Da vedere al cinema: The Beekeeper di David Ayer

Photo Credit: Daniel Smith

Un componente de The Beekeeper, corpo d’elite militare sotto copertura inizia una campagna di vendetta dopo la morte di un’amica. Gli obiettivi? Truffatori senza scrupoli che ingannano gli anziani

Incuriositi dal riferimento ‘apistico’ del titolo abbiamo varcato la soglia del cinema in cui si proiettava The Beekeeper, la saga di questo apicultore molto particolare già nell’abbigliamento tecnico del mestiere: una sorta di tuta spazial-antiproiettile anziché l’usuale organza o cotonina traforata. Abbigliamento giustificato dallo sviluppo dell’azione perché il beekeeper del titolo è si un apicultore che vive nelle campagne del Massachusetts accudendo le sue arnie, ma i “beekeeper” cui appartiene sotto copertura sono un corpo d’elite militare che più d’elite non si può. Vere e proprie macchine da guerra a cui marines, contractor e mercenari vari messi insieme fanno un emerito baffo.

Inoltre non si capisce bene a chi questi apicultori debbano rendere conto, oltre che a se stessi, in quanto nessun apparato dello stato, dalla Cia all’Fbi, sa bene chi siano e a che scopo siano stati addestrati in maniera così intensiva. Per scegliere tra la legge e la giustizia, si sente dire alla fine. E lo sappiamo bene quale differenza ci sia tra i due termini! Capiamo meno come in una cosiddetta democrazia non bastino le leggi, ma ci voglia chi, singolo o gruppo, si arroghi il compito di farsi giustizia da sé perché le leggi latitano.

Photo Credit: Daniel Smith

Ma dobbiamo proprio perderci in simili fumisterie per un action-movie? Ci mancherebbe! Limitiamoci quindi a seguire il nostro “eroe” nelle sue imprese sempre più mirabolanti, sempre più iperboliche, sempre più fracassone seguendolo con trepidezza mentre passa illeso tra raffiche di dozzine di mitra spianati a mezzo metro di distanza o quando mette fuori uso a mani nude in una volta sola altrettante dozzine di energumeni armati, ciascuno dei quali entrerebbe a malapena in un guardaroba a quattro ante. Ma il motivo di tanto pandemonio? E qui c’è quasi un barlume di critica sociale perché a scatenare l’inferno del sig. Adamo Argilla (così il nome tradotto, con potente rimando biblico) è il suicidio della sua vicina e locataria, l’anziana afroamericana Eloise Parker, ossia l’unica persona che sia presa cura di lui, povero cocco abbandonato da tutti! Piccolo inciso: pare che i beekeeper abbiano un debole per l’onomastica bislacca visto che a un certo punto appare in scena la versione femminile di Adamo Argilla che si chiama Anice Padrona di casa (Anisette Landress). Ma torniamo a Mrs Parker. Perché la donna si è tolta la vita? Perché una banda di criminali in doppiopetto, smartphone e tastiera ha saccheggiato tutti i suoi risparmi e anche il fondo di un’associazione benefica che lei amministrava. In buona sostanza una classica truffa telematica a danno di anziani, trogloditi digitali, messa a segno da chi, tramite il nostro personal, conosce di noi vita, morte e miracoli. Ovvero gusti, preferenze, debolezze e ogni sorta di altro dato sensibile.

Il punto è che i “cattivoni” del pc sono una vera e propria setta ramificata in tutto lo stato ai cui vertici stanno i soliti insospettabili, straricchi e strapotenti. Spunto interessante. Pensiamo cosa ne sarebbe uscito se messo in mano a un Ken Loach, tanto per fare un nome caso. E invece a David Ayer interessano solo gli effettoni specialoni e l’immancabile catarsi finale. Che funzionano a dovere (gli uni e l’altra) perché il ritmo è serrato e il crescendo è rossiniano anche se dobbiamo stendere un pietoso velo sulle qualità attoriali dell’intero cast. A cominciare da Jason Statham, che scimmiotta Clint Eastwood senza avere un millesimo del suo carisma, toccare il fondo con Emmy Raver-Lampman, improbabile agente Fbi in sovrappeso, per finire con il mostro sacro Jeremy Irons per il quale vige l’aurea massima di questi casi: «Che s’ha da fa’ per campa’!».

Jeremy Irons – Photo Credit: Daniel Smith

E allora perché vedere The Beekeeper?

Per toccare con mano il grado di regressione infantile raggiunto dalla “fabbrica dei sogni” di Hollywood nel XXI secolo.

Dettagli del film The Beekeeper

tit. orig. idem scenegg. Kurt Wimmer cast Jason Statham (Adam Clay) Josh Hutcherson (Derek Danfort) Jeremy Irons (Wallace Westwild) Emmy Raver-Lampman (Verona Parker) Phylicia Rashad (Eloise Parker) Taylor James (Lazarus) genere azione lingua orig. inglese prod. Usa, GB 2024 durata 105 min.

 

Josh Hutcherson_Photo Credit: Daniel Smith
Auro Bernardi: Nel 1969, quando ero al liceo, il film La Via Lattea di Luis Buñuel mi ha fatto capire cosa può essere il cinema nelle mani di un poeta. Da allora mi occupo della “decima musa”. Ho avuto la fortuna di frequentare maestri della critica come Adelio Ferrero e Guido Aristarco che non mi hanno insegnato solo a capire un film, ma molto altro. Ho scritto alcuni libri e non so quanti articoli su registi, autori, generi e film. E continuo a farlo perché, nonostante tutto, il cinema non è, come disse Louis Lumiére, “un'invenzione senza futuro”. Tra i miei interessei, come potrete leggere, ci sono anche i viaggi. Lo scrittore premio Nobel portoghese José Saramago ha scritto: “La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna ricominciare a viaggiare. Sempre”. Ovviamente sono d'accordo con lui e posso solo aggiungere che viaggiare non può mai essere fine a se stesso. Si viaggia per conoscere posti nuovi, incontrare altra gente, confrontarsi con altri modi di pensare, di affrontare la vita. Perciò il viaggio è, in primo luogo, un moto dell'anima e per questo è sempre fonte di ispirazione.
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