Al Teatro Quirino per “Il Teatrante” di Thomas Bernhard, di Attilio A. Romita

Assistendo a questo spettacolo viene in mente un’altra rappresentazione dell’attore protagonista sulla scena e nella vita: Vittorio Gassman nelle vesti del Mattattore.

C’è una grande differenza tra i due, Gassman è il Mattatore vincente mentre il Teatrante già nel nome ha una connotazione negativa.

Bruscon, il protagonista, è il teatrante che si ritiene il massimo rappresentante dell’arte teatrale: maestro, attore, commediografo, imprenditore e, mi verrebbe da dire, diretto discendente da Apollo.

Ma in realtà non è altro che un vecchio gigione che gira la provincia con una scalcinata compagnia composta solo dai suoi familiari: una moglie in grado di recitare solo con dei colpi di tosse, una figlia volenterosa capace solo di esprimere il niente che ha nella sua testa ed un figlio che a definirlo ritardato gli si fa un complimento.

La “Compagnia” arriva in uno sperduto paesetto dove sul palcoscenico rimediato della locanda dovrebbe essere rappresentata una sorta di grande opera storico filosofica scritta dal teatrante stesso. L’oste è l’unico ascoltatore quasi muto della ininterrotta facondia del teatrante che esalta il valore profondo della messa in scena che si accinge a fare.

Il Teatrante, vorrebbe dar lustro all’opera e per far questo presenta un continuo di richieste, talvolta contraddittorie, cui l’oste da risposta immediata. Ma questa immediato accoglimento delle richieste urta la sensibilità del teatrante perché rivela la reale scarsa importanza delle richieste stesse.

Finalmente, dopo fiumi di parole che inondano la scena, si arriva al momento della rappresentazione, ma un banale incendio nelle vicinanze attira tutti i personaggi e nella scena resta soltanto il Teatrante che continua a fare considerazioni inascoltate.

Bruscon è interpretato dal bravissimo Franco Branciaroli sempre in scena impegnato in un ininterrotto fiume di parole. Daniele Griggio è l’oste che con il suo silenzio quasi sottolinea l’inutile loquacità dell’Attore. Tommaso Cardarelli e Valentina Violo sono i figli che il padre ha ridotto a due esecutori stolti delle sue inutili richieste. Melania Giglio è la moglie del Teatrante bravissima nel recitare usando solo dei colpi di tosse. Completano il cast Valentina Mandruzzato e Barbara Abbondanza nelle parti della moglie e della figlia dell’oste. Le scene e costumi di Margherita Palli perfettamente descrivono il contrasto tra l’aulico mondo immaginario del teatrante ed il reale valore dei luoghi dove è chiamato ad operare.

Da ammirare il continuo e inarrestabile flusso di parole che Branciaroli/Buson riesce  emettere e che possono quasi considerarsi il motivo conduttore, quasi un tema musicale, della commedia.

Molti applausi al termine e pubblico soddisfatto che questa triste realtà sia una ….finzione.. Si replica sino al 23 febbraio.

Attilio A. Romita: il mio anno di nascita, 1938, coincide con la nascita di Z1, il primo vero Elaboratore Elettronico programmabile, realizzato dall’ing. Tedesco KonradZuse (1910-1995). Ventisette anni dopo, nel 1965 ho iniziato a trafficare con bit e byte. Mi sono occupato di grandi calcolatori e reti di medi e piccoli macchine. Ho scritto programmi, disegnato procedure e progettato soluzioni per assicurazioni, banche, telemedicina, telco. Mi sono occupato di organizzazione, marketing e controllo di gestione ed ho coordinato progetti europei. La mia carriera di dipendente è terminata nel 2003 ed è iniziata la mia carriera di consulente durante la quale ho tentato di aiutare gli altri ad utilizzare le molte nozioni ed esperienze raccolte in tanti settori diversi dello ICT (Information Communication Tecnology) Roma Aeroporto Fiumicino
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