Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, la coppia dello scandalo

Ingrid Bergman in un cinema di Los Angeles vede “Roma, città aperta” e poi “Paisà”. Decide di scrivere un lettera a Roberto Rossellini. Da qui inizia l’amore più scandaloso del cinema anni ’50

“Da un pezzo non mi sentivo a mio agio a Hollywood. Con questo non intendo che a me non piacesse Hollywood. Non sarei sincera.  E mi ha fatto guadagnare molto denaro. Di questo non posso che serbare gratitudine. Ma i soli discorsi che laggiù si sentivano continuamente riguardavano questo o quel produttore, o le tasse eccessive o il film che una certa persona stava girando. Era una cosa addirittura opprimente. Spesso, dopo aver terminato di lavorare e aver accudito un po’ la casa, sentivo il bisogno di andare a teatro o di ascoltare dei concerti, e correvo a New York. É una città che amo tanto. É piena di vivacità.  Il disagio che avvertivo a Hollywood aumentava di giorno in giorno. Ero stanca di fare sempre film dello stesso genere. Volevo vivere in un film con persone autentiche, in un mondo reale. Ma è Hollywood dicevano, quando una donna occupata in casa lavare i piatti, non va al cinema per vederne qualcun’altra compiere la stessa operazione. Io pensavo che ciò forse non era del tutto sbagliato.

Quando vidi Paisà, Roma, città aperta pensai: ‘Tanta forza drammatica in un film può per una sola volta essere il risultato d un caso fortunato, ma non può esserlo due volte. Io ‘devo’ fare un film con quest’uomo’. Mi misi a tavolino e gli scrissi che, se avesse avuto una parte da affidare ad un’attrice che non sapeva dire nulla in italiano all’infuori delle parole: ’Ti amo’, sarei stata felice di lavorare con lui… nel 1949, Roberto Rossellini entrò nella mia vita. Era un essere vivo e aperto. Con lui, per la prima volta, non mi sentivo più né timida, né impacciata, né sola. Tutti sanno ciò che accadde in seguito”. Ingrid Bergman

Con questa lettera nasce una delle più belle e controverse storie d’amore “cinematografiche”, quella tra la diva Ingrid Bergman con uno dei padri del neorealismo italiano Roberto Rossellini.

Anastasia, 1956 al fianco di Yul Brynner per la regia di Anatole Litwak, con cui Bergman vincerà il secondo Oscar

Ingrid Bergman, da Hollywood a Roma

Nata a Stoccolma, Svezia, il 29 agosto 1915, Ingrid Bergman fino da bambina ama recitare in spettacoli scolastici. Poi studia al Teatro Reale Drammatico di Stoccolma e dal 1935 al 1938 è già attrice in dodici film tra i quali il più celebre è Intermezzo. La pellicola è notata ad Hollywood e Ingrid Bergman scritturata grazie alla sua eccezionale fotogenia che non è sfuggita ai produttori statunitensi. Nel 1939 gira la versione americana di Intermezzo, mentre nel frattempo si è sposata in patria con Petter Lindström, da cui avrà l’anno successivo una figlia di nome Pia Friedal. Il successo internazionale arriva negli anni quaranta con Casablanca (1942), Per chi suona la campana (1943), Le campane di Santa Maria (1945) e con tre film di Alfred Hitchcock, Angoscia (1944), Io ti salverò (1945), Notorius- L’amante perduta (1946) e Il peccato di Lady Considine (1949). Bergman con Angoscia riceve con il suo primo premio Oscar come miglior attrice.

“Spalle larghe, braccia lunghe – scrive Ugo Casiraghi su l’Unità del 13 aprile 1980 -, statura da gigantessa specie in raffronto a certi bassotti, come Claude Rains, il ‘cattivo’ di Notorius che, in sua presenza doveva essere sopraelevato con una pedana o con un falso pavimento”. Lo testimonia giocosamente il regista Hitchcock, conversando con Truffaut.

Viaggio in Italia, 1954

Durante le riprese di Per chi suona la campana, la Bergman si invaghisce del suo partner Gary Cooper. “È così enorme, mi sovrasta… e quell’espressione negli occhi e nel viso… così delicata e così giocata un tono sotto. L’attore più minimizzante e più naturale con cui abbia mai lavorato”. Se ne innamorò dolorosamente, erano entrambi sposati. Disse al produttore Selznick: “Con lui sono così felice, nelle scene più tragiche i miei occhi danzano di gioia” (Guido Gerosa –La donna che venne dal freddo Film- Tv gennaio 1997).

La Bergman, come sappiamo, non si sentiva però a suo agio nello star system di Hollywood, le regole del divismo che costringevano gli attori sotto contratto a rispettare anche nella vita privata alcune norme di comportamento. “Si ho baciato Humphrey Bogart – ricordava – ma non so chi sia”, intendendo dire che non lo conosceva come persona umana.

Quando è ormai una delle attrici più amate in America, Bergman nel 1948 in un cinema di Los Angeles vede il film Roma, città aperta e ne è fortemente turbata. Successivamente mentre è in tournée a Broadway, in un cinema newyorkese può assistere alla proiezione di Paisà. Decide così di scrivere la famosa lettera a Roberto Rossellini.

