Nel 2024 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini: quasi 18 punti percentuali di distanza. Ma il dato sull’occupazione racconta solo una parte del problema. Anche tra chi lavora, le condizioni contrattuali sono strutturalmente diverse: le assunzioni a tempo indeterminato riguardano le donne solo nel 36,7% dei casi, contro il 63,3% degli uomini. Il part-time involontario — quello non scelto, ma subito — colpisce il 13,7% delle lavoratrici, contro il 4,6% degli uomini, e le donne rappresentano il 67,2% di tutti i contratti a orario ridotto.
Stipendi più bassi in 17 settori su 18
Il divario retributivo di genere supera i 25 punti percentuali a svantaggio delle donne. Non fa eccezione quasi nessun comparto: nelle attività finanziarie e assicurative la differenza raggiunge il 31,7%, nel commercio il 23,6%, nel manifatturiero il 19,7%. Su 18 settori analizzati, in 17 le retribuzioni medie giornaliere femminili sono inferiori a quelle maschili; in 9 la distanza supera i 20 punti percentuali. La differenza media quotidiana vale 28,6 euro al giorno, ogni giorno lavorativo dell’anno. Solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali è occupato da una donna, e tra i quadri la quota femminile si ferma al 33,1%.
Il lavoro di cura pesa tutto sulle donne
Nel 2024 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle madri sono state 15,4 milioni, contro i 2,8 milioni dei padri. Un rapporto di quasi sei a uno che spiega, almeno in parte, le carriere discontinue, i part-time non scelti e le promozioni mancate. L’offerta di asili nido resta insufficiente: solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta si avvicinano all’obiettivo europeo dei 45 posti ogni 100 bambini tra zero e due anni. Mentre il Rendiconto veniva presentato, la Camera bocciava la proposta di un congedo genitoriale paritario: troppo costoso, secondo chi ha votato contro.
Pensione, il conto finale di una vita di disparità
Le donne sono numericamente superiori tra i pensionati — circa 7,99 milioni contro 7,37 milioni di uomini — ma percepiscono assegni sensibilmente più bassi . Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di vecchiaia delle donne sono inferiori del 44,2% rispetto a quelle degli uomini; le pensioni anticipate segnano un divario del 25,1%, quelle di invalidità del 31,5%. Solo il 34,2% delle pensioni anticipate riguarda donne: carriere frammentate e anni di part-time rendono difficile raggiungere i requisiti contributivi. La pensione di vecchiaia a 67 anni, quella con i requisiti più accessibili, resta di fatto l’unica via per molte lavoratrici.
Più laureate, meno dirigenti
Il dato più stridente del Rendiconto è questo: nel 2024 le donne rappresentano il 59,4% dei laureati e il 52,6% dei diplomati. Superano gli uomini in quasi tutti i percorsi formativi. Eppure questa superiorità scolastica non si traduce in opportunità equivalenti sul mercato del lavoro. Il gender gap nel mercato del lavoro italiano è doppio rispetto alla media europea, e il divario si allarga progressivamente con l’età: raggiunge il picco tra i 35 e i 64 anni, proprio la fascia in cui il carico familiare è più pesante e le carriere subiscono le accelerazioni decisive.
Obbligo trasparenza retributiva da giugno 2026
Entro il 7 giugno 2026 dovrà essere recepita in Italia la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva , che obbligherà le aziende a dichiarare le fasce salariali in fase di assunzione, comunicare periodicamente il divario retributivo per genere e garantire ai lavoratori l’accesso ai dati medi di retribuzione per ruoli equivalenti. La Direttrice Generale INPS Valeria Vittimberga ha indicato nella trasparenza delle buste paga e nel potenziamento dei congedi i due interventi prioritari. Lo schema di decreto approvato dal Governo, però, è già sotto osservazione.
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