I CD di Natale, di Ferruccio Nuzzo

Questa rubrica ha ormai otto anni – anche se non li dimostra, almeno lo spero – e per l’ottava volta torno a voi con la mia lista di regali musicali per il prossimo Natale. Cd di cui ho già parlato nei mesi scorsi – ed un link vi permetterà di ripescare il testo relativo – o novità, ma anche generi, come quello cosiddetto «leggero», di cui solitamente non mi occupo.

Ho, naturalmente, pensato ai destinatari musicofili, a coloro che già conoscono «tutto», con la segnalazione di registrazioni che, penso, potranno sorprenderli per la novità del programma o l’eccezionalità dell’interpretazione. Senza, peraltro, dimenticare coloro che, invece, non frequentano la musica «seria», nella speranza che l’inatteso regalo di un cd classico schiuderà a loro le porte di questo meraviglioso ed inesauribile mondo.

Cosa aggiungere ? Gli auguri, precoci, di un felice Natale e di un Anno Nuovo con meno Covid e pieno di entusiasmanti sorprese musicali.


Johann Sebastian Bach   

Sonatas & Partitas for solo Violoncello piccolo – Mario Brunello: violoncello – Arcana (2h41’)

Si, non avete letto male, non si tratta delle Suites per violoncello solo di J.S. Bach eseguite al «piccolo» (lo strumento per il quale Bach aveva esplicitamente scritto la n°6) ma delle Sonate & Partite per Violino solo suonate al violoncello.  Ancora una, più o meno, stravagante trascrizione? «Voglio abbordare le Sonate & Partite “dalla base“, in tutti i sensi – ha detto Brunello – I violinisti “volano alto“, hanno sempre la melodia, vedono la musica dall’alto. Io, quindi, non propongo un’imitazione del violino, ma piuttosto una lettura speculare, la conquista della vetta per un’altra via. Guardare la montagna dal versante Sud o da quello Nord cambia la prospettiva, non la sostanza» (è il caso di aggiungere che Mario Brunello è un appassionato di alta montagna, ed ha spesso suonato il suo strumento sulle vette innevate).

Un affascinante testo dello scrittore Alessandro Baricco (Seta, Oceano mare, Novecento …) completa il documentatissimo libretto che accompagna i 2 cd.


Vivaldi  

“Per la Sig.ra Geltruda”, Motets & Stabat Mater – Alessandra Visentin, Ensemble Locatelli , Luca Oberti – Pan Classics (63’09)

Vivaldi in tutta la sua gloria, esaltato dalla stupenda voce di Alessandra Visentin, «un Vivaldi molto diverso dal solito», come ha dichiarato Luca Oberti, il bravo clavicembalista che ha concepito e diretto questo straordinario cd, uno dei più interessanti publicati quest’anno. Il Prete Rosso, evidentemente stimolato dalle straordinarie doti vocali di Geltruda della Violeta, una delle putte della Pietà di coro pensionate del famoso Ospizio della Pietà a Venezia, ha scritto per lei le sue pagine vocali più emozionanti, qui presentate assieme ad alcune composizioni strumentali dedicate al culto, come la Sinfonia «Al Santo Sepolcro» RV 169.

What’s Next Vivaldi ?   

Patricia Kopatchinskaja: violino, Il Giardino Armonico, Giovanni Antonini – Alpha (70’56)

Un programma Vivaldi + ispirazioni vivaldiane al limite del delirio. Non so se sia stata la scatenata Patricia Kopatchinskaja ad aver acceso la scintilla, o il Giardino che morde i freni dell’Armonia. In una trama composta dai Concerti ultra-virtuosi del Prete Rosso – Il Grosso Mogul e La Tempesta di Mare (la versione per violino) tra gli altri – dei brevi brani scritti da compositori ben più recenti – da Luca Francesconi a Simone Movio, Aureliano Cattaneo, Giovanni Sollima (Giacinto Scelsi è indicato nella presentazione ma non è nella track-list) – in gran parte commissionati da Patricia per questa registrazione. Particolarmente singolare il Lazzo parlante – l’autore non è indicato – nel quale tutti i musicisti si lasciano andare in abbaiamenti, gemiti, singhiozzi ed altri sregolati vocalizzi. La sorpresa è assicurata per questa futurologia vivaldiana.


