“Dove sei, parola? Forse insegui il tuo spazio… forse ti acquatti e aspetti”

Le parole hanno prima di tutto il potere di far esistere le cose. Dare un nome anche ai propri sentimenti è mettere in atto la potenza della parola. La poesia fa questo, ma qualche volte il poeta naviga alla ricerca della parola e si sente smarrito se non la trova. E, quando questa arriva, all’improvviso, è folgorazione, è svelamento

(in apertura: Alighiero Boetti- Afghanistan, 1988-89- Tela su tavola, Dim: 106 x 114 cm cad.- Rovereto, Mart, deposito collezione privata)

Così Paola Pancaldi Pugolotti ci invita a riflettere e a “sentire”. Il richiamo della poesia e del sentimento sono per lei, ormai lo sappiamo bene, ragione di vita.

DOVE SEI, PAROLA?

Dove sei, parola?
Distante nascosta muta.
Forse insegui il tuo spazio
forse sei l’airone
che cerca il suo lago
o la piuma
che si appoggia sul cuscino.
Forse ti acquatti
e aspetti.
Dove sei, parola?
Mi manchi anche quando
sei distratta e vana,
mi manchi quando rotoli
o ti inceppi
quando ti arrabbi e pungi
quando ti appassioni
quando sei come la neve
e ti appoggi.
Dove sei, parola?
Io sono smarrita nel buio
ma ti sento
se bussi alla mia porta
e arrivi con un suono di vento,
se avvolgi il mio vuoto
e mi canti mi riempi.
Ho nostalgia di parole.

E adesso arrivi,
di soppiatto mi agganci,
precisa precipiti,
mi prendi, mi incanti,
ti fai nuvola, fuoco
e mi sorprendi,
parola,
ti fai poesia.

(da “Di questo mio vivere”)

La parola è il mezzo più naturale per comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi. Secondo il saggista Igor Sibaldi, “le parole hanno prima di tutto il potere di far esistere le cose”.

Dare un nome anche ai propri sentimenti è mettere in atto la potenza della parola. La poesia fa questo, ma qualche volte il poeta naviga alla ricerca della parola e si sente smarrito se non la trova. E, quando questa arriva, all’improvviso, è folgorazione, è svelamento.


Giacomo Balla “Manifesto per la mostra alla Galleria Angelelli in Roma”, 1915 -94 x 65 cm – Milano, collezione Calmarini

STO IN SILENZIO

Sto in silenzio
e ascolto il vuoto.
Annullo le trame del dolore
mi sottraggo all’indifferenza
mi invado di niente.

Sto in silenzio
e non ho spazio intorno.
Mi affranco dalla paura
senza ali disarmata
metto in clausura il cuore

Ma talvolta
il silenzio si incrina
si fessura prorompe arde
e la poesia si fa cammino
percorre ogni poro
si spezza si ricompone
diventa battito urgenza
trasgressione cura.
La poesia è il pane dei poveri
compagna di molte solitudini
umile imperiosa possente
urla la sua voce.

(da “Di questo mio vivere”)

A proposito della poesia, ho trovato questo suggerimento che mi sembra ne mostri il vero significato e soprattutto sia una chiave di ingresso alla parola. Penso soprattutto a chi non sa come rivolgersi alla poesia, a chi pretende che sia giusto comprendere in assoluto ciò che il poeta ha voluto esprimere. In un’intervista, Alessandro Lago dice: ”Credo che la poesia sia una soglia sulla porta di un piccolo segreto, che non va spiegato, ma mostrato. Ognuno deve sentire la libertà di poter vedere facendo proprio il senso, che non significa stravolgerlo a piacimento, ma piuttosto intraprendere un viaggio personale attraverso la suggestione proposta dal poeta. Si tratta di evocare, appunto.”

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