CD e altre musiche di ottobre, di Ferruccio Nuzzo

Non so quando né in qual contesto Benjamin Alard abbia incontrato Johann Sebastian Bach, ma certo è che l’illuminazione fu immediata e totale, come in certi film di fantascienza, quando una luce accecante si accende dietro un’ombra misteriosa, ed il protagonista, in men che non si dica, apprende un altro linguaggio, o a pilotare l’ultimo modello d’astronave se non a volare. 

Questo non vuol dire che Benjamin non abbia dovuto fare i suoi doveri di conservatorio (egli è stato l’attento allievo di Louis Thiry e di François Ménissier, poi di Élisabeth Joyé e Andrea Marcon per il clavicembalo) ma, ascoltandolo, in concerto o in disco, o – ancor meglio – vedendolo suonare, all’organo o al clavicembalo – si ha veramente l’impressione che egli non si sia mai ingombrato di quelle disquisizioni filologiche che per tanti anni hanno tormentato e costretto gli interpreti della musica antica.

Oggi, dopo una carriera foltissima di premi, concerti, eccezionali registrazioni e master classes (egli è, tra l’altro, il titolare dell’organo Aubertin della chiesa di Saint Louis en l’Île, a Parigi), l’ancor giovanissimo (33 anni) Benjamin è giunto ad una meta che, essendo un sogno per ogni clavicembalista e organista, costituisce per lui quasi un dovere, una missione: la registrazione dell’Integrale delle opere per clavicembalo e per organo di Johann Sebastian Bach, un’impresa che – per quel ch’io so – fu compiuta soltanto dal grande Helmut Walcha (e per ben due volte, una prima subito dopo la guerra, la seconda all’inizio degli anni ’70).

Benjamin ha posto la prima pietra di questo monumento con un cofanetto di tre cd dedicato a “The young heir” (Il giovane erede). Non son riuscito a trovare da nessuna parte un piano dell’opera, ma poco importa. Già da queste prime registrazioni – effettuate su diversi clavicembali che non sto a nominare, tutti di grandi fattori, e sul meraviglioso organo costruito nel 1718 da André Silbermann per la chiesa di Sainte Aurélie, a Strasburgo – si intravvede l’impostazione del programma, che sarà cronologica. 

Secondo la testimonianza del suo secondo figlio, Carl Philipp Emanuel, Bach apprese l’arte di comporre “prima di tutto studiando le opere dei compositori celebri e profondi del suo tempo, e attraverso le proprie riflessioni”. Il primo cd, quindi – come una giusta di ouverture -, presenta alcune opere di questi compositori, rappresentanti l’”era stilistica del 1699″ – Johann Michael Bach, Johann Christoph Bach, Frescobaldi, Kuhnau, Boehm, Froberger, Pachelbel, Marchand, Grigny -, che circondarono, illuminarono e nutrirono la le prime ispirazioni del giovanissimo genio.  Con gli altri due cd, si inizia invece l’esplorazione dell’immensa opera di Johann Sebastian.

“Lungo tutto il mio lavoro di preparazione e durante la registrazione, il contatto con la musica del giovane orfano m’a profondamente impressionato. Numerose opere di questo periodo sono troppo spesso disprezzate, ignorate o ingiustamente considerate come minori. Ma come tutta la sua opera, queste pagine della sua giovinezza – composte tra dieci e vent’anni – testimoniano di un grande genio, che ci lascia intravvedere l’importanza del messaggio che ci sarà dato di scoprire più tardi”.

La registrazione è eccezionale per chiarezza e per un’ambientazione che ben caratterizza i differenti strumenti ed i diversi luoghi ove ebbe luogo (i brani sono talvolta un po’ serrati, e manca quel breve spazio di silenzio che permette di “riprendere il fiato” dell’ascolto senza quella compressione emotiva che può provocare un’immersione troppo totale nella musica di Bach).

Un inizio entusiasmante, dunque, che nutre l’attesa di quanto, ben presto spero, vorrà seguire.

