I dischi del mese: gennaio ’14 – 2

Frédéric Chopin

Ballades – Hélène Tysman: pianoforte – OHEMS (41’44 + 41’55)

È questa la seconda registrazione che Hélène Tysman dedica a Chopin, ed è ancora una volta uno Chopin nella cui musica – equivocamente conosciuta (che si crede di conoscere, per le tante volte che la si è ascoltata) – si possono ancora scoprire significati ed aperture sorprendenti. Forse anche per la strutturazione del programma di questi 2 cd: le 4 Ballate non sono eseguite una di seguito all’altra, ma si alternano alle 4 Mazurche, alla Barcarola op.60, a un Notturno ed alla Polonaise-Fantasia op.61, e l’accostamento di atmosfere, stati d’animo e orizzonti così diversi è rivelatore di profondità e prospettive inattese, come l’ispirazione letteraria di almeno 3 delle 4 Ballate, ispirate dalle liriche del poeta Adam Mickiewicz.

Ma è soprattuto il canto di Hélène Tysman sulla tastiera, l’artefice di questa rivelazione. Come il volo di una grande uccello marino, sostenuto dalle misteriose, invisibili correnti di cui la pianista intuisce ogni segreto, lasciandosi portare in un disegno affascinante soprattutto perché ne traspariscono, al di là dell’evidente eleganza, le nascoste architetture. Poi, improvvisamente, a questa forza invisibile e ignota, si aggiunge il colpo d’ala decisivo, l’impulso unico e inconfondibile che ci rivela uno Chopin che sa essere silenzioso oltre che appassionato, in un approccio attento più che ciecamente coinvolto, senza nessuna di quelle sbrodolature che rendono troppo sovente Chopin insopportabile.

ps : chissà perché Hélène Tysman, che sa essere leggera senza essere superficiale, si è raffigurata sulla copertina del suo disco mentre marcia in equilibrio, braccia aperte, sulla  stretta rotaia di un tramway, tra il rosso dei fanalini di stop delle autovetture sulla sinistra ed il giallo delle foglie dei carpini ( ? ) sulla destra. Un’idea geniale del fotografo in panne d’ispirazione? Il fatto è che nulla, nell’interpretazione serena e matura evoca o fa pensare a una disagevole progressione sul rigido tracciato di un percosso obbligato.

ascoltate lo Chopin di Hélène Tysman

Octuorissimo

Osvaldo Golijov, Dmitri Shostakovich, Astor Piazzolla, Marc Mellits: Quartetti e Ottetti – Quatuor Debussy, Quatuor Arranoa – 1001 Notes (57’10)

La collezione 1001 Notes, sostenuta da Mécenat Musical, ha l’interessante e lodevole programma di offrire un’occasione di manifestarsi ai giovani musicisti ed al tempo stesso di mettere in evidenza i loro talenti attraverso le registrazioni discografiche. Due sono le formule : il progetto «Maître & Elève» (Maestro e Allievo) per gli artisti ancora in formazione e «Envol» (Involo) per i giovani debuttanti all’inizio della loro carriera.

Quinta pubblicazione per «Maître & Elève», Octuorissimo riunisce i quattro virtuosi del Quartetto Debussy – uno dei più interessanti complessi francesi di musica da camera – alle quattro ragazze  del Quartetto Arranoa, creato nel 2009 e già laureato di alcuni premi ed ospite di molti festivals (sua principale intenzione è la democratizzazione della musica, per cui le sue esibizioni, oltre che nella sale da concerto e nei teatri, si svolgono nelle scuole, gallerie d’arte e centri culturali, e – spesso – in luoghi più accessibili e popolari come i caffè).

Un viaggio musicale pieno di vitalità e di sorprendenti, variati orizzonti è, appunto, il programma di questo cd, dalla Mosca di Shostakovich – con Due pezzi per quartetto d’archi (suonati dal Debussy) ed i Due pezzi per ottetto d’archi op. 11 – due piccoli capolavori di Shostakovich studente che raramente è dato d’ascoltare – alla New York  dell’Ottetto di Marc Mellitis, composizione che nella sua ritmica accesa e ossessiva evoca Steve Reich e Philip Glass (ma le sonorité della musica rock e della pop, e la loro prodigiosa energia, non sono lontane …).

Meno interessante il passaggio da Buenos Aires con la musica di Piazzolla : in questo autore – di solito così spontaneo, sintetico ed efficace sulle colorate scene del tango – c’è qualcosa di superfluo quando affronta la musica da camera, un mondo che pertanto ben conobbe grazie ai suoi studi a Parigi con Nadia Boulanger, la grande sacerdotessa del quartetto che negli anni del dopoguerra formò  tanti compositori venuti dagli Stati Uniti, da Quincy Jones ad Aaron Copland e Leonard Bernstein sino a lo stesso Philip Glass.

L’energia inesauribile e lo splendido suono che emergono dall’agile fusione di questi due ensembles sono straordinari: il maturo e sperimentato Debussy e l’entusiasmo delle quattro ragazze dell’Arranoa si fondono e si integrano perfettamente e con grande spontaneità, alternando uragani e arcobaleni. Un cd entusiasmante !

ascoltate Octuorissimo


 

Ferruccio Nuzzo: Dopo una lunga e distratta carriera di critico musicale (Paese Sera, Il Mondo), si è dedicato alla street photo, con una specializzazione ecclesiastica. Vive in campagna, nel sud-ovest della Francia, ove fiere e mercati hanno sostituito cattedrali e processioni. Continua, tuttavia, a mantenere contatti con il mondo della musica, soprattuto attraverso i dischi, e di queste sue esperienze rende conto nella rubrica "La mia Musica. Suggerimenti d'ascolto".
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