CD e altre musiche di agosto, di Ferruccio Nuzzo

Pubblicato il 1 Agosto 2020 in , da Ferruccio Nuzzo

Tradizionalmente, prima della meritata pausa estiva, le case discografiche esibiscono qualche gioiello maggiore della loro produzione. Nello scorso numero vi ho parlato appunto delle peregrinazioni marine della Lady from the Sea; è ora il turno di un meraviglioso cd, un cd per cullarvi e farvi sognare – ma non addormentare …! – davanti ai rinnovati panorami delle vacanze o farvi evadere dalle quattro mura di casa se a casa siete rimasti.

È un Vivaldi molto diverso dal solito – mi aveva annunciato Luca Oberti, il bravissimo clavicembalista che ha concepito il programma e qui si è riservato il ruolo di direttore -, o almeno da quello che il marketing ci propone”. Ed io aggiungerei che, senza alcun cedimento all’effetto scontato, la scelta e l’associazione delle opere è veramente opportuna e stimolante e permette di erigere alla gloria del Prete Rosso un nuovo monumento ben più duraturo di quanto non lo sia un puro esercizio di stile.

All’apparenza non ha nulla di sorprendente questo ennesimo programma dedicato a Vivaldi, ma, già dal titolo la curiosità è stimolata. Chi era dunque questa «Sig.ra Geltruda»? Geltruda della Violeta fu ospite dell’ospizio della Pietà, per lunghissimo tempo – forse per tutta la sua vita -, ed era una delle sei putte della Pietà di coro autorizzate a cantare le parti solistiche. A lei ed alla sua voce, particolarmente adatta allo stile «appoggiato», Vivaldi dedicò esplicitamente nel suo manoscritto Clarae stellae, scintillate che apre il programma del cd (altre interessanti informazioni sulla carriera di questa prodigiosa putta sono nelle note che Luca ha scritto per il libretto del cd).

Ma non sono soltanto le opere vocali che si giovano della splendida, singolarissima voce del contralto Alessandra Visentin, Sig.ra Geltruda rediviva, a esaltare e commuovere. Ascoltate l’Adagio Molto che apre la Sinfonia «Al Santo Sepolcro» RV 169: è uno degli esempi più sideranti di come il compositore «che ha scritto 500 volte lo stesso Concerto» (Igor Stravinsky) potesse scuotersi di dosso ogni formula o schema per reinventarsi e sorprendere i suoi fedeli. E l’Ensemble Locatelli, con la sua ricchezza strumentale e un’esemplare coerenza stilistica è protagonista ideale di questa rivelazione.

Qui di seguito il bel video di Rocco Fidanza, che, oltre a presentare una seduta di registrazione del cd, ci dà, attraverso un intervista – finalmente in italiano ! – a Luca Oberti e Alessandra Visentin, qualche preziosa informazione sulla Signora Geltruda, la sua carriera e le sue magiche, affascinanti doti vocali.

Vivaldi  

“Per la Sig.ra Geltruda”, Motets & Stabat Mater – Alessandra Visentin, Ensemble Locatelli, Luca Oberti – Pan Classics (63’09)


Mutations    

Les chimères de Clément Janequin – Thélème, Xasax – Coviello Classics (56’59)       

Un cd singolare per rivelarci tutta la densità, la molteplicità, di opere che sono alla base della cultura e della storia della musicale occidentale, ma da sempre relegate nei remoti scaffali di un’archeologia rispettata e venerata, certo, ma non messa nell’evidenza che merita.

Questa visione nuova e differente, senza a priori e (spiritualmente) fedele al tempo stesso, ci viene proposta da Xasax, un quartetto di sassofoni – strumento relativamente recente e, per questo, interessato a tutte le estetiche ed a tutti i repertorii, pur se orientato verso il contemporaneo – e dal raffinatissimo Thélème, un ensemble specializzato nell’interpretazione della musica antica (il suo nome si riferisce all’abbazia di Thélème, citata da Rabelais alla fine del suo Gargantua, ed il cui motto è “Fais ce que voudras” – Fai quel che vuoi -, emblematico della libertà delle scelte ed interpretazioni dell’ensemble).

Le chimere di Clément Janequin fa parte di un ciclo che Thélème ha consacrato, appunto, al compositore francese, uno dei più grandi delle prima metà del ‘500, autore di ben 250 Canzoni e di due famosissime Messe parodie, nelle quali la materia musicale di canzoni profane è ripresa su un testo liturgico (una pratica comune all’epoca che non ha nulla a che vedere con la comicità o la satira che oggi si associa alla parodia). Le composizioni di Janequin si alternano con quelle di Mike Svoboda – Voulez ouyr les cris de Paris da Janequin – o Betsy Jolas – O doux parler da Orlando di Lasso -, e con le Mutations di Jannik Giger e di Jean-Christophe Groffe, rapidissimi accenti, respirazioni animate dal timbro e dai sorprendenti colori dei quattro sassofoni.

L’incontro tra musica del Rinascimento e musica contemporanea è sorprendente e stimolante, e testimonia dell’intemporaneità del linguaggio musicale.


