Dalla parte di lei: “Le star del cinema dei telefoni bianchi (e delle camicie nere)”

All’inizio degli anni Trenta il regime fascista dopo aver sbaragliato i suoi avversari vive un periodo di consenso anche grazie all’uso intenso di tutti i mezzi di comunicazione presenti in quell’epoca quali la radio, il cinema, la stampa.  Con l’avvento del sonoro l’industria cinematografica italiana in particolare articolata nelle sue strutture Cinecittà, Istituto Luce, Enic è in pieno sviluppo. Si producono kolossal storici sia per motivi ideologici sia per compensare soprattutto il blocco voluto dalla censura nei confronti delle pellicole provenienti dall’estero. A guidare la rinascita del cinema italiano è Luigi Freddi, direttore generale della cinematografica, un manager per la verità competente affascinato dal sistema organizzativo di Hollywood che lui vorrebbe importare da noi. La stampa specializzata, Cinema”, “Bianco e nero”, “Lo schermo”, elogia questo progetto ambizioso e i periodici “rosa”, i più seguiti dagli italiani meno acculturati, contribuiscono a diffondere il mito del divismo. Un nuovo modello di attrice, di donna, arriva sul grande schermo.  Doris Duranti, Assia Noris, Maria Denis, Clara Calamai, Elsa De Giorgi e altre dive fanno sognare il pubblico femminile. Signorine timide, donne fatali, ragazzette ingenue e romantiche, sono le protagoniste del cinema dei “telefoni bianchi”, una stagione che riflette l’euforia del periodo con le sale da ballo affollate, le riviste, i concerti trasmessi anche dalla radio molto seguiti e i treni popolari.  Film che spesso raccontano l’ascesa di una ragazza povera capace di elevarsi socialmente diventando una signora

Assia Noris

borghese ricca, elegante e felice, rappresentano un mondo immaginario in grado di fare dimenticare agli italiani i loro problemi economici e sociali soffocati dalla falsificazione della realtà dei mezzi di informazione asserviti al potere. Le dive, la bruna Doris Durante fatale star del regime e amante ufficiale del gerarca Alessandro Pavolini, l’eterna fidanzata d’Italia Assia Noris, il sex symbol della Cinecittà fascista Clara Calamai, la ragazza dal volto pulito Maria Denis e l’aristocratica Elsa De Giorgi, servono a questo scopo. I produttori e i registi però nulla possono contro l’accesa e inevitabile rivalità tra le attrici in competizione tra loro.  La Duranti dopo aver visto la collega Clara Calamai mostrare, seppure per un attimo il seno nudo in “La cena delle beffe” di Blasetti, s’infuria e vuole emularla nel corso del film che sta interpretando intitolato “Carmela“. “Fu la guerra delle tette” scrive il critico Ugo Casiraghi in occasione della morte dell’attrice – sconvolgente all’epoca perché erano le prime appartenenti a donne bianche nel puritano cinema razzista”. La Duranti, protagonista di drammoni sentimentali, Cavalleria rusticana”, “È sbarcato un marinaio”, “Il re si diverte”, avrà una vita davvero da prima pagina. Ricca e famosa grazie alla sua storia con il potente Pavolini, ma amante anche di decine di uomini di potere, alla caduta della Repubblica di Salò sfugge per un pelo alla fucilazione trovando rifugio in Svizzera, mentre il suo protettore finisce appeso insieme al Duce in piazza Loreto a Milano.  A Lugano  però la donna è incarcerata  e in preda alla depressione tenta il suicidio. Poi sposa uno svizzero (“per salvarmi la pelle” confesserà nella sua autobiografia) trasferendosi  America Latina dove conosce i principali dittatori del Centro e del Sud America che lei vedrà cadere uno per volta. Muore il 10 marzo 1995 a Santo Domingo all’ età di settantotto anni.

Partner di Amedeo Nazzari, Clara Calamai, altrettanto famosa per aver turbato l’ Italia fascista con la celebre scena del seno nudo già citata, si ritaglia uno spazio importante nella storia del cinema italiano come protagonista al fianco di Massimo Girotti di Ossessione”, capolavoro di Luchino Visconti  notoriamente considerato il primo esempio di neorealismo. La Calamai è scelta all’ ultimo momento sostituendo Anna Magnani incinta. Curiosamente  due anni dopo sarà proprio la Magnani a prendersi la rivincita interpretandoRoma città aperta” nella parte che Rossellini aveva offerto a Clara. Utilizzata soprattutto nelle produzioni storiche, la diva nel dopoguerra continuerà la sua carriera  dignitosamente. Il suo ultimo film sarà “Profondo rosso” di Dario Argento nel ruolo di un’ anziana attrice assassina.  Interprete prediletta da Mario Camerini che diventerà il suo secondo marito, Assia Noris, una delle più grandi dive degli anni Trenta, è l’ interprete amatissima di commedie di grande successo, “Darò un milione”, “Il signor Max”, “Grandi magazzini”, in coppia con Vittorio De Sica. La Noris, la biondina minuta dagli occhi verdi affascinanti, incarna una certa idea della femminilità schiacciata dal potere maschile. Dopo il 1945 sfortunatamente non troverà i ruoli giusti  ritirandosi presto dal set. “Si passava da un letto all’ altro per allegria, non con i gerarchi” racconta senza troppi problemi Elsa De Giorgi, altra protagonista del cinema dei “telefoni bianchi” in un’ intervista del ’94. L’ attrice considerata con Clara Calamai “il più bel seno del Regime”, scelta nel 1933 da Camerini per T’amerò sempre”, è presente in particolare nel cinema di cappa e spada. Amica di molti intellettuali e antifascista, Elsa per non essere compromessa con il potere si dedicherà molto al teatro. Maria Ester Beomonte, una delle massime dive del

Maria Denis

fascismo in arte Maria Denis, che rappresenta sullo schermo la brava ragazza da sposare inizia la sua carriera a sedici anni, crede di essere uscita indenne dalla fine della dittatura, ma invece a sorpresa il 5 aprile 1946 mentre sta recitando in Cronaca nera” di Giorgio Bianchi è arrestata per i suoi legami con il fascismo. Dopo diciotto giorni di galera (racconterà la sua odissea nel documentario Le mie prigioni”) è scarcerata. La sua colpa aver interpretato alcuni film di propaganda Addio giovinezza!”, “L’ assedio dell’ Alcatraz”. “Fui processata come collaborazionista – si difende in un’ intervista – e per strada mi gridavano sporcacciona, fascista, ma io ero apolitica”. A prova della sua buona fede Denis svelerà di aver salvato la vita a Luchino Visconti nel 1944 quando arrestato a Roma dalla banda Koch stava per essere fucilato. Un episodio mai confermato dallo stesso regista che invece considererà la sorella Ubalda responsabile della sua liberazione.  Nel ’42 quando Blasetti firma Quattro passi tra le nuvole”, una commedia a equivoci, ma ambientata nella realtà della vita di tutti i giorni (opera che anticipa prima di Ossessione il neorealismo), il “cinema dei telefoni bianchi” e le sue protagoniste è finito e con lui un’Italia che presto rinascerà nella democrazia.

 

Pierfranco Bianchetti:
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