L’amore e l’arte contemporanea si incontrano

“L’età non ti protegge dall’amore, ma l’amore, fino a un certo punto, ti protegge dall’età“. È una frase attribuita a Jeanne Moreau, la grande attrice francese che è stata interprete di tanti film sul tema dell’amore, ed oggi ha più di ottant’anni.

“È impossibile restare del tutto senza amore, anche se è fatto solo di parole è pur sempre amore da vivere. La cosa peggiore è non amare, credo che sia impossibile”. La citazione è tratta dal libro “La vita materiale” della scrittrice francese Marguerite Duras, autrice del celebre libro “L’amante” (edito da Feltrinelli nel 1985) vincitore del premio Goncourt nel 1984 da cui è stato tratto un film indimenticabile del regista Jean -Jacque Annaud. Nel romanzo, e poi nel film, si narrano le vicende, in gran parte autobiografiche, di Marguerite Duras adolescente che tra i quindici e diciassette anni visse con la madre e i fratelli nell’Indocina francese, in un piccolo centro vicino al fiume Mekong e si innamorò del figlio trentenne di un ricco possidente cinese. Un amore proibito, non solo per la giovane età della ragazza, ma anche per le convenzioni sociali di allora che non ammettevano le differenze sociali e di razza. Una curiosità: nella versione originale del film si sente la voce di Jeanne Moreau che legge stralci del romanzo della Duras che aveva conosciuto bene e ammirato come scrittrice. Dell’appassionante storia del romanzo “L’amante”, un classico dell’innamoramento che resiste da più generazioni, è stato pubblicato recentemente anche l’audiolibro, letto da Licia Maglietta.

Marguerite Duras è stata anche sceneggiatrice del film Hiroshima mon amour” e autrice di tanti altri romanzi molto intensi, sui rapporti d’amore a tutte le età. La Duras scrittrice, a volte anche regista dei suoi romanzi, ha affrontato il tema dell’amore oltre i sessant’anni contro ogni conformismo sociale in alcuni libri autobiografici e nella vita privata ha coltivato un legame profondo con un poeta bretone molto più giovane di lei, Yann Andrea Steiner. Un legame straordinario che è durato sedici anni, fino alla morte della scrittrice nel 1996. Molti aspetti di questa tenera e appassionata relazione sono raccontati nel libro autobiografico della Duras dedicato al giovane poeta e scrittore “Yann Andrea Steiner”. In una lettera appassionata che Marguerite gli scrisse il 23 dicembre 1980 e che termina con le parole “Je t’aime”, ella afferma che vivere con Yann era difficile, ma non impossibile. Durante i sedici anni della loro storia egli ricoprì vari ruoli in un legame straordinario: amante, compagno, chauffeur – passavano le vacanze assieme in Bretagna – confidente e persino attore in alcuni suoi film. Era il suo primo appassionato lettore, il suo agente letterario.  Inoltre scriveva a macchina per lei, sotto dettatura, i testi dei suoi romanzi. Ciò accadde fino all’ ultimo libro della scrittrice, quello dell’addio, intitolato  “C’est tout”, edito nel 1995.

E le parole di Yann sono il segno di un grande rapporto di stima e di un amore insostituibile: “Sì, sono qui per prendere in consegna le parole che dici, per lasciarti scrivere mentre io resto in silenzio, mentre non capisco, mentre tu inventi la storia vera del mondo. Sono qui per questo, per evitare che finisca, per far sì che le parole siano scritte sulla pagina. Che i libri siano fatti e offerti a tutti, a tutti i lettori che non sanno ancora che questo libro li aspetta. Sono qui per tenerti in vita, per amare te e le parole e le storie”. La relazione fra i due personaggi sembra andare oltre i limiti sentimentali e continua a essere bellissima ed esemplare.

Jeanne Moreau sul set con Marguerite Duras

“Amore, amor, di nostra vita ultimo inganno” è un celebre verso tratto dai “Canti” del grande Giacomo Leopardi. Le parole del poeta sottolineano l’aspetto doloroso dell’amore, ma ne mettono in evidenza anche la forza intramontabile. E in effetti Leopardi ha scritto in un altro punto: “Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino”. La forza dell’amore era evidente anche per i personaggi di altre generazioni e altre culture, ad esempio in una canzone dei Beatles più volte ri-editata e intitolata appunto “Love”. Le parole della canzone dicono e ripetono: “All you need is love”: tutto ciò di cui hai bisogno è amore. L’amore è tutto ciò di cui hai bisogno. “L’amore è la più saggia delle follie, un’amarezza capace di soffocare, una dolcezza capace di guarire” è una celebre conclusione di William Shakespeare.

