Da vedere in DVD: “Il ritratto del duca” di Roger Michell

Il ritratto del duca di Roger Michell racconta la vera e strana storia di Kempton Bunton, protagonista nel ’61 del clamoroso furto alla National Gallery di Londra del capolavoro di Francisco Goya. Perché lo fa? Per protestare contro il pagamento del canone per la tv pubblica da parte di pensionati

tit orig The Duke sceneggiatura Richard Bean, Clive Coleman cast Jim Broadbent (Kempton Bunton) Helen Mirren (Dorothy Bunton) Fionn Whitehead (Jackie Bunton) Matthew Goode (Geremy Hutchinson) Jack Bandeira (Kenny Bunton) Aimée Kelly (Irene) Charlotte Spencer (Pamela) Andrew Havil (Philip Hendy) genere commedia lingua orig inglese prod Gran Bretagna 2020 durata 105 min.

 

Alla sua ultima fatica prima della prematura scomparsa, Roger Michell (conosciuto principalmente per Notting Hill, 1999), ci racconta la strana storia (vera) di tale Kempton Bunton, strambo personaggio, protagonista nel 1961 del clamoroso furto alla National Gallery di Londra del Ritratto del duca di Wellington, capolavoro del pittore spagnolo Francisco Goya. Così almeno ci riferiscono le cronache dell’epoca e il relativo processo iniziato quando, dopo alcuni mesi dal furto, lo stesso Bunton restituì personalmente il dipinto al museo e venne arrestato. Motivo di tale manfrina? La personale campagna di equità sociale promossa dall’uomo nella natia Newcastle contro il pagamento del canone per la tv pubblica da parte di pensionati, reduci e non abbienti.

Una delle tante, stravaganti campagne messe in atto da questo donchisciotte in tweed finite tutte, o quasi, dietro le sbarre delle patrie galere e, di ritorno a casa, con infiniti battibecchi coniugali con la moglie Dorothy. Ed il punto è proprio questo: nella messa in scena della sua storia sembra che Michell, per il suo personaggio, più che al “vero” Bunton si sia liberamente ispirato a Mr Bean aggiungendovi un po’ di Wallace&Gromit (senza Gromit) e un po’ di Andy Capp con Florrie (Flo). D’altra parte Michell non è Kean Loach e le istanze sociali che spingono all’azione Mr Bunton rimangono un po’ in ombra. O meglio: sotto i riflettori vengono piuttosto mostrate le stranezze che tali istanze determinano nei comportamenti dell’uomo.

Compresi i dissidi familiari generati a loro volta dal malinteso senso del perbenismo piccolo borghese della moglie, una Helen Mirren tenuta a un po’ troppo a freno con il risultato di appannare l’indiscutibile talento della grande attrice. Così come alcuni personaggi minori, tipo il primogenito Kenny e la sua fidanzata Pamela, sono solo delle figurine Liebig molto convenzionali. Alla fine, tuttavia, si sorride, si parteggia, si passano un paio d’ore di divertimento “Very British” ed è questo che conta. Senza pretendere di più.

 

E allora perché vederlo?

Perché le storie vere sono sempre più interessanti della loro messa in scena.

 

DVD selezionati da Riccardo E. Zanzi, recensione di Auro Bernardi

 

Egidio Zanzi:
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