduce la produzione di energia,
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rallenta il rinnovamento cellulare,
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peggiorano le difese contro lo stress ossidativo.
Nel tempo questo può favorire la sarcopenia, cioè la perdita di massa e forza muscolare legata all’età.
L’equilibrio tra costruzione e risparmio energetico
Il corpo è molto intelligente nella gestione dell’energia. Quando questa è disponibile:
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si privilegia la costruzione di nuove proteine.
Quando, invece, l’energia scarseggia:
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viene attivato il riciclo (autofagia),
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si riduce temporaneamente la costruzione.
È un sistema di regolazione fine che permette all’organismo di adattarsi continuamente alle condizioni nutrizionali e al livello di attività fisica.
Energia cellulare: quando costruire e quando riciclare
Quando la cellula lavora intensamente per costruire nuove proteine, consuma molta ATP (adenosina trifosfato), cioè la molecola che fornisce energia. Nel momento in cui questa energia viene utilizzata, una parte dell’ATP (adenosina trifosfato) si trasforma in adenosina monofosfato, una forma “scarica” della stessa molecola. L’aumento dell’adenosina monofosfato funziona come un segnale: indica che l’energia è stata consumata.
Questo segnale attiva un enzima, una sorta di “sensore energetico” della cellula. Quando questo sensore entra in funzione, stimola l’autofagia, cioè il processo con cui la cellula ricicla componenti vecchi o danneggiati.
Un modello che spiega l’equilibrio
È stato recentemente proposto un modello che descrive come livelli alti o bassi di energia possano influenzare sia la costruzione di nuove proteine sia il riciclo cellulare.
Possiamo riassumerlo in modo semplice:
Quando l’energia è abbondante
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L’adenosina trifosfato è presente in quantità elevata.
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La sintesi delle proteine può procedere normalmente.
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Durante questo lavoro, parte dell’energia viene consumata e oltre una certa soglia, attiva il “sensore energetico”.
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Si avvia così un’autofagia efficiente.
In altre parole, quando c’è molta energia:
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si costruisce,
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ma si attiva anche il riciclo.
Le due cose procedono in modo coordinato.
Quando l’energia è scarsa
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la sintesi proteica rallenta perché manca energia sufficiente;
- il “sensore energetico” viene attivato in modo debole;
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l’autofagia non funziona in modo efficace.
In questo caso la cellula non riesce né a costruire bene né a riciclare in modo efficiente.
Il significato biologico
Il punto centrale è che la quantità di energia disponibile regola in modo molto fine l’equilibrio tra:
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costruzione (sintesi di nuove proteine),
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manutenzione e riciclo (autofagia).
Un buon livello energetico permette alla cellula di:
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rinnovarsi,
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eliminare ciò che è danneggiato,
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mantenere i tessuti più efficienti.
Quando, invece, l’energia è insufficiente, questo equilibrio si altera e i processi di rinnovamento diventano meno efficaci.

Quando l’energia è alta, il muscolo riesce a: mantenersi forte, ripararsi quando si danneggia, eliminare le parti vecchie o rovinate, funzionare meglio
Quando l’energia è bassa, il muscolo: si ripara con più difficoltà, perde efficienza, nel tempo può diventare più debole
Questo è il motivo per cui, soprattutto con l’avanzare dell’età, è importante: fare attività fisica regolare, mangiare in modo adeguato, assumere abbastanza proteine
Energia sufficiente significa muscoli più forti e maggiore autonomia nella vita quotidiana.
Digestione delle proteine e invecchiamento
Con l’avanzare dell’età, il nostro organismo diventa meno efficiente nel digerire e assorbire le proteine contenute negli alimenti. Quando l’assorbimento diminuisce:
- una parte maggiore delle proteine non viene utilizzata,
- aumenta la quantità di proteine eliminate con le feci.
Questo significa che una quota delle proteine ingerite non viene realmente sfruttata dal corpo.
