Le stagioni cambiano, si alternano e con esse anche il nostro stato d’animo. Ho vissuto primavere di colori, di cieli coraggiosi. Mi sono annacquata d’aria e di sole. Ancora vado cercando quelle sensazioni, ma nella mia testa si muovono soltanto le immagini di un passato che non ritorna.
È iniziata la primavera e io la guardo con stupore e nostalgia. In questa poesia prevalgono il senso di meraviglia e al tempo stesso il dolore del ricordo.
ODORE DI LIMONI
Odora di limoni il vento
questa mattina a Milano
e si levano come brevi vittorie
soffi di spore fra gli alberi di Giuda.
Mi stupisce ancora
che fiorisca la terra
e che i tronchi vuoti
si riempiano di canzoni.
Il prunus si è acceso di bianca luce
petali di magnolia si sdraiano sul prato.
Davanti alla mia finestra io ti vedo
libro mani capelli d’argento
battito di cuore fronte distesa al sole.
Sei lì ad aspettare che il vento muova
i calici d’aria e una spada d’ombra
ricopra le tue tracce. Non parli
e mi manca l’aria mentre fingi un sorriso.
Di rado parlavamo della morte
anche se ci era accanto
come il tepore di una rosa.
Ora cadono a fiumi le parole
su una corte di terra gravida e stanca.
Tutto in un istante è svaporato
come quando da bambina soffiavo
sul fiore di taràssaco nei prati.
aprile 2013 (dalla silloge “Quarto tempo”) *
Nella foto in apertura: Il limone di Édouard Manet (1832 – 1883)
Tuttavia, la Primavera è un risveglio dei sensi e ci abbaglia. La sua rinascita è attesa dall’inizio di un nuovo anno ed è con commozione che la ritroviamo ogni volta e ci sorprende.
Per raccontarla con la voce di un grande scrittore, trascrivo queste parole di José Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte.”
E ancora con Neruda: “Voglio fare con te quello che la primavera fa coi ciliegi”.
E con Ermanno Olmi, regista: “Lo sai, seguo il consiglio: ogni volta che passo davanti ad un mandorlo in fiore, mi tolgo il cappello.”
PORTAMI IL BIANCOSPINO
Portami ancora il biancospino
come quel giorno
in quel sentiero di sassi.
L’odore ne penso
come una cosa nuova
come un annuncio
o una conseguenza
come prima di una festa
si aspetta un evento diverso
come un ricordo
che diventi un rimpianto.
Portami ancora il biancospino
e la Primavera
tra le dita.
1967 (da” Il luogo e il tempo”)
Anche oggi è Primavera, la stessa Primavera dei miei vent’anni, la stessa di questa poesia che scrissi allora, quando eravamo liberi di toccare la Primavera con le mani, di annusarla e di percorrerla, di farla entrare nelle nostre emozioni.
Oggi la Primavera la vedo dalla finestra, posso solo intuirla, cercarla in qualche fiore che sboccia sul mio terrazzo e sperare che lei mi raggiunga. La Primavera è la storia di un sostantivo con la iniziale maiuscola, perché è giusto dare ad ogni evento l’importanza che merita. Buona Primavera!
2025 (da “Piccoli diari e pensieri disordinati)
* primo premio al concorso “Il litorale”

olio su tela, 50 × 49,5 cm
GAM – Galleria Civica d’Arte Modernae Contemporanea. Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris, Torino)



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