Sarah Willis    

Mozart y MamboSarah Willis: corno, Havana Lyceum Orchestra, José Antonio Méndez Padrón -(54’45) – Alpha (54’45)   

Ancora un disco per l’estate, ed un’associazione imprevedibile: Mozart ed il mambo …

Sarah Willis è cornista alla Philarmonica di Berlino, un’orchestra che è da sempre un glorioso vivaio di solisti virtuosi di strumenti a fiato, dal grande flautista James Galway  alla clarinettista Sabine Mayer. Sarah, infaticabile ambasciatrice del suo strumento e protagonista di un’emissione televisiva di grande successo «Sarah’s Music», ha anche un’altra passione: Cuba. Da quando vi si è recata per una master class, l’incontro con la musica ed i musicisti cubani l’ha marcata profondamente. E le visite all’isola si sono moltiplicate, un ensemble di cornisti, l’Havana Horns, si è formatoto e si è fatto ben presto conoscere con i suoi concerti e le apparizioni televisive.

Mozart y Mambo è il policromo cd che Sarah ha concepito associando alcune delle immortali composizioni che Mozart ha dedicato al corno al repertorio tradizionale cubano. Sembra che a la Havana siano convinti che Mozart avrebbe potuto essere un vero cubano, e questo è bastato a legittimare l’iniziativa. E l’associazione è, effettivamente, piacevolissima. Da alcuni composizioni originali – il Concerto in mi bemolle maggiore, K.447, il Rondò in mi bemolle maggiore, K.371 ed il meno noto Movimento di Concerto, K.370b – a Sarahnade Mambo (Mambo serenata), un pittoresco arrangiamento dell’Eine kleine Nachtmusik, K 525, a Rondò alla Mambo ed a Dos gardenias para ti che Ibrahim Ferrer ed il Buena Vista Social Club hanno reso celebre.

Sarah Willis e una grande solista ed un’appassionata mozartiana, l’orchestra del Lyceum dell’Havana da prova di un’esaltata ed esaltante partecipazione e la musica di Mozart si rivela ricca di nuovi colori e nuove luci attraverso la gioiosa trama delle percussioni e dei ritmi tropicali.


Ludwig van Beethoven   

Grosse Fuge op.134 & Sonata op.106 “Hamerklavier“ – Giuseppe Rossi, Elisa Viscarelli: pianoforte – Da Vinci Classics (65’)

No, non si tratta di una stravaganza esibizionistica lisztiana o busoniana; questa trascrizione – o, per meglio dire, riduzione – per pianoforte a 4 mani della Grosse Fuge op.133 per quartetto d’archi è opera dello stesso Beethoven, e con essa si apre felicemente il programma dell’esordio discografico di Giuseppe Rossi con l’etichetta italo-giapponese Da Vinci Classics.

La Grosse Fuge è uno di quei capolavori che sgomentano, sfuggendo ad ogni tentativo di definizione, di riduzione, di semplicistica spiegazione. Opera visionaria, monumentale per le sue dimensioni e la sua potenza espressiva, fu composta, inizialmente, come ultimo movimento del Quartetto op.130, separata poi, qualche anno dopo, e pubblicata dopo la morte del compositore con una dedica all’Arciduca Rodolfo d’Austria (alla sua prima esecuzione fu accolta freddamente dal pubblico che non ne chiese il bis, come per gli altri movimenti – all’epoca si applaudivano ed, eventualmente, bissavano i singoli movimenti delle composizioni – suscitando la collera di Beethoven: «I buoi! gli asini! – sembra che egli esclamasse – sì queste chicche! ne ridomandano! E perché non la Fuga? soltanto lei avrebbe meritato di esser bissata …».

L’interpretazione di Giuseppe Rossi, accompagnato da Elisa Viscarelli, è gloriosa senza essere monumentale, colta senza alcuna rigidezza né soverchio peso. Segue la Sonata op.106 “Hamerklavier“ che Giuseppe Rossi esalta in una interpretazione intensa e profonda, illuminando e sciogliendo senza banalizzare tutte le complessità della struttura formale di questo capolavoro, uno dei più arditi di Beethoven.

Una registrazione memorabile per il 250° anniversario della sua nascita.


The Sound of Trees    

Camille Pepin, Claude Debussy, Lili Boulanger – Orchestre de Picardie, Arie van Beek, Julien Hervé: clarinetto, Yan Levionnois: violoncello – NoMadMusic (48’36)

L’anno scorso, era febbraio, vi parlavo di una giovane (29 anni) compositrice francese, Camille Pepin, dicendovi «raramente ho ascoltato una musica di autore contemporaneo così accessibile, attuale, complessa senza celarsi dietro inutili, indecifrabili, intrichi; viva, in una parola e “comunicante”». Consacrata con una Victoire de la Musique come Compositore dell’anno 2020, Camille torna nel catalogo NoMadMusic con un cd che conferma tutte le promesse: un geniale doppio concerto per clarinetto, violoncello e orchestra – The Sound of Trees – commissionato dall’Orchestra di Picardie, e le sue trascrizioni per orchestra da camera di due Images pour piano di Claude Debussy e di due composizioni per violino, violoncello e pianoforte di Lilili Boulanger (D’un soir triste e D’un  matin de printemps). Il senso del ritmo, il fraseggio espressivo e la scrittura virtuosa per gli strumenti solisti animano il concerto, ma di grande interesse sono anche le trascrizioni delle musiche di due compositori – Debussy e Boulanger – che nulla hanno scritto per orchestra da camera.

Compositrice residente dell’Orchestra di Picardie già da due anni, Camille inizia, con questo programma, una collaborazione che ci auguriamo lunga e fruttuosa.

E attendiamo da NoMadMusic nuove registrazioni a testimoniarne i risultati.