Délire de Lyres   

Duo Faenza – Marco Horvat & Francisco Mañalich – Hortus (70’20)

L’antica pratica del canto sullo strumento – cioè suonare e cantare al tempo stesso – è rievocata in questo cd da Marco Horvat e Francisco Mañalich che si accompagnano con l’arciliuto, il basso di viola da gamba, la lira e la tiorba. Il repertorio è quello italiano – da Monteverdi a Bellerofonte Castaldi e Carlo Milanuzii (Non voglio amare) – francese – Marin Marais – e inglese – Purcell – del XVII e XVIII secolo, musiche che «commuovono il cuore e lo portano alla tenerezza, al languore ed all’amore».

Il regalo ideale tra innamorati?


The Woods so Wild    

Consort BrouillaminiParaty (58’32)

Che dolce selvaggeria quella dei legni (strumenti a fiato di legno, nella fattispecie flauti a becco di ogni sorta) dell’ensemble Brouillamini. Ho parlato del loro primo opus nei CD di Natale di due anni fa, e non posso, oggi, che rinnovare il mio entusiasmo e suggerirvi questo disco per un regalo esaltante, destinato sia agli appassionati di musica antica che a chi ancora non sia iniziato a questo magico mondo.

La musica rinascimentale inglese – che col famoso brano di William Byrd The Woods so Wild («I boschi – ma anche «i legni» – così selvaggi») dà il titolo al cd – in freschi, vivaci, indisciplinati arrangiamenti che accentuano la teatralità di queste musiche spesso destinate ad accompagnare le masques, intermezzi mimati caratteristici del teatro inglese del rinascimento.


Prisma    

Il Transilvano – Ambronay (57’55)

Un cd di affascinante novità per far felice ogni appassionato di musica antica e/o folkloristica, ma anche per far scoprire un repertorio sconosciuto attraverso sonorità mai ascoltate prima. Misteriosi, diafani ponti musicali hanno collegato Italia ed Ungheria sin dal ‘400, quando il re Matthias Corvinus sposò la principessa italiana Beatrice di Napoli, installandola alla sua corte. La musica cosiddetta «transilvana» – dal nome che l’organista Girolamo Diruta diede a una sua raccolta dedicata a Sigismund Bathory, principe di quell’esotico (all’epoca) paese – divenne di gran moda improntando dei suoi ritmi e sonorità danze e canti.

L’ensemble Prisma, formato da giovani musicisti ungheresi, franco-tedeschi ed israeliani, ha scelto 20 brevi brani di queste sorprendenti musiche, animate da ritmi scatenati o mollemente adagiate in nostalgiche evocazioni, e le interpreta con coinvolgente spontaneità.  


Mozart    

Pianoforte and violin Sonatas – Vineta Sareika: violino, Amandine Savary: pianoforte – Muso (64’37)

Non sono tra le opere più conosciute di Mozart, queste sue Sonate per le quali egli adottò, come per le prime composizioni, scritte e pubblicate quando egli aveva 8 anni, l’indicazione: «che possono esser suonate con l’accompagnamento del violino». Si può bene immaginare che quelle prime, infantili Sonate furono scritte per i concerti che il giovanissimo Wolfgang, assieme, alla sorella Nannerl al clavicembalo, dava nelle corti e nei saloni dell’aristocrazia europea, esibizioni che assicurarono al giovanissimo genio le protezioni necessarie – già all’epoca – per farsi strada nella vita, ed alla famiglia Mozart in tournée i mezzi per vivere più che degnamente.

Il suono giovane ed entusiasta, che ben si addice a queste composizioni, del vìolino di Vineta Sareika e la raffinata complicità del pianoforte di Amandine Savary rivelano tutto il fascino segreto di questi fiori dimenticati all’ombra dei grandi capolavori.


