Esami del sangue: le buone regole prima e dopo il prelievo

Digiuno, acqua, farmaci, attività fisica: piccoli comportamenti quotidiani possono influenzare i risultati degli esami del sangue. E anche quando arriva il referto, è importante sapere come leggerlo senza inutili allarmismi. Una guida pratica, soprattutto dopo i sessant’anni, per prepararsi correttamente e trasformare un controllo di routine in un’occasione di prevenzione consapevole

Fare gli esami del sangue è un’abitudine familiare a tutti. Si prenota il prelievo, ci si presenta in laboratorio, si ritira il referto e si controllano i valori, soprattutto quelli contrassegnati da un asterisco perché fuori dai limiti indicati. Ma siamo sicuri di comportarci sempre correttamente? La preparazione al prelievo può influenzare l’attendibilità di alcuni risultati. E con il passare degli anni, quando aumentano spesso le terapie farmacologiche e i controlli periodici, conoscere poche regole fondamentali diventa particolarmente utile.

Prima del prelievo: sette attenzioni importanti

1. Il digiuno non è sempre necessario
Non tutti gli esami del sangue richiedono di presentarsi a stomaco vuoto. Dipende dai parametri che devono essere misurati. Quando è richiesto, il digiuno dura generalmente dalle 8 alle 12 ore. Occorre però seguire le indicazioni del medico o del laboratorio, evitando di applicare automaticamente questa regola a qualsiasi controllo.

2. Bere acqua è consentito, anzi è utile
Digiuno non significa rinunciare all’acqua. Una normale idratazione aiuta a mantenere condizioni più stabili e può facilitare il prelievo, soprattutto quando le vene sono meno facilmente accessibili. Non occorre bere quantità eccessive: è sufficiente non arrivare disidratati. Naturalmente, salvo differenti indicazioni mediche, per esempio quando è necessario limitare l’assunzione di liquidi.

3. Attenzione a caffè, succhi e bevande zuccherate
Quando è previsto il digiuno, non si devono sostituire gli alimenti con bevande che possono modificare i risultati. Latte, succhi di frutta e caffè zuccherato possono influenzare alcuni parametri, soprattutto quelli metabolici. La scelta più sicura, durante il digiuno, è bere soltanto acqua.

4. Evitare gli sforzi fisici intensi
Una corsa, un allenamento impegnativo o uno sforzo muscolare particolarmente intenso possono modificare temporaneamente alcuni valori del sangue. Nelle ore precedenti il prelievo è quindi preferibile evitare attività fisiche faticose. Anche arrivare trafelati in laboratorio non è ideale: qualche minuto di riposo, seduti, aiuta a ristabilire condizioni più stabili.

5. Niente alcol prima degli esami e attenzione al fumo
Il consumo di alcol nelle ore precedenti il prelievo può modificare alcuni parametri, in particolare quelli relativi al fegato e al metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Anche il fumo può influenzare determinati risultati. È dunque opportuno evitarlo prima dell’esame, seguendo le indicazioni ricevute dal laboratorio.

6. Non sospendere mai i farmaci di propria iniziativa
È forse la raccomandazione più importante, soprattutto per chi assume quotidianamente più medicinali.
Anticoagulanti, farmaci per il diabete, per la pressione arteriosa o per il colesterolo possono influenzare i risultati, ma spesso è proprio questo l’effetto che il medico vuole controllare. Sospendere autonomamente una terapia può essere rischioso e rendere meno utile l’esame. Occorre chiedere in anticipo al medico come comportarsi con i farmaci abituali, compresi quelli da assumere al mattino del prelievo.

7. Possibilmente, scegliere sempre lo stesso orario
Alcuni valori del sangue cambiano naturalmente durante la giornata. È il cosiddetto ritmo circadiano, che regola numerose funzioni dell’organismo. Per questo molti prelievi vengono effettuati al mattino. Quando si ripete periodicamente uno stesso controllo, è utile mantenere, per quanto possibile, orari e condizioni di preparazione simili, preferibilmente anche lo stesso laboratorio.