Johann Sebastian Bach   

The complete work for keyboard 1: The young heir – Benjamin Alard: organo e clavicembalo – Harmonia Mundi (4h7’55)


Bach, Complete works for keyboard, vol. #1     


Lefébure-Wely, Prince des claviers   

Oeuvres pour pianoforte, violon et harmonicorde – Marian Jacob Maciuca: violino, Pascal Auffret: pianoforte e harmonicorde – Hortus (63’16 + 63’52)

Ancora una di quelle golose sorprese  che Hortus ci svela di tanto in tanto nel suo catalogo, andando a risvegliare dal sonno dell’oblio compositori che al loro tempo furono famosi ma non sopravvissero poi all’incalzare di nuove mode e nuovi gusti.

È il caso di Louis James Alfred Lefébure-Wély, che fu universalmente riconosciuto e consacrato “principe delle tastiere”, personaggio pittoresco e suggestivo nel panorama della musica romantico-religiosa francese della prima metà dell’800. Lefébure-Wély, che già a 8 anni sostituiva di tanto in tanto il padre, organista alla chiesa di Saint Roch a Parigi e sovente impedito nella sua funzione dai reumatismi, fu poi titolare degli organi delle chiese più prestigiose, dalla Madeleine a Saint Sulpice attirandovi tutti gli appassionati della capitale per i suoi talenti di interprete virtuoso e di improvvisazione.

Se la sua musica religiosa per organo o per l’armonium era – grazie sopratutto al catalogo Hortus – in qualche modo nota, nulla si conosceva delle sue composizioni da camera o da salon, mai eseguite in concerto né registrate. Ed ecco che questi due cd colmano un vuoto che, anche se non mortale, ci privava di un repertorio leggero, originale e divertente, ben rappresentativo di un epoca e di un gusto che privilegiavano una musica facile, brillante ed innocentemente virtuosa per le serate in famiglia della ricca borghesia o le riunioni mondane in cui le virtù musicali delle fanciulle più o meno attempate compensavano l’eventuale assenza di altre grazie più propizie alle legittime unioni.

Caprice original per due harmonicordi (uno strumento che associa harmonium e pianoforte), Les chants du foyer, la Sonate dramatique per violino e pianoforte, Les noces Basques (e quelle Bretonnes), ecc. ecc., melodie facili e ritmi trascinanti, con inedite sonorità che spesso evocano l’organetto di Barberia.

Marian Jacob Maciuca al violino e Pascal Auffret al pianoforte e all’harmonicorde sono gli appassionati e divertiti interpreti di questi originali cd realizzati grazie anche alla partecipazione dell’associazione L’harmonium francese.


Paul Hindemith   

Complete Sonatas for Viola Solo – Ruth Killius: viola – NoMadMusic (68’05)  

Devo premettere che Paul Hindemith non è al vertice delle mie simpatie. Ciò dipende, forse, dal fatto che, tanti anni fa, il mio incontro con lui non fu dei più felici. Dirigeva le prove di una qualche sua musica per orchestra alla Filarmonica di Roma, era di cattivo umore – sembra che lo fosse sovente (almeno in concerto …) – e dopo qualche minuto mandò via in malo modo giornalisti e fotografi.

Ciò detto, non posso non segnalare queste due registrazioni, particolarmente felici, di musiche che ben lo rappresentano. Hindemit, prima ancora che compositore, fu violista virtuoso, e compose per il suo strumento solista quattro Sonate che – pur se non concepite come un corpus unico e scritte in vari momenti della sua vita – sono tutte, in qualche modo, collegate tra di loro dalla comune, inevitabile ispirazione alle composizioni che Johann Sebastian Bach dedicò agli strumenti ad arco senza accompagnamento.

Poco note – le ultime due furono pubblicate soltanto dopo la morte del compositore – e pochissimo registrate, esse trovano nella lettura rigorosa e al tempo stesso immaginativa di Ruth Killius – violista virtuosa che fu allieva della grande Kim Kashkashian – l’interprete ideale.

