Sono Bruna, ho cinquantasette anni, e sono di ritorno dal viaggio in Brasile che sognavo di fare da tutta la vita.
Fino a due anni fa la ho seguito un corso fortunato ma prevedibile, poi, un cliché demenziale mi ha deviata nel più classico dei modi: ho scoperto a sorpresa che mio marito mi tradiva con una donna più giovane.
Prima di allora la mia vita procedeva felicemente…
Sono emigrata a Roma dalle Marche per studiare lingue all’Università, ed è stato quando ho dovuto scegliere tra le varie specializzazioni che mi sono appassionata alla Lungu Português (all’idioma portoghese) e che ho conosciuto la letteratura e la cultura brasiliana, cominciando a quei tempi a immaginare il meraviglioso viaggio sudamericano che ho realizzato solo oggi.
Non sono mai partita perché le vicende e vicissitudini più comuni mi hanno spinta a rimandare e rimandare, finché ho messo l’idea nel cassetto a impolverarsi. Almeno così mi è parso, finché non mi sono separata: la verità è che, pur in buona fede, mi sono sempre dedicata all’apparenza, e i colpi di testa non sono adatti alle vite patinate.
Ho conosciuto Damiano alla vigilia della laurea ed è stato il compagno con cui, dopo una giovinezza allegra mi sono instradata in una vita adulta fatta di mosse misurate: fiori sempre freschi, salotti borghesi, twin-set e tailleur, colf, settimane bianche, case di villeggiatura con affaccio sulle calette dell’Argentario, giardinieri, appuntamenti al “solito tavolo”, negozianti di fiducia, sarti di fiducia, specialisti di fiducia, amici fidati che mi hanno avvantaggiato in questo e in quello, in cambio, ma senza mai dover chiedere, d’essere serviti in quel che poteva mio marito commercialista. Ma il tempo, quello è inesorabile per tutti, e il primo a disgregarsi è stato Damiano, precipitando in una crisi di mezz’età e sconfortandosi davanti allo specchio che gli diceva che era invecchiato. Così come aveva incassato male d’incanutire e che il suo corpo s’appesantisse, e considerando che io lo liquidavo ripetendo “suvvia”, ha poi svoltato con una classica rivoluzione salutista: nuovo dietologo naturopata, nuovo personal trainer, e nuovi impegni serali di cui sapevo e non sapevo. E se per un attimo avevo sussultato di fronte alle sue mestizie âge, l’idea che avesse trovato nuovi surrogati per essere saldo, aveva subito confermato le mie amabili persuasioni…
Ma un bel giorno, con tutta la naturalezza del mondo, la domestica mi ha chiesto se doveva andare a pulire anche l’altra casa.
Altra casa? Quale altra casa?
È seguito un civile finimondo: l’ho interrogato senza sbraitare, mi ha risposto con sincerità a testa bassa, dopodiché l’ho invitato ad accomodarsi sul pianerottolo. Quando sono rimasta sola ho realizzato: Damiano aveva un’amante, una donna così giovane che avrebbe potuto essere sua figlia, e si incontravano da quasi un anno in un pied-à-terre a qualche isolato da casa nostra.
Fine della storia coniugale.
Sarebbe solo uno stillicidio descrivere la fatica e lo stress che mi è costato tenere insieme quel che rimaneva di me, imbalsamata com’ero fino a poco prima, ma resistendo strenuamente ho infine ritrovato un modo nuovo e anche la gioia di vivere. Anzi: mi sono liberata della peggiore tra le disperazioni, quella “quieta” di cui parla il poeta Thoreau per descrivere l’ipocrisia perbenista.
Soltanto: avevo archiviato l’idea di avere mai più un compagno.
E invece… ecco che svolto nuovamente.
Inizialmente tutte le mie conoscenti posate e sofisticate mi hanno espresso la loro solidarietà, ma vedendo bene di dileguarsi subito dopo aver esaurito la curiosità morbosa per la mia faccenda sconveniente, la vera mia spalla è stata Marines, una compagna di università che avevo curiosamente conservato per qualche reminiscenza d’autenticità, pur non essendo in pendant con il mio circolino radical chic. Fantastica Marines! Che conserva il suo divertente accento marchigiano, che resta vitale, spassosa e ridanciana, Marines che non abbandona le amiche. Dopo avermi sostenuta per mesi con vigore e la dolcezza, mi ha chiesto un favore che non potevo rifiutarmi di farle: si era iscritta a “Meetic” e aveva un appuntamento con un tale conosciuto on-line; aveva chiesto a lui di alleggerire il primo incontro portando un amico per uno, e lei aveva scelto me. Se non fosse che le ero grata per le tante, grandi e piccole dimostrazioni di affetto, mi sarei tirata indietro: non erano iniziative che avrei mai preso da protagonista, figurati se dovevo spalleggiare qualcun’altra e soprattutto dopo che ero disillusa dal genere maschile! Ma in questo caso mi sono tolta “l’ingessatura” e, senza giudicare, mi sono messa a disposizione.
Tutto è poi andato come in una commedia brillante: a questo fatidico appuntamento siamo arrivati solo in due. Marines e l’amico di lui, ognuno per un odioso contrattempo, sono stati complici involontari di un tête-à-tête imprevisto, principiato con grande imbarazzo, proseguito con timidezza, alleggerito da un bianco fresco, e finito con un brindisino liquoroso e una scintilla di gioia insperata quanto incontenibile. Nel salutarci ci siamo impappinati come due ragazzini, cercando il modo di domandarci senza sembrare inopportuni se anche all’altro andava di incontrarsi ancora. Ma ormai era indifferente il come: avevamo promesso che sarebbe stato presto che ci saremmo rivisti. Ed è successo di nuovo e ancora, e in modo gioioso, perché eravamo due infelici di essere infelici!
Il resto è il racconto di un amore maturo, del tutto diverso dai primi fidanzamenti ed anche dal matrimonio, tanto più consapevole, generoso e libero. Con questa certezza sono riuscita anche a partire e, quando sono atterrata nuovamente a Roma, mi aspettava un innamorato felice che fossi a casa da lui, e anche che fossi stata lontana da lui e da casa.
Dice l’aforisma brasiliano con cui metto la chiosa alla mia storia: não se fazem omeletes, sem quebrar ovos [non puoi fare una frittata senza rompere le uova].

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