Dopo il prelievo: come comportarsi davanti al referto

Il momento più delicato, spesso, arriva quando si ricevono i risultati. Accanto a un valore compare un asterisco, una freccia o un numero evidenziato. La prima reazione può essere di preoccupazione. Ma un valore fuori dall’intervallo di riferimento non equivale automaticamente a una malattia. Gli intervalli riportati dai laboratori sono costruiti su basi statistiche e non rappresentano confini assoluti tra salute e malattia. Il medico deve considerare l’età, i sintomi, le eventuali patologie, i farmaci assunti e, soprattutto, i risultati precedenti.

Un valore leggermente alterato, ma stabile da anni, può avere un significato molto diverso rispetto a uno che cambia improvvisamente.
Ecco perché è importante conservare tutti i referti. Anche quelli apparentemente meno interessanti. La successione degli esami racconta una parte della nostra storia clinica e permette di riconoscere cambiamenti che un singolo controllo non potrebbe evidenziare.

Dopo i sessant’anni, alcune attenzioni in più

Con l’invecchiamento cambiano diverse funzioni dell’organismo e anche il significato di alcuni risultati.
Per esempio, la creatinina, utilizzata per valutare la funzione renale, può apparire normale nonostante una riduzione della capacità dei reni di filtrare il sangue, perché con l’età diminuisce spesso anche la massa muscolare. Per questo il medico considera anche il filtrato glomerulare stimato (eGFR), un parametro che aiuta a valutare il funzionamento dei reni.
Un altro esempio riguarda i globuli bianchi, le cellule che contribuiscono a difenderci dalle infezioni. Nelle persone anziane possono rimanere numericamente nella norma anche quando la risposta immunitaria è meno efficace. L’assenza di alterazioni evidenti, dunque, non esclude sempre un’infezione.
Anche una lieve anemia, cioè una riduzione dell’emoglobina nel sangue, merita una valutazione: non va attribuita automaticamente all’età, perché può dipendere da carenze nutrizionali, problemi renali o altre condizioni da approfondire. Non si tratta di imparare a diagnosticare da soli le malattie, ma di comprendere perché, con il passare degli anni, la storia personale conta almeno quanto il singolo numero riportato sul referto.

Ogni quanto ripetere gli esami?

Non esiste un calendario valido per tutti. La frequenza dei controlli dipende dall’età, dalle condizioni di salute, dalle terapie e dalle indicazioni del medico. Aumentare indiscriminatamente il numero degli esami non significa necessariamente fare una migliore prevenzione.
È più utile concordare un programma personalizzato, rispettarlo e confrontare i risultati nel tempo.
E se un valore appare inatteso? Il medico può decidere di ripetere l’esame prima di prescrivere altri accertamenti, verificando anche che il prelievo sia stato eseguito nelle condizioni corrette.

La prevenzione comincia prima di entrare in laboratorio

Prepararsi bene, comunicare i farmaci assunti, rispettare le indicazioni ricevute, conservare i referti e discuterli con il medico: sono comportamenti semplici, ma contribuiscono a rendere gli esami più utili.
Il principio da ricordare è uno: il laboratorio misura, il medico interpreta, il paziente partecipa consapevolmente. È questa collaborazione che trasforma un normale esame del sangue in uno strumento efficace per seguire nel tempo la propria salute.

 

Per approfondire: il Quaderno Grey Panthers–Humanitas Medical Care «Gli esami di laboratorio nell’età adulta e anziana. Una guida per comprendere e proteggere meglio la salute», realizzato nell’ambito del programma di Educazione permanente alla Longevità Consapevole, a partire dall’incontro del 29 settembre 2026 con la dottoressa Maria Francesca Birtolo, endocrinologa di Humanitas.

redazione grey-panthers:
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