Com’era dolce la notte mio amore com’era dolce la notte sul lungofiume!…

Pubblicato il 30 Maggio 2026 in , , da Paola Pancaldi Pugolotti
Edvard Munch, Il bacio con la finestra, 1892, National Museet di Oslo.

Paola ci propone questa volta due poesie d’amore, l’amore ardente, l’amore che muove le stagioni, l’amore che si confonde con il respiro della notte. Scritte una ventina di anni fa commuovono oggi come allora. Quando l’amore si trasferisce in poesia, risorge l’incanto del vissuto o del sognato o del perduto

 

COME ERA DOLCE LA NOTTE.

Antonio Canova, Amore e Psiche. Foto di Dennis Jarvis da Halifax, Canada, Licenza CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Antonio Canova, Amore e Psiche. Foto di Dennis Jarvis da Halifax, Canada, Licenza CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Com’era dolce la notte mio amore

com’era dolce la notte sul lungofiume!

E questa estate sa di polvere e di rovi

e sfinisce in un’esile settembre.

Più in là c’è l’inverno e il buio

che si incammina su una luna gelata.

Da quella notte mio amore

da quella notte conto a rovescio le stagioni


 

Henri de Toulouse-Lautrec, A letto, il bacio, 1892-1893 circa, collezione privata.
Henri de Toulouse-Lautrec, A letto, il bacio, 1892-1893 circa, collezione privata.

DI CERTE SERE.

Di certe sere parleremo

e ancora della luna

che sgranava nell’acqua.

Venne la notte

e io la riconobbi

come se da sempre

l’avessi toccata

come se dalle profondità

più remote si fosse

levato un vento

a scarmigliare le ore

e a ricomporle.

Le tue mani

erano le sole mani

e la tua voce

l’unico accordo

alle mie orecchie.

 

Di certe albe parleremo

e dell’oro crepitante

alle torri sul fiume.

Poi venne il giorno

e colorò le stanze

come se appena

volesse posarsi

e l’aria fosse

tessuta di cristallo.

Ascoltai come scroscio

di ciottoli il tuo riso:

tra le labbra correva

appena un filo di parole.

Nostra era la chiave

delle ore rapinate

tu colmavi il mio sguardo

e consumavo il cuore.


Questa volta voglio proporvi due poesie d’amore, l’amore ardente, l’amore che muove le stagioni, l’amore che si confonde con il respiro della notte. Le ho scritte una ventina di anni fa e il mio cuore adesso si è commosso. Quando l’amore si trasferisce in poesia, risorge l’incanto del vissuto o del sognato o del perduto.

Di amore si è parlato lungo tutti i secoli che ci hanno preceduto. Se ne parla anche oggi, anche se le modalità di esprimersi sono cambiate. Ma la poesia stessa è un atto d’amore. Si può vivere o morire d’amore. La storia  lo ha insegnato.

   “L’amor che move il sole e le altre stelle”, lo ha scritto Dante, raccontando la potenza dell’amore nell’ultimo verso del Paradiso. Lo hanno tramandato Catullo, Pablo Neruda, Alda Merini, Nâzım Hikmet, Emily Dickinson, Antonia Pozzi e un numero incredibile di altri poeti e scrittori.

Etimologicamente la parola “amore” ha radici antiche, dal sanscrito al persiano al latino, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Se oggi ne ho voluto parlare è perché d’amore ho vissuto. Ora è rimasto il vuoto. Soltanto la poesia me lo può riportare.


 

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