Mezzo secolo, anch’io

Tra pochi giorni compio cinquant’anni. Chi l’avrebbe mai detto? Ricordo che quando ero bambina pensavo all’anno Duemila come a qualcosa di lontanissimo. “Nel Duemila sarò vecchia, avrò 34 anni”.

Non riflettevo mai sul fatto che nel 2016 avrei compiuto 50 anni. È una data su cui si tende a non riflettere mai: non da piccoli, non da adolescenti, non da adulti. Ci si pensa giusto nelle settimane immediatamente precedenti l’evento, o almeno nel mio caso è andata così. Non ho paura di morire, non ho paura delle rughe e della pelle che cade (unitamente a tutto il resto), non ho alcun desiderio di restare giovane per forza e anzi provo una certa compassione per chi si strugge e si rende ridicolo perseguendo tale povera impresa, destinata a un ineluttabile quanto disastroso fallimento. Per quanto ci sia gente che insista nel cercare in ogni modo di mantenerla, la giovinezza non si può in alcun modo riguadagnare.

Si può cercare di sembrare giovani nel fisico, ma esserlo no. La morbidezza della pelle, la luce nello sguardo, le sane rotondità di una carne soda se ne vanno con gli anni e il confronto con chi ha venti o trent’anni è sempre impietoso. Uno po’ dirsi che sta invecchiando benissimo e può anche essere davvero così, ma resta il fatto che l’età avanza e quando lei avanza non è possibile non seguirla.

Eppure questi cinquant’anni non riesco a sentirmeli tutti addosso. Me ne sento non dico la metà, ma non più di un 75 %. Forse è perché faccio ancora troppi sbagli, forse è perché non sto diventando saggia quanto vorrei e trovo la cosa piuttosto seccante. Come la mia voce non è abbastanza autorevole? Come mai le persone non mi guardano con rispetto quando esprimo i miei pareri? Anche il gatto a volte mi guarda con sufficienza. No, mi sa che mi manca un bel po’ di strada per raggiungere la saggezza. Lei è il mio scopo ultimo, anche se di recente mi capita spesso di distrarmi. Credo sia per via dell’età e per l’intensificarsi degli scioperi dei miei neuroni, che, sebbene siano in pochi, hanno fondato un sindacato.

Comunque ho deciso che mi prenderò qualche lusso, tipo dire qualche volta in più quello che penso, esprimere qualche giudizio, non fare una cosa se non mi va, tipo dire ogni tanto qualche no (Senza esagerare, beninteso). Ho parlato con tanta gente pochissimo interessante, ho lasciato correre quando non avrei dovuto e viceversa. Ho trascurato persone per me importantissime per dare retta a gente da poco che non mi ha insegnato nulla.

Adesso però basta bilanci: voglio prendermi il lusso di non farne, per ora. Tanto le riflessioni arriveranno, non c’è dubbio. Senza pensieri come si fa a giungere alla saggezza? Ricordi non li voglio ricordare, perché temo depressione e nostalgia. Credo che per ora mi limiterò a vivere e a vedere cosa succede.

È così che tenterò di mantenere la giovinezza della mente, sperando che funzioni. La giovinezza per il saggio è uno stato mentale. Pertanto, se fuori posso ammirarla nei miei figli e nella generazione entrante, il luogo in cui posso trovare in me la freschezza perduta è nella profondità dei pensieri. Lì, nella parte recondita di me che si sforza di comprendere la vita, è custodito ciò che è levigato e leggiadro, che non avrà mai rughe perché non obbedisce alle leggi del tempo. Se non è lì non so proprio dove possa essersi nascosto.

“Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro” (Sant’Agostino).

 

 

Auguri, Clementina, da tutti gli amici grey-panthers! vp

Clementina Coppini: scrive più o meno da quando aveva sei anni, un po’ come tutti. Si è laureata in lettere classiche ma non si ricorda bene come ci sia riuscita. Scrive su Giornalettismo, il Cittadino di Monza (la sua città), El-Ghibli, www.grey-panthers.it e su un paio di giornali cartacei. Ha pubblicato tanti libri per bambini, qualche romanzo come feuilleton su Giornalettismo, un romanzo con Eumeswil e adesso le è venuta questa idea del romanzo in costruzione. Ha una famiglia, due figli, un gatto e si ritiene, non è chiaro se a torto o a ragione, una discreta cinefila e una brava cuoca. Va molto fiera delle sue ricette segrete, che porterà con sé nella tomba.
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