Fabio Mauri racconta l’oppressione alla Triennale di Milano

Pubblicato il 7 Gennaio 2026 in Outdoor Mostre
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Una mostra alla Triennale di Milano sul tema dell’oppressione nell’opera di Fabio Mauri, tra i più importanti protagonisti dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra. Fino a febbraio l’ opera di Mauri racconta il “secolo breve” nelle sue contraddizioni, tra memoria, ideologia e potere delle immagini

L’Associazione Genesi dedica una mostra al tema dell’oppressione nell’opera di Fabio Mauri (Roma, 1926 – 2009), tra i più importanti protagonisti dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra, avviando così le celebrazioni per il centenario della sua nascita che cadrà nel 2026 e che includerà diversi eventi, tra cui grandi mostre retrospettive itineranti, nonché la pubblicazione del catalogo generale delle opere. L’esposizione si tiene nella città di Milano, alla Triennale fino al 15 febbraio, dove l’artista soggiornò a lungo, rimanendone profondamente legato.

In apertura: Fabio Mauri: Europa bombardata, 1978. Performance: Fabio Mauri ⌐ Foto: Elisabetta Catalano. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

Mauri è stato un autore capace di interrogare come pochi altri il “secolo breve” nelle sue contraddizioni, tra memoria, ideologia e potere delle immagini. La sua opera, che ha spaziato dalla pittura al disegno, dalla scultura alla performance, dall’installazione alla scrittura, è segnata da una tensione costante tra dimensione individuale e collettiva, tra simbolo e documento, tra etica e determinismo storico. Fin dagli anni Cinquanta ha percepito la potenza e l’ambiguità dello schermo, concependolo come soglia e filtro, superficie neutra e al tempo stesso dispositivo di proiezione e manipolazione, emblema di una società che si andava progressivamente definendo come “società dello spettacolo” e che oggi, attraverso il computer e i social, è divenuta una vera e propria “società dello screen”. Dalla fine degli anni Sessanta ha inoltre anticipato il tema, oggi attuale, del corpo come luogo di memoria e di riflessione critica sull’oppressione, sulle ideologie e sulla possibilità di trasmettere esperienze traumatiche collettive. Molteplici sono state le mostre personali in importanti spazi espositivi in Itala e all’estero, nonché le partecipazioni a rassegne internazionali di primo piano, dalla Biennale di Venezia (1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015) a dOCUMENTA (13) di Kassel (2012).

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Fabio Mauri: Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

L’Associazione Genesi, fondata nel 2020 da Letizia Moratti che la presiede, ha come missione l’educazione ai diritti umani attraverso l’arte contemporanea. Dopo aver esposto, dal 2021 al 2024, in differenti sedi espositive le opere della propria collezione (la Collezione Genesi) legate a rilevanti e attuali questioni sociali e ambientali, dal 2025 ha ampliato la proposta espositiva, dando avvio a una serie di mostre dedicate a grandi artisti ormai storicizzati, non ancora presenti nella propria Collezione, la cui vita e/o il cui lavoro può essere interpretato ex-post come anticipatore di tematiche sociali oggi divenute urgenti. La prima esposizione di questa programmazione è stata la monografica su Louise Nevelson (Kiev, 1899 – New York, 1988) tenutasi a Palazzo Fava a Bologna nell’estate 2025, mentre la seconda è la mostra su Mauri a Milano, in Triennale, a cura di Ilaria Bernardi, realizzata in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri – Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo e con il suo comitato scientifico.

Mauri ha infatti l’importante merito di aver anticipato, fin dalla fine degli anni Sessanta, il drammatico tema dell’oppressione nelle sue possibili declinazioni tipologiche, cronologiche e geografiche. Per questa ragione, la mostra in Triennale Milano si concentrerà su un nucleo di opere iconiche realizzate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Duemila, capaci di portare in luce l’estrema attualità del lavoro dell’artista attraverso la centralità del tema dell’oppressione, in particolare nelle sue declinazioni legate alla cultura, all’identità e all’ideologia, indagando come nella storia e in diversi contesti geografici questi tre concetti siano divenuti motivi di sopraffazione.

Tra le storiche opere in mostra ci saranno anche l’installazione Amore mio (1970) sul tema della morte, mai più esposta in Italia dopo la sua presentazione all’omonima rassegna tenutasi a Montepulciano nell’anno della sua realizzazione, Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978) che già dai rispettivi titoli rivelano il tipo di oppressione sottesa; I numeri malefici (1978) presentata alla Biennale di Venezia nel 1978 e ora nella collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, nella quale l’artista rivela come l’errore di calcolo e di giudizio possano essere materia di interpretazione dell’uomo e della Storia.
Tra le opere dei decenni successivi in mostra, si annoverano Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007) esemplificative della sensibilità dell’artista di percepire e interpretare ogni tipo di sopruso, anche il più individuale e personale, come parte della Storia.

Durante la mostra saranno attivate visite guidate, workshop e incontri educativi co-organizzati da Genesi insieme ai propri enti patrocinanti, tra cui Università Cattolica, FAI, Gariwo – la foresta dei Giusti e Robert F. Kennedy Human Rights Foundation Italia. Queste attività, pensate per un pubblico di tutte le età, offriranno strumenti di lettura non solo della poetica di Mauri ma anche dei temi universali che essa affronta, confermando la volontà dell’associazione di unire arte, riflessione critica e partecipazione collettiva.

Dettagli della mostra dedicata a Fabio Mauri

“Fabio Mauri De Oppressione” – fino al 15 febbraio

Triennale, Milano

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20

Ingresso gratuito

Informazioni: Telefono + 39 02724341

 

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Fabio Mauri: Amore mio, 1970. Serigrafia su tela, illuminatore. Ambiente: 500 x 400 x 300 cm. Galleria Hauser & Wirth, Zurigo, 2023. Foto: Stefan Altenburger. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

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