Amminoacidi liberi: un assorbimento più semplice
Le proteine devono essere prima “smontate” in unità più piccole chiamate amminoacidi prima di poter essere assorbite. Gli amminoacidi liberi, invece, sono già pronti per l’assorbimento e vengono assimilati efficacemente nella parte iniziale dell’intestino, senza bisogno di una digestione complessa.
Questo ha due vantaggi:
- Migliore assorbimento, anche nelle persone anziane.
- Minore quantità di residui proteici che arrivano nell’intestino crasso.
Quando troppe proteine non digerite raggiungono il colon, i batteri intestinali possono trasformarle in sostanze potenzialmente tossiche. Tra queste vi sono prodotti derivati dal metabolismo del triptofano, un amminoacido presente sia nelle proteine alimentari sia in quelle prodotte dall’intestino stesso.Ridurre i residui non digeriti significa quindi ridurre anche la formazione di queste sostanze.
Se l’apporto è insufficiente, l’assorbimento peggiora
Gli studi sugli animali hanno mostrato che una carenza di amminoacidi nell’alimentazione peggiora ulteriormente la capacità dell’organismo di assorbire le proteine.
Si crea così un circolo vizioso:
- meno proteine disponibili,
- minore efficienza nell’assorbirle,
- ulteriore riduzione dell’efficacia nutrizionale.
Il problema pratico: peso corporeo e massa muscolare
Molte persone che si allenano o che stanno affrontando un percorso di riabilitazione devono:
- ridurre il peso corporeo,
- oppure mantenerlo stabile.
Tuttavia, non devono compromettere la sintesi proteica, cioè la costruzione e il mantenimento delle proteine muscolari, comprese quelle del cuore. Questo richiede il controllo delle calorie, ma anche un adeguato apporto di azoto, elemento fondamentale per costruire le proteine.
Il problema è che gli alimenti ricchi di proteine contengono anche calorie, perché la percentuale di proteine è di solito solo del 30%.
Per questo motivo si sono diffusi:
- proteine purificate, più concentrate,
- oppure amminoacidi liberi, che apportano meno calorie e non richiedono digestione.
Gli amminoacidi liberi possono quindi compensare la ridotta capacità di assorbire proteine tipica dell’età avanzata. Inoltre, possono essere formulati in miscele studiate appositamente per soddisfare le esigenze dell’organismo. In ambito clinico, l’integrazione con amminoacidi liberi ha mostrato effetti positivi sulla funzione muscolare e cardiaca anche nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica.
Quanto conta la distribuzione durante la giornata?
Un aspetto spesso sottovalutato è come distribuire l’assunzione di proteine nell’arco della giornata. Le ricerche suggeriscono che: più assunzioni separate siano più efficaci rispetto a un’unica dose abbondante.
Quando si assumono amminoacidi:
- dosi elevate producono concentrazioni nel sangue più alte e più durature;
- dosi piccole producono aumenti più modesti e brevi.
Per esempio, 20 grammi di soli tre amminoacidi producono un aumento significativo e prolungato nel sangue per circa due ore.
Il tema dell’età: risposta ridotta agli amminoacidi
Negli uomini anziani è stata osservata una minore risposta nella costruzione di proteine muscolari dopo l’assunzione di amminoacidi. Gli amminoacidi attivano un importante sistema cellulare che regola la crescita e la sintesi proteica, ma negli anziani questo meccanismo è meno reattivo. Questa condizione è caratterizzata da una minore capacità di costruire nuove proteine.
Una possibile strategia per gli anziani
Per migliorare la costruzione muscolare negli anziani, una strategia potrebbe non essere quella di aumentare la quantità di proteine in una sola volta, ma piuttosto mantenere porzioni moderate e aumentare il numero delle assunzioni durante la giornata. In questo modo si possono fornire stimoli ripetuti alla sintesi proteica, cercando di compensare la minore sensibilità tipica dell’età avanzata.
