Von Trier alla Cineteca di Milano

Comunque lo si consideri, è uno degli autori più interessanti del cinema contemporaneo. Giusto quindi tributargli una rassegna-omaggio. Stiamo parlando di Lars Von Trier, il talentuoso regista danese cui la Cineteca Italiana di Milano dedica la retrospettiva dal titolo forse un po’ scontato di Genio e sregolatezza. Dal 2 al 6 dicembre presso il Mic – Museo Interattivo del Cinema di via Fulvio Testi 121. si comincia con The Kingdom (martedì 2, ore 15), serie televisiva a metà tra horror e commedia ambientato in un improbabile ospedale tra presenze metafisiche e una galleria di demenziali personaggi cui è affidata la cura dei pazienti. Lo stesso giorno alle 21 tocca a Dogville primo capitolo dell’ancora incompiuta trilogia sull’America realizzato in una dimensione teatrale, fortemente simbolica e stilizzata. Uno dei vertici del cinema di Von Trier come il “sequel” Manderlay (giovedì 4, ore 18). Lo stesso giorno (alle 15) si può (ri)vedere il dramma di Selma, operaia con la passione per la musica, la cui esistenza nasconde un terribile segreto destinato a sfociare nel dramma. È Dancer in the dark, palma d’oro a Cannes nel 2000, che riprende alcune tematiche di Le onde del destino (sabato 6, ore 16) interpretato da una strepitosa Emily Watson. Quest’ultimo film fu quello che nel 1996 impose il nome del regista all’attenzione mondiale. La rassegna comprende anche (venerdì 5, ore 18) una delle poche commedie del regista: Il grande capo, feroce satira dei rapporti sociali visti attraverso il microcosmo di un’improbabile azienda. Gli altri film riproposti rappresentano l’ultima, controversa stagione di Von Trier, con opere di ruvida intensità come Antichrist (venerdì 5, ore 15), un film forse non all’altezza dei precedenti come Melancholia (mercoledì 3, ore 21) e il recentissimo Nymphomaniac-vol I e II (giovedì 4, ore 21; venerdì 5, ore 21 e domenica 6, ore 19 e 21), in cui il regista esplora impietosamente la sfera dell’erotismo e della sessualità umana.

INFO

tel. 0287242114

www.cinetecamilano.it

Auro Bernardi: Nel 1969, quando ero al liceo, il film La Via Lattea di Luis Buñuel mi ha fatto capire cosa può essere il cinema nelle mani di un poeta. Da allora mi occupo della “decima musa”. Ho avuto la fortuna di frequentare maestri della critica come Adelio Ferrero e Guido Aristarco che non mi hanno insegnato solo a capire un film, ma molto altro. Ho scritto alcuni libri e non so quanti articoli su registi, autori, generi e film. E continuo a farlo perché, nonostante tutto, il cinema non è, come disse Louis Lumiére, “un'invenzione senza futuro”. Tra i miei interessei, come potrete leggere, ci sono anche i viaggi. Lo scrittore premio Nobel portoghese José Saramago ha scritto: “La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna ricominciare a viaggiare. Sempre”. Ovviamente sono d'accordo con lui e posso solo aggiungere che viaggiare non può mai essere fine a se stesso. Si viaggia per conoscere posti nuovi, incontrare altra gente, confrontarsi con altri modi di pensare, di affrontare la vita. Perciò il viaggio è, in primo luogo, un moto dell'anima e per questo è sempre fonte di ispirazione.
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