E’ l’amore in tutte le sue forme che porta all’incontro con l’altro. L’incontro che è il vero centro e il vero messaggio di questa raccolta di racconti. Le protagoniste sono donne diverse per età, per formazione, per modi di vivere e pensare, per i desideri che le animano. Ma tutte sanno come l’amore possa entrare nelle loro vite e cambiarle per sempre
Parliamo d’amore. E certo, di cos’altro possiamo parlare? Cosa c’è nelle nostre vite, che occupi un posto altrettanto importante? In questo momento storico ci sono cose più impellenti o più improrogabili di cui occuparsi. C’è un grande caos, un generale senso di incertezza e di paura; e le continue minacce di conflitto (minacce soltanto per noi privilegiati, perché per molti più sfortunati si tratta di veri conflitti con vere conseguenze) potrebbero farci dimenticare l’amore. Ma come continua a essere vero che un sorriso può illuminare anche la giornata più nera e una gentilezza può trasformare le relazioni, mutando anche la percezione del paesaggio e del contesto, continua a essere vero che un amore non ricambiato o la perdita della persona amata sono dolori potenti e indimenticabili.
Ma soprattutto, è l’amore in tutte le sue forme che porta all’incontro con l’altro. L’incontro che è il vero centro e il vero messaggio di questa raccolta di racconti. Scrive Guõrùn Eva Mínervudóttir: “Dobbiamo frequentare persone che hanno opinioni diverse dalle nostre. Dobbiamo essere aperti. È un dovere morale.”
Dunque l’amore ci porta all’incontro con l’altro. Un incontro che non è mai facile, perché l’altro è necessariamente diverso da noi e la comprensione e lo scambio non possono essere dati per scontati. Le protagoniste dei cinque racconti che compongono “Reykjavik, amore” sono donne diverse per età, per formazione, per modi di vivere e pensare, per i desideri che le animano. Ma tutte sanno come l’amore possa entrare nelle loro vite e cambiarle per sempre. Forse non c’è niente al mondo che abbia questa capacità di forzare noi stessi, di aprire porte che pensavamo non si sarebbero mai aperte, di portarci in luoghi che non conoscevamo, di portarci altrove magari anche solo con l’immaginazione. E l’amore può arrivare in qualsiasi momento. Nel racconto più apprezzato, “La casa dei morenti”, la protagonista Magga è malata di sclerosi multipla e sa che non le resta molto da vivere. Si concede comunque un’ultima relazione amorosa e sessuale con Sòti, un uomo conosciuto al Dallas, il locale dove va abitualmente, a bere come un’alcolizzata che, però, può bere solo un bicchiere. La relazione nasce grazie a un predicatore mormone, un ragazzo dai capelli rossi e dall’incrollabile fede nella parola di Dio. Si noti la delicatezza con cui Mínervudóttir racconta la riscoperta della sensualità e del piacere, quando il corpo non è più quello che era e quello che vorremmo, ma è ancora il luogo in cui abitiamo.
In tutto il ciclo di racconti, dai personaggi bizzarri ma così veri che potremmo averli incontrati ieri, agli scorci di Reykjavik e dell’Islanda (spesso solo pezzetti di cielo, interni di case, angoli di mare), la gentilezza d’animo, la bontà, la tenerezza sono i sentimenti dominanti. Pur tra le difficoltà e le impossibilità, pur nella vicinanza con la morte, il dolore fisico e il disfacimento dei corpi, la profonda umanità di questi racconti ci colpisce e ci lascia non tristi ma sereni e speranzosi. “Reykjavik, amore” è un libro luminoso e a tratti splendente.
“Reykjavík, amore” di Guõrùn Eva Mínervudóttir
Dall’autrice di “Metodi per sopravvivere”, cinque storie di donne e di amore, di solitudine, di Islanda e di empatia. Cinque donne di età diverse, ma tutte accomunate dalla necessità di una svolta nella loro vita: sono le protagoniste di “Reykjavík, amore”. Tra le casette colorate della capitale islandese, ormai prese d’assalto dai turisti, le sue piazze grandi e brulicanti di vita, i ghiacciai lontani e il mare che si nasconde e si mostra dietro ogni angolo, la vita quotidiana sembra rivelare le emozioni più nascoste e i desideri più latenti. C’è Guðríður, una giovane con alle spalle una famiglia disordinata ma piena d’amore. Hildigunnur, affascinata da Austin, missionario texano che incontra per strada. E poi Jóhanna, innamorata di Jónas ma attratta pericolosamente dallo zio della migliore amica; Sara, sopravvissuta alla violenza di due uomini, che finalmente trova conforto nelle braccia di una donna; Magga, rassegnata alla morte per una malattia terminale che inizia ad apprezzare il poco tempo che le resta. È l’amore a collegare i loro cinque microromanzi: quello tra madre e figlia, tra amanti, sposi e amici, ma anche quello di una padrona per la sua gatta trovatella, di un’anziana per la città in cui ha vissuto tutta la vita, di un narcisista per la sua parlantina. E se la routine del lavoro e della vita famigliare riescono a reprimere il groviglio di emozioni delle protagoniste, basta poco perché il loro desiderio e bisogno d’amore trovino spazio, donando significato al loro mondo. Tra coincidenze e occasioni mancate, svolte e rimpianti, Guðrún Eva Mínervudóttir racconta la poesia dell’ordinario e la profondità che si nasconde dietro i gesti e le parole all’apparenza più semplici.
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In apertura: Reykjavik, fonte guidetoiceland.is