Alimentazione ed esercizio fisico: perché funzionano meglio insieme
Per costruire e mantenere i muscoli non basta muoversi: serve anche un adeguato apporto di proteine con l’alimentazione. Le proteine contengono azoto, un elemento indispensabile per costruire nuove proteine muscolari. Gli amminoacidi, che sono i “mattoni” delle proteine, svolgono tre funzioni fondamentali:
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forniscono materiale per costruire nuovi tessuti,
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possono essere utilizzati come fonte di energia,
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attivano specifici “sensori” cellulari che avviano la sintesi proteica.
Il ruolo del “regolatore della sintesi”
Gli amminoacidi attivano un importante sistema cellulare, una sorta di “centralina di controllo” che decide quando la cellula deve crescere e produrre nuove proteine. In particolare, alcuni amminoacidi come la leucina sono particolarmente efficaci nell’attivare questo sistema.
Se gli amminoacidi attivano il meccanismo della sintesi, perché l’alimentazione da sola non è sufficiente a far aumentare la massa muscolare? Sappiamo che una buona nutrizione non è sufficiente a promuovere una vera sintesi muscolare senza esercizio. Il motivo è che questo sistema è complesso e non dipende solo dalla presenza di nutrienti.
Il “freno” alla crescita
All’interno della cellula esistono anche meccanismi che frenano l’attivazione del sistema della crescita. Uno di questi è una proteina spesso indicata con il nome abbreviato DEPTOR. Questa proteina agisce come un vero e proprio freno perché impedisce l’attivazione completa del sistema che stimola la sintesi proteica. Gli amminoacidi attivano una serie di passaggi molecolari che portano verso l’accensione del sistema di crescita, ma perché questo si attivi davvero è necessario che il “freno” venga rimosso. Per disattivare questo freno è fondamentale l’esercizio fisico. Il movimento induce modifiche chimiche che inattivano la proteina-freno, permettendo così al sistema della crescita di funzionare pienamente. L’alimentazione fornisce il materiale e accende il segnale di disponibilità, l’esercizio rimuove i blocchi e rende efficace la risposta.
È per questo che nutrizione ed esercizio sono sinergici: funzionano meglio insieme che separatamente.
Un controllo che coinvolge anche l’espressione dei geni
Sia l’alimentazione sia l’esercizio influenzano anche il modo in cui i geni vengono “letti” e utilizzati dalle cellule (meccanismi epigenetici). Questi dati suggeriscono che, in ambito medico e riabilitativo, non basta considerare solo:
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quante proteine assumere,
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oppure quanto esercizio svolgere.
È importante studiare con attenzione:
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la tempistica (quando mangiare rispetto all’esercizio),
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le dosi (quanto esercizio e quante proteine),
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la loro combinazione ottimale.
La crescita e il mantenimento muscolare non dipendono da un singolo fattore, ma dall’integrazione armonica tra movimento e nutrizione.
La carenza di proteine indebolisce il sistema immunitario
È noto da tempo che una malnutrizione proteica riduce l’efficienza del sistema immunitario nell’uomo. Quando l’apporto di proteine è insufficiente, le difese si indeboliscono e aumenta la vulnerabilità alle infezioni. Nonostante l’importanza clinica di questo problema, nella medicina di base la sua diffusione è ancora poco documentata.
Dati provenienti dall’Istituto di ricerca di medicina ambientale dell’esercito degli Stati Uniti hanno mostrato che, in condizioni di: forte impegno fisico, vincoli logistici, alimentazione ridotta, può verificarsi una restrizione proteico-calorica, cioè un apporto insufficiente sia di calorie sia di proteine. Questa situazione è stata osservata sia negli uomini sia nelle donne durante periodi di addestramento intenso.
Un aspetto critico è che non esistono ancora metodi consolidati per diagnosticare precocemente una riduzione della funzione immunitaria legata alla malnutrizione e individuare una carenza proteica iniziale in persone apparentemente sane, fisicamente attive e metabolicamente efficienti. Esistono alcuni parametri biochimici che potrebbero aiutare, ma richiedono maggiore attenzione e studio.