Paul Hindemit  

Five Brass Sonatas – Eric Aubier: tromba, David Alonso: corno, Nicolas Prost: sassofono, Fabrice Millischer: trombone, Stéphane Labeyrie: tuba, Laurent Wagschal ed Hélène Tynman: pianoforte – Indésens (66’)

Il secondo cd è consacrato all’importantissimo ciclo che Paul Hindemith dedicò, tra il 1936 e il 1955, agli strumenti a fiato componendo, tra l’altro, queste 5 Sonate per la tromba, il corno, il sassofono, il trombone e la tuba, tutte con accompagnamento di pianoforte. Si tratta di cinque “ritratti” che non si limitano ad un’esibizione virtuosa di tutte le possibilità dello strumento, né ad una facile illustrazione del loro carattere (come la Young person guide to the Orchestra di Benjamin Britten), ma sono un’ispirata antologia di quelle raffinate e complesse individualità che molto spesso scompaiono diluite nel grande insieme dell’orchestra sinfonica.

Il programma è stato realizzato in maniera esemplare e definitiva con la partecipazione dei più brillanti virtuosi europei, e l’accompagnamento al pianoforte dei bravissimi Laurent Wagschal ed Hélène Tynman. 

Hindemit: Sonate per viola, il making of   

Hindemit: Sonata for Viola n° 5, Lebhaft, aber nicht geeilt     


Kaleidoscopic 

Rääts, Pärt, Górecki – Patrick Messina: clarinetto, Henri Demarquette: violoncello, Fabrizio Chiovetta: pianoforte – Aparté (60’48)

Un cd che attendevo con ansiosa curiosità: eccolo arrivato, e le mie attese non sono andate deluse. Un programma eccezionale, contemporaneo e molteplice, un onirico caleidoscopio abitato dalla nostalgia che si anima attorno al Mozart-Adagio, evidentemente ispirato alla musica del divino Wolfgang, che Arvo Pärt dedicò al suo amico e grande violinista russo Oleg Kagan. Scritto in origine per violino, violoncello e pianoforte, questo trio è stato poi arrangiato con il clarinetto al posto del violino per l’ensemble che qui lo presenta per la prima volta in disco.

Kaleidoscopic è, appunto, il titolo del cd e Kaléidoscopic Études, op.97 di Jaan Rääts – contemporaneo di Pärt e come lui éstone -, vivace e animato da una continuamente rinnovata ispirazione neo-classica, apre il programma, concluso dal drammatico e tormentato Larchenmusik, Recitativo e Arioso, op.53 del polacco Henryk Mikolaj Górecki, un compositore che mi sorprende ad ogni nuovo ascolto per la sua capacità di creare atmosfere fatte di sonorità incantate, che si rarefanno sino all’estinzione, alternandole a risvegli di esasperante vitalità. 

Conoscevo il duo Messina – Chiovetta per una loro bella registrazione – sempre Aparté – dedicata alla musica di Robert Schumann. Associandosi al violoncello del bravissimo Henri Demarquette (memorabile la sua interpretazione delle Suites per violoncello solo di J.S. Bach) hanno rinnovato i fasti del trio con clarinetto, una formazione per la quale sono state scritte bellissime pagine del repertorio romantico e che oggi rivela una nuova, coinvolgente, dimensione della musica contemporanea.

Kaleidoscopic    

Ferruccio Nuzzo: Dopo una lunga e distratta carriera di critico musicale (Paese Sera, Il Mondo), si è dedicato alla street photo, con una specializzazione ecclesiastica. Vive in campagna, nel sud-ovest della Francia, ove fiere e mercati hanno sostituito cattedrali e processioni. Continua, tuttavia, a mantenere contatti con il mondo della musica, soprattuto attraverso i dischi, e di queste sue esperienze rende conto nella rubrica "La mia Musica. Suggerimenti d'ascolto".
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