Questi ed altri riferimenti e citazioni mi sono venuti in mente quando sono andata a vedere a Milano al Palazzo della Permanente la mostra “Love. L’arte contemporanea incontra l’amore”, curata dal critico d’arte Danilo Eccher. La parola LOVE ti accoglie nella prima sala in grandi lettere colorate in un’opera dell’artista americano Robert Indiana, una scultura in alluminio policromo degli anni Sessanta, già molto nota.

E poi seguono tante rappresentazioni realistiche e simboliche di questo appassionante tema. Un altro LOVE dell’artista Pop statunitense Robert Castle, nato nell’Indiana nel 1928, è una immagine che perdura nel tempo e che può essere considerata un’icona dell’amore.

E poi le grandi labbra sensuali con una sigaretta in bocca, di un altro artista americano, Tom Wesselman, un’opera del 1971 già esposta alla Biennale di Venezia e in diverse mostre. Il linguaggio è diretto e allusivo e appartiene alla cultura pop. Più recenti le scritte al neon dell’artista inglese Tracey Emin che raccontano le gelosie e i tradimenti dell’amore, forse sentimenti che ha vissuto. Una intramontabile Marilyn Monroe, ripetuta in molti colori, è il soggetto di un’opera di Andy Warhol degli anni Sessanta, ed è un intramontabile ed eterno simbolo di seduzione.

Una scultura bianca di due che si abbracciano e si baciano intitolata “Kiss” è un’opera recente dell’inglese Marc Quinn. La donna è molto più piccola dell’uomo, ma sembra essere lei la protagonista che l’accoglie con braccia forti. L’eterno bacio, “The eternal Kiss” di Francesco Vezzoli è una scultura marmorea di sapore classico che rievoca due personaggi della tarda romanità. Il pittore per attualizzare il tema ha tinto di rosso le labbra di lei e segnato con una lacrima la guancia di lui. Forse una sensibilità contemporanea che accentua alcuni disagi maschili?

Il visitatore può anche partecipare con alcuni pareri sull’amore, scrivendo  delle frasi con apposite matite colorate su foglietti che vengono poi attaccati su una tela con il titolo “And what do you love?”, o su un  muro che dichiara apertamente: “All I need is love”.

Ma su questo tema inesauribile ci sono ancora nella mostra altre opere che suggeriscono tante riflessioni e citazioni. Vanessa Brecoft, una nota artista italiana che vive e lavora a Los Angeles rappresenta in una grande tela una bella e dolce ragazza dai lunghi capelli castani con due bambini di colore in braccio che succhiano dal suo seno. Una maternità amorevole, che va oltre i dati biologici e un’ipotesi che riguarda il futuro. Una grande cuore, composto da tanti piccoli oggetti di plastica rossi, caratterizza la grande scultura intitolata “Cuore indipendente rosso” della giovane artista portoghese Joana Vasconcelos. E poi sugli schermi, sparsi nelle sale, si possono vedere tanti baci e abbracci, rappresentati nelle sequenze di vecchi filmati.

Tra i libri che raccontano storie d’amore, e sono tanti e di tutti i gusti, ricordo il classico “Anna Karenina” di Tolstoj. Da citare il romanzo dello scrittore spagnolo Xavier Marias intitolato “Innamoramenti”, che racconta la storia di una coppia perfetta e la sua evoluzione in una sorta di noir, e poi “Il grande Gatsby ” di  Francis Scott  Fritzgerald, un romanzo romantico e imprevedibile, e l’insondabile “Due” di  Irene Némirosky. E, più vicino a noi, di Massimo Gramellini “Cuori allo specchio”  e di Maria Venturi “Mia per sempre”, la storia di un amore che nasce nel passato.
“L’amor che move il sole e le altre stelle ” è il verso che chiude la Divina Commedia di Dante ed è il mio congedo con gli auguri di buone vacanze e buone letture.

La mostra “Love. L’arte contemporanea incontra l’amore” al Palazzo della Permanente di Milano è aperta fino al 27 luglio.

Laura Bolgeri:
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