Il ruolo centrale degli amminoacidi
Gli amminoacidi, cioè i mattoni delle proteine, sono indispensabili per il corretto funzionamento del sistema immunitario.
È stato dimostrato che l’integrazione cronica con amminoacidi essenziali (cioè quelli che il nostro organismo non può produrre autonomamente) può avere effetti preventivi sul sistema immunitario.
Negli anziani, in particolare, l’integrazione ha mostrato:
- riduzione del rischio di infezioni,
- miglior risposta alle terapie antibiotiche,
- beneficio nelle infezioni acquisite durante lunghe degenze assistenziali.
Questo effetto è legato soprattutto alla prevenzione della malnutrizione proteica.
Chi dovrebbe monitorare l’apporto proteico?
Un controllo regolare dell’apporto di proteine — ed eventualmente l’uso di: amminoacidi liberi, oppure proteine di qualità, può essere utile sia nei giovani sia negli anziani che praticano attività fisica a qualunque livello. Questo è particolarmente importante nelle persone considerate a rischio di apporto proteico insufficiente. Un adeguato apporto proteico non serve solo a sostenere l’esercizio, ma contribuisce a massimizzarne i benefici e a proteggere l’organismo.
Un tema ancora aperto: il rapporto tra diversi tipi di amminoacidi
Una questione complessa riguarda il rapporto ottimale tra:
- amminoacidi essenziali (che devono essere introdotti con la dieta),
- amminoacidi non essenziali (che il corpo può produrre).
Non è ancora del tutto chiaro quale sia la proporzione ideale per la salute umana. Studi sperimentali sugli animali hanno mostrato che anche piccole variazioni nella composizione possono avere effetti importanti. Per esempio, un aumento del 15% della quota di amminoacidi non essenziali ha ridotto la durata della vita nei roditori. Questo suggerisce che non conta solo la quantità totale di proteine, ma anche la loro composizione.
In sintesi:
Quando si svolge attività fisica, il consumo di energia aumenta. Per questo motivo anche l’apporto di proteine con la dieta — e quindi di azoto, elemento essenziale per costruire le proteine dell’organismo — deve essere adeguato al maggiore fabbisogno.
Questo principio è valido:
- sia per chi si allena per migliorare le proprie prestazioni,
- sia per chi utilizza l’esercizio fisico come parte del recupero dopo una malattia.
L’invecchiamento rende tutto più complesso. Con l’avanzare degli anni: la risposta dell’organismo all’esercizio cambia, l’efficienza nell’utilizzare le proteine può ridursi, diventa più importante monitorare attentamente sia l’attività fisica sia la qualità dell’alimentazione.
Nonostante queste difficoltà, l’esercizio fisico rimane uno strumento insostituibile per favorire un invecchiamento sano.
Un’attività motoria regolare dovrebbe essere incoraggiata a tutte le età.
Rimane però una questione importante: non conta solo “quanto” si mangia, ma anche:
- la quantità di proteine assunte,
- la qualità delle proteine,
- la loro distribuzione durante la giornata,
- l’eventuale utilizzo di integrazioni con proteine concentrate o con amminoacidi essenziali.
Questi aspetti meritano studi più approfonditi e sistematici, per comprendere come combinare al meglio nutrizione ed esercizio fisico nelle persone che si allenano.
Bibliografia a questo link
Il professor Francesco Saverio Dioguardi, Specialista in Gastroenterologia, è Professore Associato in Medicina Interna, ex-cattedra di Nutrizione Clinica Università degli Studi di Milano.
Aminoacidi essenziali a integrazione delle cure oncologiche: intervento del prof. Dioguardi al II Convegno di Oncologia Integrata di Modena
Da leggere: “Gli aminoacidi: lettere di un alfabeto più antico della vita”


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