Beethoven    

Pianoforte works of the young Beethoven – Jos van Immerseel: fortepiano – Alpha (3h34)

Da anni conosco ed apprezzo Jos van Immerseel, il grande clavicembalista e direttore d’orchestra belga che con la sua orchestra Anima Eterna ci ha dato interpretazioni tra le più interessanti dei capolavori della musica barocca e classica. Oggi Jos si dedica – in concerto ed in disco – piuttosto al repertorio solistico ed al fortepiano. L’ultima sua edizione è questo prezioso cofanetto di 3 cd dedicato alle composizioni del primo periodo viennese che Ludwig van Beethoven concepì per un fortepiano viennese di 5 ottave. Jos si è basato sui manoscritti ma anche sugli scritti di Carl Czerny, uno degli allievi più «importanti» del compositore e la sua intensa e poetica interpretazione si giova di una splendida copia facsimile di uno strumento Walter che lo stesso Beethoven scelse nel 1802 tra una sessantina di strumenti dell’epoca.

Quatuor Zaïde, Bruno Delepelaire   

LudwigNoMadMusic (60’05)

Un suono lussureggiante, che la sapiente registrazione dai colori densi e dalla spaziosa dinamica mette in valore eliminando ogni equivoco: il Quartetto Zaïde, a cui il violoncellista Bruno Delepelaire aggiunge corpo e sostanza, non ha la minima intenzione di scimmiottare l’austera elevazione di quel capolavoro che è la Sonata a Kreutzer, ma approfitta della sapiente trascrizione ottocentesca per sottolineare gli impulsi devastatori e la tellurica emotività dell’originale. 

Completa questo cd – sorprendente regalo per chi ama Beethoven – un’esemplare interpretazione di un altro capolavoro, il Quartetto n°3, op.18.


Franz Schubert    

A Schubertiade with arpeggione – L’Amoroso – Ricercar (63’35)

Alcuni dei più noti capolavori di Schubert rinnovati dalle inedite, conturbanti sonorità dell’arpeggione, lo strumento – detto anche chitarra d’amore – che, all’inizio dell’800, ebbe una brevissima anche se gloriosa vita. Scomparve poi lasciando tuttavia l’indelebile traccia dell’omonima Sonata che è al centro del programma di questo cd, circondata dalla trascrizioni della Sonata per violino in Re maggiore D.384 e da alcuni lieder (soprano Caroline Pelon). Anche l’accompagnamento è atipico: arciliuto, chitarra e terz guitar per delle sonorità struggenti e delicate.

Frédéric    

Mazurkas – Nocturnes – Waltzes – Alexander Boldachev: arpa – Calliope (47’58)

Le trascrizioni sono di gran moda in questi ultimi tempi (ne troverete non poche in questi suggerimenti di musiche da offrire per Natale) e talvolta veramente inattese, insospettabili. Il nome di Frédéric Chopin è indissolubilmente legato al pianoforte – anche se ha scritto bellissima musica per il violoncello – ma il grande virtuoso elvetico-russo Alexander Boldachev ha voluto offrire «… una nuova vita a Chopin» con questo cd. «La tecnica della corda pizzicata piuttosto che percossa da un martelletto offre un grande spazio alla creatività ed alle espressioni», ed ecco quindi uno Chopin parato delle delicate ed evanescenti sonorità dell’arpa. Un disco che potete scegliere ed offrire per sorprendere.


Alexandre Guilmant    

Noël au salon – Kurt Lueders: harmonium, Françoise Masset: soprano, François Lambret: pianoforte – Hortus (63’08)

È l’unico cd che vi suggerisco che abbia a che fare con Natale, un Natale a cavallo tra ‘800 e ’900, ancora sopratutto mistico se non esclusivamente religioso, poiché festeggiato au salon, cioè in salotto. 

Alexandre Guilmant (1837-1911) fu organista celebratissimo ai suoi tempi, ma anche compositore e pedagogo (grazie a lui l’opera di J.S. Bach fu considerata fondamentale per la formazione dell’organista). Qui è il Guilmant più leggero, mondano, che ci presenta fantasiosi e accattivanti adattamenti di melodie popolari di ogni parte del mondo in una straordinaria varierà di forme e di stili. Ma anche invenzioni ispirate ad Haydn, Mozart, Schumann o Berlioz, attraverso il suono dolce e penetrante ed il commuovente vibrato dell’armonium (uno strumento che arredava, a quei tempi, accanto al pianoforte, i salotti della borghesia più agiata) di Kurt Lueders e del pianoforte di François Lambret.