Bergman e Rossellini, inizia l’amore “scandaloso”

Il regista italiano, separato dalla moglie Marcella De Marchis sposata nel 1936 e da cui è separato dal 1942 (lui poi morirà tra le sue braccia il 3 giugno 1977 per un infarto), è in quel momento il compagno di Anna Magnani. Quando riceve la lettera è molto lusingato e anche emozionato, tanto che confesserà a un suo amico: “Non passeranno due settimane che sarò andato a letto con Ingrid Bergman”. Quando i due si incontrano, scatta subito l’inevitabile  scintilla della passione. Roberto le offre di girare il suo nuovo film Stromboli (Terra di Dio). Lei accetta con piacere, ma la stampa del gossip è già sul piede di guerra soprattutto quando si viene a sapere che Ingrid è incinta di Rossellini (il 2 febbraio 1950 nasce Roberto jr.).

La scandalo è enorme e la “peccatrice”, l’adultera che aveva interpretato Giovanna d’Arco e la suora di Le campane di Santa Maria, deve essere ‘punita’. Nel frattempo anche Anna Magnani, che non aveva preso molto bene la fine della sua storia con Rossellini, accetta di girare per vendetta contemporaneamente sempre a Stromboli la pellicola diretta da William Dieterle intitolata Vulcano. Il bel libro “La guerra dei vulcani”, scritto da Alberto Anile e Gabriella Giannice (Le Mani editore), ricostruisce questa incredibile vicenda fatta di tradimenti, dolori e colpi di scena.

Per chi suona la campana, 1943

Bergman e Rossellini, tra debiti e tradimenti la fine di un amore

Nel 1950 la coppia dello scandalo si sposa in Messico per procura poiché come è noto in Italia non esiste il divorzio. La stampa internazionale continua ad accusare la Bergman di turpitudine morale e lei a quel punto, per via del noto puritanesimo ipocrita americano, rischia di non poter più lavorare. “Era una cosa terribile – affermerà Ingrid diversi anni più tardi – perché recitare era la mia vita, e pagai un prezzo tremendo in termini di felicità quando Petter mi proibì di vedere Pia se non fossi andata in California, cosa che Roberto non mi avrebbe permesso”.

Nel giugno del 1952 nascono anche le gemelle Isotta e Isabella e la coppia di adulteri realizza insieme cinque film: Europa ’51 (1952), l’episodio Ingrid Bergman di Siamo donne (1953), Viaggio in Italia (1954), La paura (1954) e Giovanna d’Arco al rogo (1954). La vita dei coniugi Rossellini non è però molto felice. “Non c’erano soldi – scrive su La Repubblica 10 giugno 2007 Natalia Aspesi nell’articolo ‘La bellissima che all’amore preferì il set’ – e sarà Isabella a raccontare come ogni tanto i mobili venissero venduti per pagare i debiti di papà”. Confessava Ingrid: “Ero pronta a essere povera, a cucinare e a fare le pulizie di casa, ma detestavo i debiti”.

L’attrice allora disubbidisce a suo marito accettando di tornare al cinema diretta da altri registi. Nel ’55 interpreta Eliana e gli uomini di Jean Renoir e del 1956 è il suo ritorno Hollywood al fianco di Yul Brynner in Anastasia, per la regia di Anatole Litwak, con cui vincerà il secondo Oscar della sua carriera. A quel punto però il suo legame sentimentale e artistico con Rossellini è di fatto finito. Il regista, tornato da un viaggio in India dove ha girato India-Matri Bhumi, un’opera composta da quattro episodi, è con un’altra donna, Sonali Das Gupta, già incinta. Roberto e Ingrid, la coppia dello scandalo è arrivata al capolinea.

Bergman sposerà poi il produttore svedese Lars Schmidt (durata dell’unione dodici anni) mentre il regista italiano, dopo aver lasciato anche la compagna indiana, si legherà alla giovane Silvia D’Amico. La Bergman continuerà la sua prestigiosa carriera con altri film, tra i quali, Indiscreto (1958), Le piace Brahms (1961), Fiore di cactus (1969), Passeggiata sotto la pioggia di primavera (1970) e nel 1975 Assassinio sull’Orient Express, che le fa vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

Nel 1978, dopo aver subito un intervento chirurgico al seno, è diretta ancora dal mitico connazionale, il grande Ingmar Bergman in Sinfonia d’autunno, dove è ancora strepitosa. Del 1981 è la sua ultima fatica cinematografica, Una donna di nome Golda, biografia della prima ministra israeliana Golda Meir. La diva, malata da molti anni muore a Londra dove si era ritirata, il 29 agosto 1982, giorno del suo compleanno. Con lei scompare una delle grandi star della storia del cinema moderno.

Quando nel 1980 viene a Milano per presentare la sua autobiografia “Ingrid Bergman. La mia storia” scritta in collaborazione con Alan Burgess, intervistata da Maurizio Porro del Corriere della sera alla domanda “Quando baciò appassionatamente Cary Grant in Notorius a cosa pensava? Risposta piena di humour: “A non inciampare nei fili che c’erano per terra”.

Ingrid Bergman e Roberto Rossellini con i figli Robertino, Isabella, Isotta e Renzo (figlio della prima moglie del regista)
Pierfranco Bianchetti:
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