I dischi del mese: febbraio ’15- 1

de Cire et d’Or

Jean-Louis Florentz, L’oeuvre pour orgue – Thomas Monnet: organo – Hortus (86’20)

Non potrò mail lodare abbastanza gli editori che, come Hortus (peccato che non ce ne siano tanti altri …), ci fanno scoprire compositori ed opere che, pur non avendo gli onori della grande popolarità e difficilmente presenti nei programmi dei concerti, meritano di esser conosciuti – ed in questi casi il disco è un prezioso tramite di diffusione per musiche che inoltre ci guadagnano ad esser ascoltate nell’intimità di un ascolto solitario.

È il caso delle opere di Jean-Louis Florentz, compositore visionario ma anche naturalista, arabista, etnomusicologo. Autodidatta – al Conservatorio di Parigi frequentò all’inizio degli anni ’70, come uditore libero, i corsi d’armonia di Olivier Messiaen – prese ben presto le distanze dal piccolo mondo della creazione musicale, marcato a quell’epoca da un inesorabile serialismo. «In quegli anni la musica contemporanea era al suo peggio; quel che contava sopratutto era mostrare di aver trovato l’ultimo trucchetto per far evolvere la storia della musica. Era un universo per me malsano». Ed allora Florentz partì per l’Africa che lo ispirava con le sue poliritmie incantatrici, con le sonorità sudanesi e le melopee keniane o etiopiche.

Affascinato dalle possibilità dell’organo e dalle sue molteplici possibilità d’invenzione sonora e acustica, Florentz ha dedicato a questo strumento la parte più singolare e impegnata della sua opera. Il cd – dal titolo metaforico «di Cera e d’Oro» – ne raccoglie l’integrale in quattro composizioni: Le laudi o Kidân za-nageh: l’ufficio del mattino nell’ortodossia copta d’Etiopia, che ha peraltro ispirato anche Debout sur le Soleil (In piedi sul Sole, come l’angelo dell’Apocalisse); ed ancora L’Enfant noir (Il bambino nero, racconto sinfonico incompiuto) ed il poema sinfonico La croce del Sud. L’interprete appassionato, che suscita tutto il potere evocatore dei simboli di questa musica nelle lussureggianti sonorità dell’organo di Roquevaire, è Thomas Monnet.

Florentz era anche un grande appassionato di fotografia, ed ha riportato dai suoi viaggi migliaia di immagini, per la maggior parte documenti scientifici (piante, insetti, uccelli …), ma anche testimonianze degli «choc emozionali» attraversati, come le due foto che illustrano la copertina del libretto e la custodia del cd: la «Savana del Mara est» ed il «Temporale sul lago Baringo» (Kenia).

Qui potrete  ascoltare gli estratti del cd e vedere l’immagine del temporale.


 

Scriabin

Complete Mazurkas – François Chaplin: pianoforte – Evidence (79’44)

La leggenda racconta che il giovane Alexander Scriabin, allievo del Conservatorio di Mosca, aveva l’abitudine di dormire tenendo sotto il cuscino qualche partitura di Frederic Chopin, il suo compositore favorito. Ed il sistema funzionò: già a sedici anni Scriabin componeva le 10 Mazurke dell’opus 3, evidentemente ispirate al loro modello chopiniano ma ricche di un’invenzione e di uno charme melodico che denotano già il genio che non ha alcun bisogno di copiare. Trascurate dai programmi dei concerti, queste miniature – che furono seguite dieci anni dopo dalle 9 Mazurke dell’opus 25, e più tardi ancora dalle due dell’op.40 – rappresentano meravigliosamente le tappe di un’evoluzione verso la dodecafonia che il grande compositore e pianista virtuoso raggiunse all’inizio del XX secolo, in una forma a lui propria di «mistico accordo».

Interprete appassionato di questa musica raffinata e complessa, François Chaplin ne mette in evidenza i ritmi tortuosi e delicati e le ricche ed audaci armonie delle ultime due dell’op.40, le più «colorate», con una sorprendente varietà di timbri e di piani sonori. Completano il cd due Studi dell’opus 8.

ascoltate lo Scriabin di François Chaplin.


 

Georges Antoine

Quatuor et Sonate – Oxalys – Musique en Wallonie (51’25)

Come comporre nella tormenta ? Che musica scrivere sulla via dell’esilio ? La Collection 14 – 18 della casa editrice Musique en Wallonie – complementare di «Les Musiciens et la Grande Guerre» di Hortus, ma non superflua – propone un ritratto musicale di quegli anni registrando le musiche, colte o popolari, che affiorarono in momento nel quale tutto, al di là del sopravvivere, sembrava vano, ma che, per il tempo di una serata, di un concerto, offrirono un momento di conforto a civili ed soldati. Numerosi furono i musicisti, compositori o strumentisti, non di rado solisti virtuosi, giovani ma anche confermati, che partirono per la trincea con il loro strumento o se ne procurarono o costruirono uno, talvolta miracolosamente, come il celebre solista Maurice Maréchal ed il suo violoncello fatto utilizzando il legno delle cassette di munizioni.

Il primo volume della collezione 14 – 18 è dedicato alla musica da camera di Georges Antoine. Il giovane promettente compositore nato a Liegi, partito volontario al fronte nell’agosto del 1914, fu riformato un anno dopo per le sue condizioni di salute, ma continuò nel suo impegno patriottico organizzando concerti per i militari feriti. Nel settembre 1918, pur sempre malato, tornò volontario al fronte e morì a Bruges due mesi dopo. Aveva ventisei anni.

Il Quartetto op.6 per archi e pianoforte e la Sonata op.3 per violino e pianoforte sono le opere registrate. Scritte in quegli anni sono impregnate dall’entusiasmo degli ideali del giovane compositore, venati dall’inquietudine per il futuro e dall’angoscia della realtà. «La musica e la poesia di questa guerra son tutte da creare. Saranno i giovani, gli ingenui, non ancora intaccati dal «mestiere» che ci riusciranno. Sopratutto bisogna dire addio ad ogni letteratura e parlare soltanto con il proprio cuore», sono le parole che Georges Antoine scrisse in quegli anni.

Oxalys è un ensemble belga «a geometria variabile» attorno ad un quartetto d’archi; la loro interpretazione della musica di George Antoine è impegnata e sensibile, convinta non soltanto dei valori musicali delle composizioni ma dall’idea che esse ci trasmettono e che risuona di tutti i significati di un’epoca che si accendeva di valori come «Patria», «vittoria», «nemico».

ascoltate la musica di George Antoine

Ferruccio Nuzzo: Dopo una lunga e distratta carriera di critico musicale (Paese Sera, Il Mondo), si è dedicato alla street photo, con una specializzazione ecclesiastica. Vive in campagna, nel sud-ovest della Francia, ove fiere e mercati hanno sostituito cattedrali e processioni. Continua, tuttavia, a mantenere contatti con il mondo della musica, soprattuto attraverso i dischi, e di queste sue esperienze rende conto nella rubrica "La mia Musica. Suggerimenti d'ascolto".
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