Danses    

Albeniz – Bartok – Ravel – Naoko Yoshino, Marie-Pierre Langlamet: arpa – Indesens (79’46)

Ancor l’arpa, anzi due arpe, questa volta con un programma più consono alle magiche atmosfere solitamente evocate dallo strumento. Si tratta, ancora una volta, di trascrizioni ed ancora di musiche di danza – come indica il titolo – ma ogni tanto fa capolino qualcosa di diverso, come il celebre Preludio, fuga e variazioni, op.18 in do minore di César Franck, o il Tombeau de Couperin di Ravel. Ed, inoltre, c’è la sfida permanente del suonare insieme del duo d’arpe, uno strumento difficilissimo a sincronizzare con un suo simile. Ma le due virtuose se la cavano benissimo, avendo appreso «… a respirare insieme ed a credere al miracolo di ogni momento». Citando, per concludere, Winston Churchill: «Il successo è avanzare da un fallimento ad un altro, senza mai perder l’entusiasmo».


Songs    

Patrick Messina: clarinetto, Fabrizio Chiovetta: pianoforte – Aparté (60’)

Per Yehudi Menuhin Patrick Messina era «il clarinetto incantato», e questo soprannome gli è restato. Il grande virtuoso, metà siciliano metà spagnolo, ha iniziato la sua gloriosa carriera in America, e agli USA ritorna – dopo il successo della sua registrazione dei capolavori per il clarinetto di Mozart (con la direzione di Riccardo Muti) e Schumann –  con questo affascinante e originale cd dedicato all’universo dei grandi compositori americani del XX secolo, Gershwin, Copland, Ives e Bernstein, tra melodie tradizionali, jazz e avanguardia. Lo accompagna, con la sua abituale raffinata e discreta sensibilità, Fabrizio Chiovetta che fu suo complice anche per il cd Schumann.


Evocacion   

Quatuor Eclisses Ad Vitam Records (57’43)

La chitarra, o, piuttosto le 4 chitarre del Quartetto Eclisses, nelle affascinanti trascrizioni di musiche scritte, all’origine, per uno strumento solista – come El Corpus Christi en Sevilla  per pianoforte, dal primo libro di Iberia di Isaac Albéniz – o per un ensemble da camera, come quel capolavoro che è il Grave assai & Fandango – dal Quintetto per chitarra e archi n° 4 in re maggiore G. 448 di Luigi Boccherini (uno dei brani più esaltanti presenti nel cd).


Le code de la route    

Hommage à Boris Vian – Les Lunaisiens, Agathe Peyrat, Arnaud Marzorati – Muso (63’17)

Non so quanto possa essere considerato «natalizio» questo divertentissimo cd dedicato alle stravaganze di un personaggio culto per i francesi, che ha illuminato della sua follia e del suo feroce umorismo gli anni ’50, anticipando le rivolte degli anni ’60 e l’edonismo che seguì il maggio ’68. Boris Vian ebbe anche una rapida carriera di cantante, ma, sopratutto scrisse le parole di oltre 450 canzoni, e soprattutto a queste, ed al suo strumento preferito, la tromba, è dedicato il programma del disco, che Les Lunaisiens di Arnaud Marzorati, con la cantante Agathe Peyrat, animano della loro acrobatica e fantasiosa sregolatezza.

Anche se poco natalizio, quindi, questo Codice della strada sarà una simpatica ed originale sorpresa per le Feste di fine d’Anno (quelle che ci saranno).

Ferruccio Nuzzo: Dopo una lunga e distratta carriera di critico musicale (Paese Sera, Il Mondo), si è dedicato alla street photo, con una specializzazione ecclesiastica. Vive in campagna, nel sud-ovest della Francia, ove fiere e mercati hanno sostituito cattedrali e processioni. Continua, tuttavia, a mantenere contatti con il mondo della musica, soprattuto attraverso i dischi, e di queste sue esperienze rende conto nella rubrica "La mia Musica. Suggerimenti d'ascolto".
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